
Ferenc Puskás;
Budapest
(Ungheria) , 1° aprile 1927 – Budapest,
17
novembre 2006
Chi è il giocatore più forte che abbia calcato il palcoscenico del calcio? Cristiano Ronaldo? Maradona? Messi? Di Stefano? Pelè? Cruijff? Se questa domanda l’avessimo posta sul finire degli anni 50, la risposta sarebbe stata senz’altro Ferenc Puskas, che incantò il mondo con la sua potenza e la sua classe.
Fu uno dei massimi artefici dei risultati di una delle squadre mitiche della storia del calcio; la nazionale ungherese.
Nello stessa covata si ritrovarono, infatti oltre a Puskas anche Czibor, Kocsis ed Hidegkuti e con campioni di questa taglia il risultato non poteva che essere sempre a favore dei magiari.
Allo scoppio della rivolta del 1956, Puskas si trovava in tourneè con la sua squadra di club, la Honved e ritenne prudente al paro dei suoi compagni di non rientrare.
Per più di un anno stazionò con la famiglia a Bordighera nella vana attesa che una squadra italiana (Fiorentina ed Inter lo avrebbero fatto ben volentieri) potesse tesserarlo.
Alla fine andò in Spagna nel Real di Gento e Di Stefano i cui successi saranno noti a tutti gli amanti del calcio.
Il ruolo di Puskas era quello dell’interno sinistro, ma, stante lo schema di gioco dell’Ungheria (il WM), il ruolo di centravanti era occupato da Hidegkuti, altro grandissimo campione, ma proprio in ossequio al sistema,faceva il centravanti arretrato, interagendo con i due superbi interni, Puskas da un lato e Kocsis dall'altro che penetravano le difese avversarie come se fossero di burro.
Vinse tantissimo, gli mancò solo il campionato mondiale che l’Ungheria gettò al vento nel 54 ( anche per l’ostinazione del commissario tecnico reo di far scendere in campo ugualmente Puskas in finale sebbene infortunato ,ed allora non erano previste sostituzioni) perdendo 3-2 la finale con la Germania che era stata battuta nella fase iniziale 8-3!!!!
Nel suo palmarès la vittoria alle Olimpiadi del 1952, 3 Coppe dei Campioni, 1 Coppa Intercontinentale 1 Coppa di Spagna e 5 Campionati col Real Madrid mentre in Ungheria aveva vinto già 5 scudetti colla Honved
Nonostante il suo essere una punta anomala o un trequartista avanzato in carriera segnò più di 1000 goal e per uno che, comunque ,non era un centravanti classico, mi sembra un bottino epico.
Lo pongo al secondo posto, credo senza possibilità di contestazioni,della mia classifica.

Diego Armando Maradona Lanús (Argentina), 30 ottobre 1960
Ridurre il personaggio Maradona ad una scheda non è impresa ardua; è praticamente impossibile.
Maradona è stato tutto: destra e sinistra, potere e anarchia, professionismo ed inaffidabilità, denaro e favelas, tradimento e amicizia, astuzia ed idiozia, giustizia ed evasione fiscale, bulimia e digiuno, razionalità e cocaina; è praticamente impossibile descrivere il calciatore più forte mai visto sulla terra e difficilissimo affidargli un ruolo, non era una mezzapunta ma neanche un regista, non era un centravanti e neanche tanto un trequartista (anche se lo inserirò in questo ambito e ovviamente al primo posto) era solo Maradona e giocava dove gli pareva.
Le immagini sbiadite del memorabile goal all’Inghilterra nella semifinale dei mondiali del 1986 sono, forse, l’apporto mediatico più calzante per descrivere la classe ed i fondamentali di questa icona del calcio.
Altre parole potrebbero risultare banali e scontate, mi limiterò agli allori:
Vinse un Pallone d’oro alla carriera e un Campionato del Mondo (al secondo, quello di Italia nel 90, ci andò vicino);
Una Coppa Uefa, una Coppa Italia e due scudetti, nel Napoli; un Campionato argentino col Boca Juniors e una Coppa di Spagna col Barcellona.
Altri campioni vinsero di più ma detti trofei li vinse Maradona, prima della squadra in cui giocava Maradona!

Michel François Platini Jœuf (Francia) , 21 giugno 1955
Le cronache dicono che Platini sia stato l’unico centrocampista a vincere la classifica dei cannonieri del campionato di serie A.
