Stiamo vivendo delle giornate particolari, a causa dell'avvicendamento di Stefano Pioli, un tecnico giustamente molto amato dalla tifoseria, con Davide Ballardini, che da una parte può vantare una discreta carriera, comprendente una Supercoppa alla guida della Lazio, degli ottimi piazzamenti con squadre non proprio blasonate, come Cagliari e Palermo, e delle brillanti salvezze ottenute in epoca recente ( vedi il Genoa dello scorso campionato ), ma dall'altra si ritrova inseguito dal ricordo dello sconcertante rifiuto ad allenare il Bologna nel 2011, quando c'era da sostituire la meteora Bisoli ( la cosa fece molto arrabbiare tutti noi anche in considerazione del fatto che la carriera di allenatore delle giovanili del tecnico ravennate è partita proprio da Bologna a fine Anni '80 ). Alla luce di quanto detto dal nuovo mister in conferenza stampa, c'è da aspettarsi il massimo impegno possibile da parte sua per cancellare quella macchia: ad un certo punto ha dichiarato di tifare Bologna. Un modo per cercare di presentarsi bene, sapendo di subentrare ad un personaggio che lascia dietro di sè tanti rimpianti. Se vado a riguardare il passato della nostra squadra, comunque, devo dire che abbiamo avuto al timone quasi sempre degli ottimi tecnici. Io sono nato all'inizio del 1966, quindi di Felsner e Weisz ho potuto solo leggere le imprese sui libri rievocativi; Fulvio Bernardini l'ho visto all'opera come C.T. della Nazionale; di personaggi pittoreschi come Luis Carniglia e Oronzo Pugliese ne ho sentito parlare dai racconti di mio padre, mio fratello e altri tifosi Rossoblù più stagionati di me. Personalmente ho potuto vedere all'opera, per esempio, Edmondo Fabbri, capace di farci vincere una Coppa Italia e di condurci a ridosso delle prime in classifica pur avendo alle spalle una Società un po' ballerina. Altra Coppa Italia con Bruno Pesaola, ottimo tecnico alle prese con un presidente facoltoso, Luciano Conti, ma poco propenso ad allargare i cordoni delle borse. Ricordo Cesarino Cervellati, specialista delle salvezze, Marino Perani, capace di riscattarsi al suo secondo tentativo dopo un esordio disastroso, Gigi Radice, col quale sfiorammo la qualificazione in Coppa Uefa pur essendo partiti con una pesante penalizzazione e che, un paio di anni dopo, se ne andò sbattendo la porta quando scoprì che il presidente Fabbretti aveva venduto Roberto Mancini alla Sampdoria. Poi vennero gli anni difficili, quelli delle retrocessioni e della prima faticosa risalita, in cui si distinsero Giancarlo Cadè, che ci riportò in Serie B, il primo Mazzone, che non ebbe molta fortuna, Pietro Santin, da ricordare per la rissa, non solo verbale, col genio sregolato Domenico Marocchino. Giovan Battista Fabbri arrivò in coda ad un difficile campionato, ma fece un gran lavoro: se la squadra avesse sempre giocato come nelle dieci partite gestite da lui saremmo stati promossi senza il minimo sforzo ( invece ci salvammo solo nelle battute finali ). Ovviamente non dimentico Gigi Maifredi, che ci riportò in Serie A e per un certo periodo ci fece tornare a sognare, pur essendo arrivato da noi pressochè sconosciuto. Abbiamo avuto poi Franco Scoglio, durato lo spazio di un mattino, lo sfortunato ritorno di Radice, che non riuscì ad evitarci la retrocessione in B, per poi arrivare, dopo il secondo naufragio in Serie C, alla toccata e fuga di Zaccheroni, alla promozione mancata di un soffio da Edi Reja e al primo grande ciclo di Renzo Ulivieri, che ci riportò in Serie A, ma si rese protagonista dello scontro con Roberto Baggio ( sono da sempre convinto che senza certe sparate del tecnico toscano il campione vicentino non se ne sarebbe andato dopo una sola stagione ). Indimenticabile il ritorno di Carlo Mazzone, con cui sfiorammo la Coppa Uefa; particolare il rapporto di Bologna con Francesco Guidolin, arrivato dopo la breve parentesi di Sergio Buso, che confermò di essere un grande allenatore, ma dimostrò un brutto carattere, tale da portarlo ad offendere l'intera cittadinanza al termine di un rocambolesco pareggio con la Juventus e a dimettersi a poche ore dal via di un campionato ( almeno in questo caso aveva l'attenuante di aver visto partire Julio Cruz l'ultimo giorno del mercato ). Arrivo agli anni più recenti in cui, dopo il terzo ciclo di Mazzone conclusosi con la brutta retrocessione del 2005, abbiamo cambiato più volte timoniere, di pari passo con delle vicende societarie travagliate. Discreto il ritorno di Ulivieri ( sia pure inframmezzato dalla veloce apparizione di Mandorlini ), positiva l'esperienza con Daniele Arrigoni, a cui dobbiamo l'ultima promozione in Serie A, per poi arrivare a tecnici che hanno ballato una sola stagione o anche meno, come Mihajlovic, Papadopulo, Colomba e Malesani. A quest'ultimo va riconosciuto il grande merito di non aver smarrito l'orientamento nei giorni difficili del disastro-Porcedda, una situazione che avrebbe potuto avere conseguenze devastanti. Dunque, in 104 anni di storia abbiamo avuto molti allenatori, alcuni dei quali hanno lasciato un ricordo indelebile nel cuore dei tifosi. A Stefano Pioli, al di là della sua triste uscita di scena, resteremo tutti molto legati; per quanto riguarda Ballardini, auguriamoci che consegua dei risultati di una portata tale da farci dimenticare il suo sgradevole comportamento del 2011.
Paolo Milito

Mondino Fabbri... il cugino di mio marito... Fantastico!!!
RispondiEliminaLa mia nonna, vera megatifosa, ha cominciato ad andare allo stadio nel 1923, ha 10 anni, e quindi ha visto di tutto e di più... Io sono bolognese grazie a lei! Ma il "Bologna città di merda" di Guidolin, ancora non l'ho deigerito... >3