Il pareggio contro la Roma, sotto il diluvio del Dall'Ara, conferma il trend positivo del nuovo Bologna di Donadoni.
Tre partite: due successi e un pareggio, 7 reti fatte e due sole subite (per altro entrambe su calcio di rigore), testimoniano di una crescita decisa e confortante di una squadra che, fino all'avvento del nuovo Mister, aveva raccolto la miseria di due vittorie e ben 8 sconfitte andando in gol appena sei volte.
Che la squadra fosse un mix tutto da elaborare tra giovani speranze, qualche realtà da rilanciare, ed alcuni uomini d'esperienza, era sotto gli occhi di tutti al solo leggere i nomi in rosa, quel che però si è visto in campo, nella gestione Rossi, è stata una squadra timida, tatticamente acerba e mentalmente fragilissima.
Roberto Donadoni è entrato in punta di piedi, ha lavorato in primis sull'aspetto mentale, con parole e atteggiamenti decisi e chiari, per poi dare una sistemata minima, ma efficace, nelle scelte e nel modulo.
Premessa d'obbligo è che il nuovo Mister ha potuto disporre di una delle armi tattiche più importanti e letali in rosa, Giaccherini, che il suo predecessore aveva avuto con il contagocce, ma il resto è tutta farina del suo sacco, e che sacco!
Le variazioni più evidenti, sotto gli occhi di tutti, sono state in difesa, fuori Ferrari, bravo, ma ancora troppo acerbo, soprattutto per l'incapacità di coniugare la fase offensiva con quella difensiva e di saper gestire le forze sull'arco dei 90 minuti, e dentro Maietta, messo al centro al fianco di Gastaldello, con contestuale spostamento in fascia di Rossettini, meno propositivo in spinta, ma decisamente più solido in fase difensiva, sgravando Masina da compiti principalmente difensivi e l'italo-marocchino si è esaltato con tre assist ed un gol (contro la Roma), che si va ad aggiungere a quello già realizzato al Carpi.
In mediana confermato Diawara, in funzione di metronomo tuttofare, ed il ragazzo guineiano sta crescendo visibilmente di partita in partita, tanto da aver fatto drizzare le antenne a tutti i grandi club italiani ed europei (con il Chelsea in testa), al fianco gli ha alternato i vari Taider, Donsah, Brienza, Rizzo, e, contro la Roma, il recuperato Brighi, permettendo così alla squadra di variare in corsa schemi e moduli rendendosi sempre imprevedibile ed efficace.
In attacco il lavoro fatto su Destro, soprattutto a livello mentale, si traduce in campo in un giocatore più vicino a quello di Roma che non a quello del Milan e a quello abulico ed inconcludente di inizio stagione, ora il centravanti si muove a tutto campo, cantando e portando la croce, offrendo sbocchi ai compagni e ripiegando nella fase difensiva, tanto che sono pure arrivati i primi due gol in rossoblù, l'ultimo su penalty contro i giallorossi, davvero molto sentito, visto che gli è costata l'ammonizione e la inevitabile squalifica per la trasferta di Torino.
Al suo fianco Giaccherini, tornato ai livelli che gli sono consoni (tanto da ricevere la chiamata di Conte per le ultime uscite degli azzurri), sta facendo la differenza con le sue invenzioni ed i suoi gol, in attesa di ritrovare il Mounier di inizio stagione.
Quel che però è mutato è l'atteggiamento mentale, la squadra trasmette ora la sensazione di essere conscia della propria forza, di avere una sua precisa fisionomia e di non temere alcun avversario, entrando in campo contro chiunque con l'idea di poter far propria l'intera posta, reagendo anche alle avversità del momento (esemplare la reazione dopo il 1-2 subito dalla Roma).
Non resta che attendere che la mano di Donadoni permei completamente di sè la squadra e poi, pensiamo, ne potremo davvero vedere delle belle...

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