la retrocessione ha colpito nel profondo Mister Segafredo, scosso dalla sconfitta con il Catania e dalla caduta in serie B. Domenica non c’era al Dall’Ara, ma in terrazza Bernardini s’è rivisto Stefano Trombetti, scudiero di casa Segafredo. A lui si sono avvicinati in tanti, anche alcuni soci. Una litania con un unico obiettivo: convincere Zanetti a (ri)prendere il timone del Bologna. «Chissà, vedremo, valuteremo», è stata la risposta. Il re del caffè però finito il match era amareggiato, come tifoso e socio.
Dottor Zanetti, lei ha sempre detto di esserci per il club. Questa è la volta buona?
«Non lascerò il Bologna da solo, questo glielo posso assicurare. Certo sono rimasto piuttosto scosso dalla retrocessione del mio Bologna».
Il sindaco l’ha chiamata in causa direttamente dicendo: «Un rafforzamento della compagine societaria è necessario. A Bologna ci siano tante aziende orientate all’export, vanno convogliate anche su Bologna». Visto che la sua Segafredo (con sede a Pianoro e Treviso) è un colosso mondiale, quella di Merola è una chiamata diretta, non crede?
«Ho sentito cosa ha detto il sindaco e l’appello che ha voluto fare. Mi ha colpito certo e come le ho detto e le ribadisco non lascerò il Bologna da solo, ma in verità non l’ho mai fatto».
Quindi quali sono i prossimi passi?
«Vediamo cosa vuole fare l’attuale proprietà. Io posso dare la disponibilità ma non è che posso fare come mi pare. Se entro in casa sua non posso dirle da oggi qui comando io. Bisognerà vedere cosa è compatibile con l’attuale compagine societaria, insomma quali sono le loro intenzioni per il futuro».
Ma lei tornerebbe in una compagine così?
«Sono dentro al club da sempre, non me ne sono mai andato. Nel Bologna ci sono da quando c’era Corioni, sempre mi sono impegnato. Però ultimamente ogni cosa che dicevo qualcosa veniva presa come uno sgarbo personale. Ho parlato due-tre volte negli ultimi anni e tutte le volte sembrava che succedesse chissà che. Non ho mai voluto dare fastidio, mi sono fatto da parte per il bene di tutti».
Oggi come sta?
«Sto disperato e amareggiato. Io lo sono il doppio come tifoso e come socio, perché al Bologna voglio bene. Sono dentro al club da sempre, non me ne sono mai andato. Però, seppur da lontano, non ho mai smesso di interessarmi. Dicevo delle cose senza intromettermi e vedevo i passi che compievano, soprattutto negli ultimi tempi. Alla fine purtroppo sono andati a sbattere. Ma adesso non conta più nulla».
Già adesso conta il futuro e cominciare a ricostruire. Lei ci sarà?
«Vedremo come muoverci nei prossimi giorni, i passi da fare glieli ho detti, dipende anche da questa società. Valuteremo insieme».
Il lungo viaggio per la ricostruzione comincia oggi, Zanetti il primo passo l’ha fatto
(Corriere di Bologna)
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