Renato Dall'Ara... Il "Presidentissimo"
Chi era Dall'Ara? Dall'Ara non era, "è", perchè alcune persone vivendo fanno la storia e saranno per sempre, non sono semplicemente state. Renato Dall'ara è un signore che di Bologna e per il Bologna ha vissuto, Renato Dall'Ara è un signore che di Bologna e per il Bologna è morto.
Nasce a Reggio Emilia il 10 Ottobre 1892 imprenditore di umili origini, nel dopoguerra si trasferisce a Bologna (parliamo del primo dopoguerra, quello della prima guerra mondiale nella quale aveva combattuto con il grado di Maresciallo di cavalleria). Nel capoluogo Felsineo avvia una ditta di maglieria che lo rende facoltoso, miliardario. A consacrare il suo successo finanziario, rendendo celebre il suo maglificio è una giacca di maglia, lanciata sul mercato con il marchio "Norge" (ispirata alla giacca del Generale Umberto Nobile, che Dall'Ara aveva visto in foto). Perfetto stereotipo dell’uomo che si è fatto da se, Renato Dall’Ara rimarrà amatissimo dai Bolognesi. Famoso per la sua semplicità e per le sue gaffes derivanti da quello che sarà un perenne “conflitto” con la lingua italiana. Si definiva “piccolo industriale di provincia con l'hobby del calcio” Sposato con la signora Nella. Niente figli, solo il Bologna... il Bologna era la sua famiglia, i giocatori i suoi ragazzi, “i suoi ragazzuoli”.
Dall'Ara assieme a Paolo Mazza e a Raimondo Lanza di Trabia, è considerato l'inventore della sede fissa del calciomercato (a Milano a partire dagli anni 50).
Aveva una visione tutta sua del mercato «Il migliore modo di acquistare è quello di non vendere». A causa di questa “filosofia” fu tacciato di avarizia. Non era avaro, era parsimonioso e nel tempo abbiamo forse imparato a rivalutare questo suo concetto, vedendo altri presidenti scialacquare il nostro seppur misero patrimonio di cartellini.
I RossoBlu in quegli anni, gli anni nei quali Dall’Ara approda a Bologna, gli anni nei quali consacra la propria figura di imprenditore capace, vince due scudetti i suoi primi (sarebbero 3 a voler essere pignoli ma quello del 1927 fu revocato e mai assegnato), e inaugura il primo campionato a girone unico da campione (1929-30). Sono anni d'oro per il Bologna anche a livello internazionale che conquista la "Coppa Europa Centrale". Ai suoi vertici c'è Leandro Arpinati (Podestà di Bologna e braccio destro di Mussolini, praticamente il numero 2 del fascismo Italiano).
Leandro Arpinati nell'aprile del 1933 a seguito di un dissidio con Achille Starace (segretario del partito Fascista) oltre che con Mussolini stesso, cade in disgrazia. Nel 1934 viene poi arrestato e messo al confino. Il suo nome non doveva nemmeno essere più pronunciato. Serviva quindi una figura nuova alla guida del Bologna, un uomo forte. Il Partito Fascista Bolognese impose Renato Dall'Ara. Da prima come commissario straordinario e poi come presidente. Lo fu per 30 anni dal 1934 al 1964 (fino alla sua morte).
Con lui siamo stati lo squadrone che faceva tremare il mondo, con lui abbiamo giocato come si gioca solo in Paradiso, con lui abbiamo vinto cinque scudetti, una Coppa Europa, una Mitropa, un Trofeo Expo di Parigi, una Coppa Alta Italia. ( e non dimentichiamo che nel 1934 la Nazionale italiana si laureò campione del mondo grazie ad un gol del “nostro” Angelo Schiavio in finale)
Nel dopoguerra, (parliamo del secondo dopoguerra, quello della seconda guerra mondiale) venne promossa un'assemblea dei soci (da un centinaio di appassionati) al cinema "Modernissimo",si ricostituì la società tornando alla vecchia denominazione sociale di Bologna Football Club, e l'elezione del presidente fu un plebiscito: Renato Dall'Ara.
