Dopo la clamorosa, ma meritata, vittoria contro il Napoli, il Bologna si ripete espugnando sul filo di lana il Marassi sponda rossoblù.
Con 13 punti in 6 partite, frutto di 4 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta (11 le reti segnate e 6 quelle subite) la squadra di Donadoni è senz'altro una di quelle più in forma del campionato e si candida per un ruolo da sorpresa nel girone di ritorno.
Contro il Genoa il mister bergamasco deve fare di necessità virtù: fuori da subito Giaccherini, nuovamente alle prese con problemi muscolari, e Masina squalificato, alzano bandiera bianca già nella prima frazione di gioco anche Rizzo e Gastaldello, e la squadra ne risente non poco soffrendo tantissimo in apertura e chiusura di primo tempo ed in avvio di ripresa, in cui i liguri giocano bene e creano moltissimo, trovandosi però sempre di fronte un Mirante strepitoso, ai limiti del miracoloso (azzardare una sua candidatura per la fase finale di Euro 2016 non è certo lesa maestà, anzi...).
Ma, rispetto alla precedente gestione, oltre ad una più funzionale disposizione tattica, e ad un briciolo di buona sorte, che mai male fa, quello che fa la differenza è la convinzione che si traduce in campo nel mutuo soccorso tra singoli e tra reparti e nella capacità di soffrire senza mai rinunciare a graffiare.
Quando infatti i grifoni, stanchi, calano di ritmo perdendo le distanze, i felsinei si assestano meglio in campo, non soffrendo più, ed iniziano a punzecchiare con maggior frequenza la difesa di casa fintanto che, dopo aver sfiorato il gol con un colpo di testa di Rossettini, sventato con bravura da Perin (altro probabile azzurro), e da una sciagurata conclusione alta di Mounier, trovano la rete decisiva proprio allo scadere dei 90 di gioco, ancora con una prodigiosa zuccata di Rossettini (due reti per lui in 7 giorni), sempre sugli sviluppi d'un angolo.
A 19 punti, dopo un inizio shock di campionato (2 vittorie e 8 sconfitte) la strada per la salvezza sembra mettersi in discesa, i valori dei singoli, solo intuiti in fase di campagna acquisti, stanno lentamente venendo a galla, la squadra sembra ora un giusto mix di giocatori esperti e navigati e di giovani virgulti che promettono davvero bene.
Si discetta molto, spesso a sproposito, dell'utilità o meno di cambiare in corsa la guida tecnica, il caso Donadoni farebbe godere i sostenitori delle maniere drastiche, forse, però, la realtà è un'altra, nessun tecnico ha la bacchetta magica, ma alcuni tecnici sono più preparati e bravi degli altri, e l'ex pupillo, in campo, di Berlusconi, pare essere decisamente un top manager...
fonte voci di sport
immagine: mediaset.com
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