Ma Platini era un centrocampista? Io non credo, “Le Roi Michel” era, come tutti i grandi campioni tanti ruoli messi insieme.
Organizzava ed ordinava il gioco, suggeriva alle punte e scendeva al limite dell’area per finalizzare l’azione; trequartista? ( lo metto al terzo posto in questa classifica, ma sicuramente non tutti condivideranno la mia scelta) Mezzapunta? Regista avanzato? Regista e basta? Perché farsi limitare da un’etichetta? Platini era Platini, il cervello e la classe, il giocatore che sdoganò dalla terza fascia di merito la nazionale di calcio francese, portandola a vincere gli Europei del 1984 gettando le basi ai futuri fasti della fine degli anni 90.
Platini, anche grazie all’apporto di un giocatore fenomenale come Tardelli ( e ,come lui, soffiato dalla Juventus all’Inter di Fraizzoli), permise ai bianco neri, dominatori, ma solo in patria, di assurgere finalmente al rango di prima donna del calcio europeo.
La famiglia era di origine italiana e trapiantata nei pressi di Nancy; da bambino aveva un fisico gracile che sembrava inadatto non solo al calcio ma a qualsiasi sport che avesse preveduto contatto fisico, ma la storia seguente avrebbe smentito tutti i presupposti fisici della sua infanzia.
Il bottino di una carriera luminosa è pingue: i tre Palloni d’oro conquistati danno l’idea della caratura del giocatore e della considerazione goduta presso il giornalismo sportivo; oltre essi, dopo una Coppa di Francia col Nancy ed una Campionato col Saint Etienne, vinse una Coppa Italia, due scudetti, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Coppa Intercontinentale, tutte con la Juventus, sua unica squadra dopo gli esordi transalpini.
Si ritirò nel 1987 ed intraprese la carriera di tecnico che però abbandonò in favore di quella di dirigente, più confacente al suo carattere di leader.
Oggi è presidente dell’Uefa e pare probabile se non certa una sua scalata vincente alla guida della Fifa, orfana del dimissionario Blatter. Le Roi avrà così raggiunto il suo scopo. Re sul campo e re fuori.
Chi è il giocatore più forte che abbia calcato il palcoscenico del calcio? Cristiano Ronaldo? Maradona? Messi? Di Stefano? Pelè? Cruijff? Se questa domanda l’avessimo posta sul finire degli anni 50, la risposta sarebbe stata senz’altro Ferenc Puskas, che incantò il mondo con la sua potenza e la sua classe.
Fu uno dei massimi artefici dei risultati di una delle squadre mitiche della storia del calcio; la nazionale ungherese.
Nello stessa covata si ritrovarono, infatti oltre a Puskas anche Czibor, Kocsis ed Hidegkuti e con campioni di questa taglia il risultato non poteva che essere sempre a favore dei magiari.
Allo scoppio della rivolta del 1956, Puskas si trovava in tourneè con la sua squadra di club, la Honved e ritenne prudente al paro dei suoi compagni di non rientrare.
Per più di un anno stazionò con la famiglia a Bordighera nella vana attesa che una squadra italiana (Fiorentina ed Inter lo avrebbero fatto ben volentieri) potesse tesserarlo.
Alla fine andò in Spagna nel Real di Gento e Di Stefano i cui successi saranno noti a tutti gli amanti del calcio.
Il ruolo di Puskas era quello dell’interno sinistro, ma, stante lo schema di gioco dell’Ungheria (il WM), il ruolo di centravanti era occupato da Hidegkuti, altro grandissimo campione, ma proprio in ossequio al sistema,faceva il centravanti arretrato, interagendo con i due superbi interni, Puskas da un lato e Kocsis dall'altro che penetravano le difese avversarie come se fossero di burro.
Vinse tantissimo, gli mancò solo il campionato mondiale che l’Ungheria gettò al vento nel 54 ( anche per l’ostinazione del commissario tecnico reo di far scendere in campo ugualmente Puskas in finale sebbene infortunato ,ed allora non erano previste sostituzioni) perdendo 3-2 la finale con la Germania che era stata battuta nella fase iniziale 8-3!!!!