Purtroppo però, per molti anni, non riuscì a ripetere i successi precedenti. Fu investito da numerose critiche. Poi venne la geniale intuizione di ingaggiare Fulvio Bernardini come allenatore agli inizi degli anni sessanta. Scelta azzeccata che ci avrebbe portato a vincere il nostro settimo (e ultimo) scudetto. Probabilmente punto nell’orgoglio dalle contestazioni e dallo spauracchio del petroliere Attilio Monti che una grossa fetta di tifoseria (una larga maggioranza) voleva come presidente mise in opera quella squadra che non solo vinse lo scudetto, ma che si meritò il titolo di “paradisiaca” perché un calcio così, lo si gioca solo in Paradiso.
Quello che abbiamo vinto nella nostra storia, lo abbiamo vinto quasi tutto con lui, con il nostro Commendatore, con il nostro Presidentissimo. Con lui abbiamo vinto… chi? noi... il Bologna. Perchè lui è stato il Bologna e il Bologna è stato tanto lui e dopo di lui il Bologna non è più stato tanto. Come se fosse morto un pochino... lì, quel giorno a Milano, nella sede della Lega nazionale e precisamente nella saletta del presidente dott. Giorgio Perlasca. Perchè Dall'Ara non è morto a Bologna. Per uno gioco del destino (e non solo.. anche per un gioco degli uomini, che di essere uomini non sempre sono degni) Renato a Bologna non ci è nato e non ha nemmeno potuto morirci.
“Il comm. Renato Dall’Ara, da trent’anni presidente del Bologna, è deceduto verso le ore 17,30 per infarto cardiaco nella sede della Lega nazionale e precisamente nella saletta del presidente dott. Giorgio Perlasca”.
Si dice che il suo cuore non abbia retto alle emozioni del campionato più avvincente del suo Bologna.
Emozioni, campionato avvincente.. non sono gli aggettivi che ho in mente, non credo fossero nemmeno quelli in animo a Renato Dall’Ara. Il campionato del 1964 (vinto dal Bologna il 7 giugno 1964 in spareggio con l’Inter, a Roma in campo neutro), non fu “avvincente”, non fu "emozionante”… fu truccato, fu falsato. O quanto meno ci si provò. Si tentò di infangare il Bologna, di sotterrarlo sotto ad un’assurda accusa di Doping. Per il cuore malato di Dall’Ara fu troppo.
Morì il 3 Giugno 1964 mentre si trovava a colloquio con il “rivale” Angelo Moratti (Presidente dell’Inter) e con il Dott. Giorgio Perlasca.
Era una riunione preparatoria in vista della partita dello spareggio scudetto (prima ed unica volta nella storia del calcio italiano)
Quella finale scudetto (vinta 2 a 0 dal Bologna) si è giocata senza di lui, si è vinta senza di lui, ma per lui. Il primo scudetto dopo tanti anni, dopo tante critiche.
I giocatori, i suoi ragazzuoli, non poterono nemmeno partecipare al suo funerale (in ritiro per la finalissima), la partita NON fu rinviata. The show must go on.
«Fiat lux! » … Facci luci…
Veronica Tesini
Angelo Schiavio... Angelino. Per parlare di lui ci si dovrebbe alzare in piedi. Giocatore d'altri tempi, bandiera indiscussa. Quando si scrive di un giocatore così, tremano le mani. Non potrò dire niente che non sia già stato detto, ma la paura è quella di dirlo male, la paura è quella di non essere in grado di raccontarvi chi fosse... di cosa fosse capace. Ho visto poco di lui. Qualche filmato datato... Ho letto tanto, tantissimo. La prima volta che lo incontrai ero una bambina. Una bambina nel suo negozio di via De Toschi. Sembrava un uomo severo, tutto d'un pezzo, dicono che lo fosse davvero. Ma dicono anche che fosse uno splendido, uno spanizzo... uno che offriva sempre, uno che si godeva i soldi, uno che viaggiava. Però non immaginatevi il classico calciatore da jet set. Per lui il calcio era un hobby relegato al tempo libero. La sua attività principale era l'azienda di famiglia. Azienda che i suoi genitori avevano avviato dopo essersi trasferiti dalla provincia di Como nel 1904. Un Magazzino di vendita all'ingrosso e diversi negozi sparsi per Bologna.Empori di lusso, arredati finemente e all'interno dei quali riuscivi a trovare la cosa giusta per te, sempre. Nacque a Bologna il 15.10.1905 ultimo di otto fratelli.
