Quanti ricordi! Ero uno sbarbato di 15 anni e ho frequentato lo stadio negli anni '78-'79-80 . (La prima partita che ho visto allo stadio, alla tenera età di 11 anni, fu Bologna-Cagliari, vinta dai rossoblù con una doppietta di Beppe Savoldi). Appena giravi la balaustra ed entravi in curva, tutto era uno spettacolo. L'immagine che vedevi ti colpiva come un arcobaleno in faccia, l'odore dei sorrisi degli sguardi era inebriante Bandieroni rossoblù che sventolavano in cielo, tutti i tamburi posizionati al loro posto pronti ad essere battuti all'unisono. I jeans a zampa d'elefante, i baschi gli striscioni tra i quali risaltava la scritta "COMMANDOS". Veramente un altro periodo. Nessuuno veniva chiamato con il proprio nome, anzi venivi etichettato subito con un soprannome, di solito buffo e simpatico che rispecchiava la tua fisicità o il tuo comportamento. Tutto Era un movimento, un organico, una musica dell'anima, un collettivo. Una emozione unica e rara. Esisteva un vero senso d'amicizia, e non mi riferisco a quel piacere occasionale di due persone che si rallegrano di essersi ritrovate. Ma è qualcosa che induce due persone a farsi carico l'uno dell'altra. "L'inutilità nell'avere e l'inevitabilità nel dare" recitava Gualtiero ( soprannominato Gas perchè prima di partire con la sua lambretta 150 sgasava fino a farla impazzire) un anziano di quel periodo ovviamente sempre presente in curva quando giocava "al Bulagna". Non era tutto piacevole e brillante, c'erano ovviamente scontri con le opposte tifoserie, ma sempre a mani nude, difficilmente si vedevano coltelli o addirittura pistole. Erano gli anni '70 regnavano le brigate rosse e i nar. Ma la politica si cercava di tenerla fuori dall'ambiente calcistico. Purtroppo non fu così per l'eroina e derivati, e quanti morirono abusandone. Il fatto che mi colpì di più era vedere l'avvocato vicino al fontaniere, il militare accanto al teppista, La bella donna che parlava e rideva con l'umaren. La curva era di tutti.
Chi era Roberto Melotti? Il Bimbo, soprannominato così per la sua somiglianza a Bud Spencer. Era intanto un capo ultras, e poi un amico. L'ho frequentato non molto, ero ancora piccolo avevo 15 anni.
Di lui posso dire che era guascone, audace, osava, si batteva per per ciò che credeva e per la verità. La provocava, la pretendeva, l'invocava, era sempre il primo ad esporsi per dimostrare che si può, si deve fosse solo per stile, perseguire sempre la verità in tutte le sue sfaccettature, pagando a volte il prezzo della propria vanità ferita, della propria "immagine" umiliata. Generoso senza misura, greve senza presunzione. Mi ricordo che una volta mi spiegò un concetto per lui importante, più o meno il senso era questo: "è una regola della vita che si possa (anzi si debba) imparare da tutti. Ci sono cose della serietà della vita che possiamo imparare dai ciarlatani e dai delinquenti, ci sono filosofie della vita che gli stolti possono insegnarci, ci sono lezioni di fermezza e di legge che provengono dal caso e da coloro che fanno parte del caso. Tutto è in ogni cosa".
Per molti esisteva la vanità, la gloria, l'immortalità, l'ansia di maggior ricchezza, ma lui preferva la semplicità.
Per me rimarrai sempre un amico, un ricordo indelebile scolpito nel mio cuore. Ciao Roberto.
Per chi fosse interessato a rivivere quel periodo e rivedere foto della curva immagini di quando eravamo più giovani, ecc... C'è un profilo su fb dedicato al "BIMBO".
Nicola Piazzi


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