In questi giorni tutti lo cercano e tutti ne parlano, sembra che tutto il mondo all’improvviso si sia ricordato di Lui! I giornali ne tessono quotidianamente le lodi, Arrigo Sacchi si complimenta di persona con Saputo, Costacurta lo incorona come miglior allenatore dell’anno (“ha sempre avuto una determinazione feroce, al pari di un cane quando vuole prendere un osso”), Zamparini rivela di essere arrivato un attimo dopo il Bologna, … Ma chi è veramente Roberto Donadoni?
Nato calcisticamente in uno dei vivai storicamente più floridi del calcio italiano, cioè nelle giovanili dell’Atalanta, debutta in prima squadra durante il campionato di Serie B del 1982-83 e l’anno successivo ottiene la promozione in Serie A con gli orobici.
Dopo due campionati disputati da titolare nella massima Serie, nel 1986 viene acquistato dal Milan (si racconta personalmente da Silvio Berlusconi, che ne aveva intuito le grandi qualità tecniche), con cui rimane ininterrottamente per dieci anni collezionando 358 presenze, 23 reti ed una serie infinita di titoli sportivi: 6 scudetti, 3 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali,3 Supercoppe Europee e 4 Supercoppe Italiane.
Punto fermo della Nazionale di calcio italiana dapprima con Azeglio Vicini (Europei del 1988 e Mondiali del 1990) eppoi con Arrigo Sacchi (Mondiali U.S.A.1994 e Europei 1996), con la maglia azzurra mette assieme 63 presenze, 5 reti e un titolo di vice-campione del Mondo (1994).
Nel 1996, pensando di essere oramai a fine carriera, si trasferisce per un anno ai Metrostars di New York; ma il richiamo del Grande Calcio è ancora fortissimo, per cui nel 1997 torna nuovamente in Italia, al Milan di Alberto Zaccheroni, con cui gli riesce l’impresa di vincere addirittura un altro scudetto.
Nel 1999 decide di chiudere la sua lunga carriera in Arabia Saudita, all’Al-Hittihad, con cui si prende il lusso di vincere il suo ultimo campionato.
Come allenatore nasce a Lecco, in serie C1, dove consegue il 10° posto alla sua prima esperienza in panchina. L’anno dopo è a Livorno, in Serie B, dove ottiene un altro decimo posto che non gli vale, tuttavia, la conferma sulla panchina amaranto.
Approda quindi al Genoa, sempre nella serie cadetta, ma viene sollevato dall’incarico dopo tre sconfitte consecutive. Segue un anno di inattività che sembra l’inizio di un lento declino, ma a sorpresa nel 2005 Spinelli decide di riaffidargli la panchina del Livorno al posto dell’esonerato Colomba. Dopo un dignitoso 9° posto finale viene confermato per la stagione successiva, ma alcuni dissapori con il patron degli amaranto lo inducono a sorpresa a dimettersi a stagione in corso, lasciando la squadra al quinto posto in classifica.
Il 13 luglio 2006 diviene C.T. della Nazionale di calcio italiana, al posto del dimissionario Marcello Lippi: la storia successiva racconta di un Donadoni che conduce la Nazionale fino ai quarti di finale degli Europei del 2008, dove viene eliminata solo ai calci di rigore dalla Spagna.
Smessi i panni da selezionatore, arrivano prima un’esperienza di sette mesi sulla panchina del Napoli (marzo-ottobre 2009), quando viene avvicendato con Mazzarri; quindi le panchine del Cagliari (2010), che guida ad una tranquilla salvezza, e del Parma (2012).
Sulla panchina dei crociati Donadoni compie il suo migliore lavoro da allenatore, collezionando ben 58 punti e portando la squadra al sesto posto in classifica, con la conseguente conquista di un posto in Europa League. Purtroppo tale risultato verrà vanificato dai noti problemi finanziari della Società ducale, che da lì in poi sprofonderà in un declino senza fine.
Donadoni, da buon Capitano, assisterà impotente e senza più stipendio all’affondamento della sua nave, sprofondando assieme ad essa negli abissi della Serie B, divenuta in seguito addirittura Serie D, non essendoci sufficienti risorse economiche per l’iscrizione al campionato cadetto.
Il Mister bergamasco finisce così svincolato e dimenticato dal circo del pallone fino all’ inattesa chiamata da parte di Joey Saputo: sarà stata la curiosità per le grandi idee del Chairman rossoblù, sarà perché gli mancasse terribilmente il campo, dopo una breve riflessione Donadoni ha rotto gli indugi ed ha accettato di prendere in mano il destino di una squadra assai impaurita e demotivata, il cui nome languiva mestamente in fondo alla classifica dopo l’avvio disastroso di campionato.
Come nelle belle favole, i fatti raccontano che Donadoni arriva a Bologna e nel giro di quattro mesi lo porta fino al 9° posto in classifica, a suon di grandi prestazioni e molti risultati utili consecutivi.
Tutto lascia supporre che la favola tra Donadoni e il Bologna continuerà: c’è sintonia tra lui e Saputo, tra lui e Corvino, tra lui e tutto l’ambiente circostante. Qui il Mister bergamasco potrà scavare un solco lungo qualche anno e poi passare a riscuotere all’incasso quando sarà arrivato il momento giusto, magari dopo un campionato giocato ai vertici e qualche buona apparizione dei suoi ragazzi in Europa League.
Per molti allenatori di Serie A questo sarebbe un bel sogno da inseguire; Donadoni, al contrario, ha già realizzato che molto presto qui tutto ciò sarà realtà. Perché correre il rischio di cambiare..?
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