Si è avvicinato al gioco del calcio fin da giovanissimo, fin da bambino. Ed ha sempre e solo giocato a Bologna, per il Bologna. Dapprima nelle giovanili, poi nella S.G. Fortitudo Bologna ed infine in prima squadra. Per essere un secondo lavoro, per essere un hobby da tempo libero, lo giocava davvero bene. In 348 presenze in Campionato (tutte con la maglia del Bologna, tutte in serie A) ha segnato 241 reti, più 15 con la maglia della Nazionale (di cui uno decisivo, che ci promosse campioni del mondo nel 1934). Era un calciatore meraviglioso. Qualcuno scrisse di lui "Colpito da Schiavio il pallone Suonava". Aveva un'andatura particolare, ondeggiante, che confondeva l'avversario. Era un fuoriclasse. Uno vero. A suoi tempi (lo diceva anche lui, con il senno di poi) il gioco era più lento, ma più ragionato e forse persino più faticoso. Probabilmente a fare di lui un protagonista indiscusso e di fama mondiale, comunque, è stato il suo carattere. Era molto forte (Dall'Ara di lui disse: "Quando ci sediamo attorno al tavolo, il presidente sembra lui").Non perdeva il controllo. Aveva quella freddezza che non gli faceva perdere lucidità nemmeno sotto pressione.
Di essere forte lo ha sicuramente dimostrato da subito, appena nato. nel 1906 (nemmeno un anno). Ebbe la vita salva per mano del professor Bartolo Nigrisoli (luminare Bolognese). Chiamato d'urgenza, di notte nell'abitazione della famiglia diagnosticava al piccolo, che non dava più segni di vita, un enfisema al polmone destro. Appoggiò Angelino Schiavio sul tavolo di marmo della cucina e gli tolse una costola sotto la scapola destra.. così, senza anestesia. Lasciò la ferita aperta (per drenare). Si Chiuse poi completamente quattro anni dopo. Quando si sopravvive a una cosa del genere, si onora il nome "Angelo", si manda un segnale al mondo, come se si fosse degli eletti. E lui un eletto lo era, lo era davvero.
Il 31 dicembre 1922 allo stadio di Bologna (Sterlino) vengono disputate due partite consecutive: Bologna (giovani) - Wiener di Vienna e Bologna (prima squadra) - Ujpest di Budapest. I ragazzi vincono 2-0 con due gol di Schiavio. Una volta rientrato negli spogliatoi a fine partita, trovò Felsner (allenatore della prima squadra) che gli chiede se se la sentisse di giocare un’altra partita (nel pre partita Della Valle era stato colpito da una fortissima febbre). Lui accettò e con un gol portò il Bologna alla vittoria per 1-0. Giocò per tre ore consecutive e segnò tutte le reti delle due partite. L'anno seguente, nel 1923 esordì ufficialmente in prima squadra contro la Juventus.
Ha giocato 16 stagioni (fino al 1938), Si è fermato da campione del mondo, da campione punto e basta. E' tornato ad occuparsi a tempo pieno dell'attività di famiglia, dei suoi negozi (dando a me l'opportunità di incontrarlo qualche volta). In carriera ha vinto: 4 Scudetti (ovviamente tutti con il Bologna), 2 Coppa Mitropa, 1 trofeo dell'expo di Parigi, 1 Bronzo olimpico, 1 Campionato del mondo, 2 Coppe Internazionali ,è stato Capocannoniere della Serie A... ma questi sono solo numeri, solo titoli. A voler essere precisi fu anche allenatore. Sia giocatore che allenatore contemporaneamente che solo allenatore, con risultati decisamente meno apprezzabili, però. E' morto a Bologna, la sua Bologna, forse più sua che di chiunque altro mai il 17 Settembre 1990. A Bologna però, non gli abbiamo intitolato niente, nemmeno un angolo buoi. Solo un passaggio dentro ai cancelli dello Stadio Dal'Ara.
