Molte
volte ho sentito degli allenatori parlare di due distinte categorie
di giocatori: quella dei giocatori bravi e quella (ahimè) dei
giocatori meno bravi e meno abili alla causa. A prescindere dall’età,
dal ruolo e dalla nazionalità di provenienza.
Ebbene,
se tale teoria fosse realmente vera, il Bologna di Roberto Donadoni
avrebbe assai meno problemi del previsto, nel senso che l’età
media della squadra allestita da Pantaleo Corvino non
rappresenterebbe un limite, ma anzi una grossa opportunità per
accrescere il patrimonio netto della Società una volta messi tutti i
giocatori, appunto, in condizione di potersi esprimere al meglio
delle loro possibilità. In verità, non credo che a un Messi ma
anche a un Baggio o a un Del Piero qualcuno abbia mai potuto dire
“siccome sei giovane, accomodati in panchina, che poi ti faremo
giocare quando avrai l’età giusta”. O no..??
Certo,
ci sta che la squadra che disputa partite di Champions o che punta al
titolo dosi molto l’impiego dei giocatori più giovani, a favore di
altri pronti a leggere le situazioni tattiche e le diverse fasi di
gioco. E’ anche vero però, che se hai le qualità di Pogba tu
scali rapidamente le gerarchie e ti imponi lo stesso come titolare.
Il
Bologna oggi non vive nessuna di queste due realtà, non deve sfidare
le corazzate d’Europa né deve rimontare la capolista: può dunque
permettersi di investire sulla crescita dei propri giovani e
sopportarne le prestazioni non sempre al Top, essendo fisiologici gli
alti e bassi nei giocatori che devono ancora trovare una precisa
identità di ruolo e di gioco. Ma quando ne hanno viaggiano il doppio
rispetto agli altri!
Mister
Donadoni ha ora il compito di traghettare questa rosa in acque più
tranquille, trovando quella costanza di risultati che fino ad oggi le
è sempre mancato. Verona, da questo punto di vista, contro una
diretta concorrente per la lotta alla retrocessione, costituisce il
banco di prova ideale per capire al più presto se la causa della
lunga sequenza di sconfitte inanellata sotto la guida di Delio Rossi
fosse più nella testa dei giocatori piuttosto che nelle carenze dei
giocatori; se cioè fino ad oggi sia stata sbagliata la gestione degli uomini piuttosto che la scelta dei nuovi da ingaggiare per rafforzare la rosa.
Con
l’avvertenza che, se diventasse palese la prima ipotesi, a Roberto
Donadoni sarebbero da ascriversi molti meriti nell’ambito della
metamorfosi subita dalla squadra; diversamente, qualora fosse
evidente che la squadra ha dei limiti tecnici, la colpa ricadrebbe su
chi ha costruito l’undici titolare (senza tenere conto della
qualità richiesta per disputare un campionato massimamente
competitivo come quello di Serie A). Ma tutti gli indizi portano a
credere che Corvino abbia puntato giocatori di sicuro talento ed
avvenire! Con una certezza che già si chiama Amadou Diawara!!
E allora Forza Ragazzi!!
Regalateci questa grande soddisfazione e portate via da Verona quei
benedetti tre punti !!!
Marco Di Simone.

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