Forte
della quinta vittoria in trasferta e galvanizzato dall’impresa al
Mapei Stadium di Reggio Emilia, il Bologna di Roberto Donadoni si
affaccia con prepotenza nel calcio che conta e sposta tutti gli
equilibri nella parte destra della classifica.
E’
abbastanza difficile trovare oggi qualche scettico che nutra dubbi
sul raggiungimento della salvezza, dal momento che la squadra viaggia
costantemente alla ragguardevole media di 1,85 punti a partita:
dall’avvento di Donadoni, infatti, il Bologna è la quarta
formazione per numero di punti raccolti dopo Juventus, Napoli e
Fiorentina. Eppure parliamo della stessa formazione schierata da
Delio Rossi, salvo gli ultimissimi innesti di Floccari e Zuniga e
qualche recupero eccellente.
Certo,
Rossi ha qualche attenuante legata ad un mercato decisamente
tormentato e alla scarsa condizione di forma denotata al loro arrivo
a Bologna da Destro, Taider e Giaccherini. Di fatto, dei nuovi
acquisti gli unici che sono apparsi subito in palla all’inizio
della stagione sono apparsi i soli Mounier, Diawara e Brienza; mentre
tra le fila della c.d. “vecchia guardia” capitan Gastaldello ha
impiegato qualche mese per recuperare dall’infortunio al ginocchio
patito ad inizio anno, tornando solo da qualche partita ad essere il
leader indiscusso della difesa.
Ma
lo stacco evidente con la precedente gestione è da ricercarsi
nell’avvenuta metamorfosi psico-motivazionale del gruppo, che si è
di fatto affidato al Mister bergamasco come ad un vero e proprio
“Guru”, prima ancora che come ad un’ex giocatore dalla bacheca
d’oro. Lavorando e martellando sodo ad ogni allenamento, Roberto
Donadoni è riuscito a far metabolizzare ai suoi giocatori i due
concetti basilari del suo credo calcistico: 1) è meglio avere la
palla tra i piedi che rincorrere gli avversari per tutto il campo; 2)
è necessario alzare il baricentro del gioco più avanti se si
vogliono portare più uomini nell’area di rigore avversaria.
Per
Donadoni “l’avversario nel calcio non và mai aspettato, chi
subisce è perché è più debole”. Ed ancora: “occorre la
convinzione di poter determinare il risultato, dal momento che se
ti convinci delle tue capacità ed alzi il tuo livello di autostima
la prestazione perfetta ti porta sempre al risultato”. Insomma, è
la stessa cosa che pensare in maniera convinta che volere è potere.
Oggi
il Bologna è una squadra che gioca bene a pallone perché tutti i
calciatori hanno raggiunto la giusta condizione psico-fisica; i
giocatori più giovani come Diawara e Masina si sono convinti di
poter stare con pieno diritto in Serie A, mentre Mattia Destro non
avverte più la pressione di essere il solo terminale di gioco della
squadra. Che dire poi di Giaccherini, ritornato agli standard
dell’epoca Conte e capace di autentici capolavori calcistici! Se
poi chi parte dalla panchina è comunque motivato e coinvolto perché
sa che Donadoni concede meritocraticamente chance a tutti, il gioco è
davvero fatto!
La
rotta è giusta, il mare è calmo e l’approdo sempre più vicino:
“non esiste mare tempestoso per il marinaio che sa da che parte
andare!” (cit.) E allora diamoci sotto con il tifo e sempre sempre
Forza Bolognaaaaaa !!!!!
Marco Di Simone.
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