A me piace ricordarlo per come l'ho visto in un aneddoto che lessi qualche tempo fa, sul web... quando a 70 anni suonati, vedendo due dei suoi nipoti tirare qualche calcio al pallone (loro erano ignari del suo glorioso passato), si unì a loro e palleggiò prima con il collo del piede e poi con il tacco e li lasciò di stucco.
Veronica Tesini
Antonio Parello
Foto dal sito del Bologna FCDETARI Lajos grandissimo attaccante trequartista degli anni 90, nato a Budapest (Ungheria) il 24 aprile 1963.
E' stato 3 volte capocannoniere del campionato ungherese dal 1985 al 1987 ed è rimasto nel mondo del calcio. Ora fa l'allenatore nel suo paese. E' stato anche direttore tecnico da 2011 a 2012 nel Ferencvaros.
Al Bologna dal 1990 al 1992 con 49 presenze (42 tra A e B, 4 in Coppa Italia, 3 in Coppa Uefa), 16 gol (14 tra A e B, 1 in Coppa Italia, 1 in Coppa Uefa).
Nell'estate del 1990, da capitano della nazionale del suo paese di origine, l'Ungheria, approda dall'Olimpiakos al nostro amatissimo BFC.
Infatti il Bologna acquista il cartellino del grande trequartista Lajos Détári per 5 miliardi di lire.
Centravanti di grande talento, non è mai compiutamente riuscito ad esprimersi al meglio, infatti con i rossoblu Détári giocò per due stagioni, una in serie B, però a causa di una serie di troppi infortuni fu costretto a lunghi periodi di inattività e riuscì in poche occasioni a sprigionare la sua immensa classe, comunque riconosciutagli, e dare tutto l'apporto alla squadra.
A me personalmente lascia un ottimo ricordo. E' stato uno dei molti giocatori stranieri che hanno giocato sotto le due torri che ha comunque lasciato un buon ricordo di se ai tifosi petroniani.
Poi, il fatto che abbia giocato anche un anno in serie B credo sia un concetto da rimarcare.
Mario Piromallo
Veronica Tesini
giovedì 11 dicembre 2014
Angelo Schiavio
Angelo Schiavio... Angelino. Per parlare di lui ci si dovrebbe alzare in piedi. Giocatore d'altri tempi, bandiera indiscussa. Quando si scrive di un giocatore così, tremano le mani. Non potrò dire niente che non sia già stato detto, ma la paura è quella di dirlo male, la paura è quella di non essere in grado di raccontarvi chi fosse... di cosa fosse capace. Ho visto poco di lui. Qualche filmato datato... Ho letto tanto, tantissimo. La prima volta che lo incontrai ero una bambina. Una bambina nel suo negozio di via De Toschi. Sembrava un uomo severo, tutto d'un pezzo, dicono che lo fosse davvero. Ma dicono anche che fosse uno splendido, uno spanizzo... uno che offriva sempre, uno che si godeva i soldi, uno che viaggiava. Però non immaginatevi il classico calciatore da jet set. Per lui il calcio era un hobby relegato al tempo libero. La sua attività principale era l'azienda di famiglia. Azienda che i suoi genitori avevano avviato dopo essersi trasferiti dalla provincia di Como nel 1904. Un Magazzino di vendita all'ingrosso e diversi negozi sparsi per Bologna.Empori di lusso, arredati finemente e all'interno dei quali riuscivi a trovare la cosa giusta per te, sempre. Nacque a Bologna il 15.10.1905 ultimo di otto fratelli. Si è avvicinato al gioco del calcio fin da giovanissimo, fin da bambino. Ed ha sempre e solo giocato a Bologna, per il Bologna. Dapprima nelle giovanili, poi nella S.G. Fortitudo Bologna ed infine in prima squadra. Per essere un secondo lavoro, per essere un hobby da tempo libero, lo giocava davvero bene. In 348 presenze in Campionato (tutte con la maglia del Bologna, tutte in serie A) ha segnato 241 reti, più 15 con la maglia della Nazionale (di cui uno decisivo, che ci promosse campioni del mondo nel 1934). Era un calciatore meraviglioso. Qualcuno scrisse di lui "Colpito da Schiavio il pallone Suonava". Aveva un'andatura particolare, ondeggiante, che confondeva l'avversario. Era un fuoriclasse. Uno vero. A suoi tempi (lo diceva anche lui, con il senno di poi) il gioco era più lento, ma più ragionato e forse persino più faticoso. Probabilmente a fare di lui un protagonista indiscusso e di fama mondiale, comunque, è stato il suo carattere. Era molto forte (Dall'Ara di lui disse: "Quando ci sediamo attorno al tavolo, il presidente sembra lui").Non perdeva il controllo. Aveva quella freddezza che non gli faceva perdere lucidità nemmeno sotto pressione.