Nel suo palmarès la vittoria alle Olimpiadi del 1952, 3 Coppe dei Campioni, 1 Coppa Intercontinentale 1 Coppa di Spagna e 5 Campionati col Real Madrid mentre in Ungheria aveva vinto già 5 scudetti colla Honved
Nonostante il suo essere una punta anomala o un trequartista avanzato in carriera segnò più di 1000 goal e per uno che, comunque ,non era un centravanti classico, mi sembra un bottino epico.
Lo pongo al secondo posto, credo senza possibilità di contestazioni,della mia classifica.

Diego Armando Maradona Lanús (Argentina), 30 ottobre 1960
Ridurre il personaggio Maradona ad una scheda non è impresa ardua; è praticamente impossibile.
Maradona è stato tutto: destra e sinistra, potere e anarchia, professionismo ed inaffidabilità, denaro e favelas, tradimento e amicizia, astuzia ed idiozia, giustizia ed evasione fiscale, bulimia e digiuno, razionalità e cocaina; è praticamente impossibile descrivere il calciatore più forte mai visto sulla terra e difficilissimo affidargli un ruolo, non era una mezzapunta ma neanche un regista, non era un centravanti e neanche tanto un trequartista (anche se lo inserirò in questo ambito e ovviamente al primo posto) era solo Maradona e giocava dove gli pareva.
Le immagini sbiadite del memorabile goal all’Inghilterra nella semifinale dei mondiali del 1986 sono, forse, l’apporto mediatico più calzante per descrivere la classe ed i fondamentali di questa icona del calcio.
Altre parole potrebbero risultare banali e scontate, mi limiterò agli allori:
Vinse un Pallone d’oro alla carriera e un Campionato del Mondo (al secondo, quello di Italia nel 90, ci andò vicino);
Una Coppa Uefa, una Coppa Italia e due scudetti, nel Napoli; un Campionato argentino col Boca Juniors e una Coppa di Spagna col Barcellona.
Altri campioni vinsero di più ma detti trofei li vinse Maradona, prima della squadra in cui giocava Maradona!

Michel François Platini Jœuf (Francia) , 21 giugno 1955
Le cronache dicono che Platini sia stato l’unico centrocampista a vincere la classifica dei cannonieri del campionato di serie A.
Ma Platini era un centrocampista? Io non credo, “Le Roi Michel” era, come tutti i grandi campioni tanti ruoli messi insieme.
Organizzava ed ordinava il gioco, suggeriva alle punte e scendeva al limite dell’area per finalizzare l’azione; trequartista? ( lo metto al terzo posto in questa classifica, ma sicuramente non tutti condivideranno la mia scelta) Mezzapunta? Regista avanzato? Regista e basta? Perché farsi limitare da un’etichetta? Platini era Platini, il cervello e la classe, il giocatore che sdoganò dalla terza fascia di merito la nazionale di calcio francese, portandola a vincere gli Europei del 1984 gettando le basi ai futuri fasti della fine degli anni 90.
Platini, anche grazie all’apporto di un giocatore fenomenale come Tardelli ( e ,come lui, soffiato dalla Juventus all’Inter di Fraizzoli), permise ai bianco neri, dominatori, ma solo in patria, di assurgere finalmente al rango di prima donna del calcio europeo.
La famiglia era di origine italiana e trapiantata nei pressi di Nancy; da bambino aveva un fisico gracile che sembrava inadatto non solo al calcio ma a qualsiasi sport che avesse preveduto contatto fisico, ma la storia seguente avrebbe smentito tutti i presupposti fisici della sua infanzia.
Il bottino di una carriera luminosa è pingue: i tre Palloni d’oro conquistati danno l’idea della caratura del giocatore e della considerazione goduta presso il giornalismo sportivo; oltre essi, dopo una Coppa di Francia col Nancy ed una Campionato col Saint Etienne, vinse una Coppa Italia, due scudetti, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Coppa Intercontinentale, tutte con la Juventus, sua unica squadra dopo gli esordi transalpini.
Si ritirò nel 1987 ed intraprese la carriera di tecnico che però abbandonò in favore di quella di dirigente, più confacente al suo carattere di leader.
Oggi è presidente dell’Uefa e pare probabile se non certa una sua scalata vincente alla guida della Fifa, orfana del dimissionario Blatter. Le Roi avrà così raggiunto il suo scopo. Re sul campo e re fuori.
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