Di essere forte lo ha sicuramente dimostrato da subito, appena nato. nel 1906 (nemmeno un anno). Ebbe la vita salva per mano del professor Bartolo Nigrisoli (luminare Bolognese). Chiamato d'urgenza, di notte nell'abitazione della famiglia diagnosticava al piccolo, che non dava più segni di vita, un enfisema al polmone destro. Appoggiò Angelino Schiavio sul tavolo di marmo della cucina e gli tolse una costola sotto la scapola destra.. così, senza anestesia. Lasciò la ferita aperta (per drenare). Si Chiuse poi completamente quattro anni dopo. Quando si sopravvive a una cosa del genere, si onora il nome "Angelo", si manda un segnale al mondo, come se si fosse degli eletti. E lui un eletto lo era, lo era davvero.
Il 31 dicembre 1922 allo stadio di Bologna (Sterlino) vengono disputate due partite consecutive: Bologna (giovani) - Wiener di Vienna e Bologna (prima squadra) - Ujpest di Budapest. I ragazzi vincono 2-0 con due gol di Schiavio. Una volta rientrato negli spogliatoi a fine partita, trovò Felsner (allenatore della prima squadra) che gli chiede se se la sentisse di giocare un’altra partita (nel pre partita Della Valle era stato colpito da una fortissima febbre). Lui accettò e con un gol portò il Bologna alla vittoria per 1-0. Giocò per tre ore consecutive e segnò tutte le reti delle due partite. L'anno seguente, nel 1923 esordì ufficialmente in prima squadra contro la Juventus.
Ha giocato 16 stagioni (fino al 1938), Si è fermato da campione del mondo, da campione punto e basta. E' tornato ad occuparsi a tempo pieno dell'attività di famiglia, dei suoi negozi (dando a me l'opportunità di incontrarlo qualche volta). In carriera ha vinto: 4 Scudetti (ovviamente tutti con il Bologna), 2 Coppa Mitropa, 1 trofeo dell'expo di Parigi, 1 Bronzo olimpico, 1 Campionato del mondo, 2 Coppe Internazionali ,è stato Capocannoniere della Serie A... ma questi sono solo numeri, solo titoli. A voler essere precisi fu anche allenatore. Sia giocatore che allenatore contemporaneamente che solo allenatore, con risultati decisamente meno apprezzabili, però. E' morto a Bologna, la sua Bologna, forse più sua che di chiunque altro mai il 17 Settembre 1990. A Bologna però, non gli abbiamo intitolato niente, nemmeno un angolo buoi. Solo un passaggio dentro ai cancelli dello Stadio Dal'Ara.
A me piace ricordarlo per come l'ho visto in un aneddoto che lessi qualche tempo fa, sul web... quando a 70 anni suonati, vedendo due dei suoi nipoti tirare qualche calcio al pallone (loro erano ignari del suo glorioso passato), si unì a loro e palleggiò prima con il collo del piede e poi con il tacco e li lasciò di stucco.
Veronica Tesini
Cesarino Cervellati, bandiera del Bologna da riscoprire
Parlando di bandiere del Bologna tutti ricordano Bulgarelli. Un grande Bolognese sempre legato alla Maglia del Bologna.
Non tutti, però, ricordano un grande che l'ha preceduto di poco e che ha smesso col calcio giocato a cavallo dell'ingresso in squadra del grande Giacomino.
Come Bulgarelli Cervellati era un bolognese di provincia e percorse tutta la sua carriera nel Bologna. Vi giocò per ben 14 anni ovviamente militando sempre in serie A.
Ruolo Ala destra quindi attaccante. Si presentava minuto ma faceva dello scatto e del dribbling le sue doti migliori. Segnò 88 reti nell'arco della sua carriera.
Esordì giovanissimo nel Bologna nel 1948. L'Italia si leccava ancora le ferite aperte del dopo guerra e il Bologna doveva ancora ricostruirsi mentre in Italia faceva faville il Grande Torino.
Debuttò contro la Lazio e fu una debacle. Risultato finale 8 a 2 per la Lazio. Dal campionato successivo divenne titolare inamovibile della maglia numero 7.
Fino al campionato 51/52 segnò spesso e con regolarità. In tre campionati segnò ben 39 reti. Ma in campionato dominavano le squadre prima di Torino poi di Milano. Il Bologna non era più la squadra che fu prima del conflitto mondiale. Ma Cesarino seppe mettersi in mostra ed esordì anche in Nazionale nel 1951. Vi giocò appena 6 partite e non segnò mai. In ogni caso aveva indossato la prestigiosa maglia Azzurra.
Continuò a giocare nel Bologna fino al campionato 1962, alla fine del quale si ritirò dal calcio giocato avendo anche arretrata, nel fine di carriera, la sua posizione a centrocampo.
Nella sua carriera vinse solo la Mitropa Cup nel 1961. Giocò a fianco di campioni come Gino Cappello, Carapellese top scorer del campionato 56, quello vinto dalla Fiorentina di Bernardini, Pavinato, Pascutti e vide l'esordio del giovane Bulgarelli prima di appendere le scarpe al chiodo.
L'amore per il Bologna non lo abbandonò e continuò come aiuto allenatore proprio di Bernardini fino al fatidico scudetto del 64. Quando Bernardini fu squalificato quell'anno lo sostituì lui in panchina. Poi fu promosso allenatore in prima nella stagione 68/69 nella quale prese il posto di Viani ma dopo 15 giornate fu sostituito da Oronzo Pugliese.
Dopo l'esonero visse l'unico momento della sua vita lontana da Bologna e dal Bologna allenando il Cesena. Ma fu un'esperienza brevissima. Rientra al Bologna e nel 1972 lo troviamo in panchina insieme a Pugliese in sostituzione di Mondino Fabbri. Torna capoallenatore nel 1977 in sostituzione di Giagnoni riuscendo a salvare il Bologna dalla serie B. Erano iniziati gli anni terribili dove il Bologna doveva pensare a salvarsi e non a competere per lo scudetto o le piazze d'onore. Ripetè l'impresa di arrivare in corsa di un Bologna in cattive acque e lo salvò ancora nel 1979. Molti ricorderanno l'ultima partita con un Perugia in lizza per finire il campionato da imbattuto. Un pareggio sarebbe andato bene a tutte e due le squadre. Il Perugia per rimanere imbattuto. Il Bologna per rimanere ancora in serie A. Nonostante Bagni, il Bologna riuscì a pareggiare e a continuare la permanenza in serie A.
La sua ultima esperienza arriva nel campionato 82/83. Il Bologna caduto in B stava rotolando in C, ma questa volta Cesarino non ce la fece.
Chi lo vide giocare lo definì un'aletta tutto pepe.
Omaggio a questo giocatore che ha sempre amato il Bologna e mi auguro che questo articolo lo ricordi a chi non l'ha mai visto giocare od allenare e ricordi il suo amore per questi colori.
Antonio Parello
domenica 14 dicembre 2014
Un ricordo per il brasiliano Enéas
sabato 27 dicembre 2014
Campioni sotto le due torri: Lajos Detarì
Foto dal sito del Bologna FCDETARI Lajos grandissimo attaccante trequartista degli anni 90, nato a Budapest (Ungheria) il 24 aprile 1963.
E' stato 3 volte capocannoniere del campionato ungherese dal 1985 al 1987 ed è rimasto nel mondo del calcio. Ora fa l'allenatore nel suo paese. E' stato anche direttore tecnico da 2011 a 2012 nel Ferencvaros.
Al Bologna dal 1990 al 1992 con 49 presenze (42 tra A e B, 4 in Coppa Italia, 3 in Coppa Uefa), 16 gol (14 tra A e B, 1 in Coppa Italia, 1 in Coppa Uefa).
Nell'estate del 1990, da capitano della nazionale del suo paese di origine, l'Ungheria, approda dall'Olimpiakos al nostro amatissimo BFC.
Infatti il Bologna acquista il cartellino del grande trequartista Lajos Détári per 5 miliardi di lire.
Centravanti di grande talento, non è mai compiutamente riuscito ad esprimersi al meglio, infatti con i rossoblu Détári giocò per due stagioni, una in serie B, però a causa di una serie di troppi infortuni fu costretto a lunghi periodi di inattività e riuscì in poche occasioni a sprigionare la sua immensa classe, comunque riconosciutagli, e dare tutto l'apporto alla squadra.
A me personalmente lascia un ottimo ricordo. E' stato uno dei molti giocatori stranieri che hanno giocato sotto le due torri che ha comunque lasciato un buon ricordo di se ai tifosi petroniani.
Poi, il fatto che abbia giocato anche un anno in serie B credo sia un concetto da rimarcare.
Mario Piromallo
sabato 10 gennaio 2015
Il Mitico Villa nel ricordo di Lucio Dalla
foto dal sito del BFC 1909
di Mario Piromallo
Il "Mitico Villa"
Mi sono riscoperto un sentimentalone, per cui comincio queste mie righe riferendomi a un indimenticabile personaggio amatissimo a Bologna e non solo, legatissimo ai colori rossoblù, che ci ha lasciato prematuramente. Mi riferisco a Lucio Dalla. Il motivo di questo caro ricordo per questo grandissimo e inimitabile Artista tifosissimo del BFC 1909 è dovuto al fatto che molto probabilmente fu proprio lui "Lucio Dalla" a coniare il soprannome di "Mitico" per Renato Villa, anche se si legge in giro che il motivo di questo "Soprannome" potrebbe anche derivare da una omonimia con Ricardo Villa, calciatore argentino degli anni 70/80.
Il "Mitico" Renato Villa fu acquistato dal Bologna durante la gestione del Presidente Corioni con Gigi Maifredi allenatore. Renato Villa proveniva da una squadra, l'Orceana di Orzinuovi, in provincia di Brescia che militava nel girone B della C2.
A mia memoria, il suo arrivo a Bologna fu inizialmente abbastanza in sordina, ricordo che la reazione dei tifosi felsinei, compresa la mia, fu tiepida per non dire fredda, forse perchè era un giocatore sconosciuto che arrivava dalla serie C2 in una squadra, il Bologna, che militava nella serie cadetta. Però dopo poche apparizioni in campo con la maglia rossoblù tutti i tifosi dovettero ricredersi perchè nonostante il doppio salto di categoria con la sua grandissima generosità riuscì molto bene ad adattarsi prima per 2 stagioni in serie B e, poi per 4 campionati in serie A. Infatti nella stagione 1987/88, il "Mitico Villa" è stato uno degli elementi più importanti per la promozione in serie A del Bologna FC. Il suo esordio in serie A con la maglia rossoblù è stato nel 1988 nella partita Pisa-Bologna che terminò con la vittora del Bologna fuori casa per 2-0. Tra serie B e serie A giocò 6 campionati nel Bologna FC con un totale di 230 presenze condite di 6 gol in tutte le competizioni in cui fu impiegato, nelle 2 categorie (A e B) e in Coppa Italia, Coppa Uefa e Mitropa Cup.
Il ruolo del Mitico Villa era quello di difensore centrale in una difesa a 4 schierata in linea, però saltuariamente, all'evenienza, Mister Maifredi lo impiegava come centravanti. (Oggi sarebbe un Mitico falso nueve).
Dopo la fine della carriera di calciatore ha fatto l'allenatore e il direttore sportivo restando ancora nell'ambiente calcio.





Nessun commento:
Posta un commento