Bologna, un affare da 40 milioni: ecco il piano Tacopina
L’offerta prevede salvezza del club, la A in tre anni e una holding con basket e baseball
di Massimo Vitali
di Massimo Vitali
Bologna, 4 settembre 2014 - TACOPINA aspetta una risposta da Guaraldi, che però non è ancora arrivata (ieri, contrariamente a quanto era stato da più parti annunciato, il numero uno rossoblù non ha incontrato i soci).
Bagni aspetta che Guaraldi fissi un appuntamento all’imprenditore svizzero, deciso pure lui a chiudere in tempi brevi. E poi c’è Bruni, assai più defilato nell’hit parade del gradimento di Guaraldi, ma che ha un pregio: non demorde.
La soluzione più praticabile per garantire un futuro al Bologna resta però quella a stelle strisce, di cui ieri si sono appresi nuovi importanti dettagli. Il fondo americano che si farebbe carico di salvare il club dall’altra parte dell’oceano è collegato alla proprietà dei Los Angeles Dodgers, storica franchigia del baseball Usa. Sul piatto gli americani sono pronti a mettere circa 40 milioni: nell’immediato 6 per rilevare l’albergo di Carloforte (sollevando così Guaraldi e un paio di soci dal peso ormai insostenibile delle garanzie sull’immobile) e 7,5 per l’aumento di capitale; a seguire, probabilmente già entro il prossimo giugno, i 28 che servono per coprire il debito.
LO SBARCO degli americani sotto le Due Torri prevede però molto di più che la scalata e il rilancio di un club in panne. L’idea degli investitori a stelle e strisce è infatti quella di costruire nel tempo un polo sportivo verticale, in grado di coinvolgere altre realtà cittadine, a cominciare, in ordine di priorità, da baseball e basket (Virtus o Fortitudo, è ancora presto per definirlo). Il tutto mettendo a frutto un’esperienza collaudata, maturata negli States ed esportata con successo alla Roma.
Sul piano immobiliare il progetto è ancora in via di definizione, ma il primo obiettivo è la ristrutturazione, ormai indifferibile, del Dall’Ara. Non c’è spazio, invece, per quel centro tecnico su cui in passato è andato a sbattere Cazzola e su cui adesso si è arenato lo stesso Guaraldi.
PRIMA che di rifare il Dall’Ara gli americani si preoccuperanno però di rifare il Bologna, o quanto meno di salvarlo dal crac. Il progetto che prevede Joe Tacopina presidente, Claudio Fenucci vice e Piergiorgio Bottai (attuale ad della Virtus pallacanestro) amministratore delegato, contempla il raggiungimento della serie A in tre anni.
E Guaraldi che fa? Prende nota e, forse, tempo: sempre ammesso che temporeggiare in questo caso aiuti. Se gli americani hanno fretta di chiudere e hanno fissato la dead line dell’operazione a fine mese, figurarsi (almeno in teoria) il Bologna, che tra dieci giorni deve scucire 5,4 milioni di stipendi con relativa Irpef.
Ieri tuttavia non c’è stato nessun cda né un incontro informale tra Guaraldi e i soci: il presidente si è limitato a informarli della necessità di un faccia a faccia urgente.
La lettera di intenti dei Tacopina Boys è già sul tavolo del numero uno rossoblù e dagli Usa chiedono le firme di tutti i soci per poter partire spediti.
Bagni aspetta che Guaraldi fissi un appuntamento all’imprenditore svizzero, deciso pure lui a chiudere in tempi brevi. E poi c’è Bruni, assai più defilato nell’hit parade del gradimento di Guaraldi, ma che ha un pregio: non demorde.
La soluzione più praticabile per garantire un futuro al Bologna resta però quella a stelle strisce, di cui ieri si sono appresi nuovi importanti dettagli. Il fondo americano che si farebbe carico di salvare il club dall’altra parte dell’oceano è collegato alla proprietà dei Los Angeles Dodgers, storica franchigia del baseball Usa. Sul piatto gli americani sono pronti a mettere circa 40 milioni: nell’immediato 6 per rilevare l’albergo di Carloforte (sollevando così Guaraldi e un paio di soci dal peso ormai insostenibile delle garanzie sull’immobile) e 7,5 per l’aumento di capitale; a seguire, probabilmente già entro il prossimo giugno, i 28 che servono per coprire il debito.
LO SBARCO degli americani sotto le Due Torri prevede però molto di più che la scalata e il rilancio di un club in panne. L’idea degli investitori a stelle e strisce è infatti quella di costruire nel tempo un polo sportivo verticale, in grado di coinvolgere altre realtà cittadine, a cominciare, in ordine di priorità, da baseball e basket (Virtus o Fortitudo, è ancora presto per definirlo). Il tutto mettendo a frutto un’esperienza collaudata, maturata negli States ed esportata con successo alla Roma.
Sul piano immobiliare il progetto è ancora in via di definizione, ma il primo obiettivo è la ristrutturazione, ormai indifferibile, del Dall’Ara. Non c’è spazio, invece, per quel centro tecnico su cui in passato è andato a sbattere Cazzola e su cui adesso si è arenato lo stesso Guaraldi.
PRIMA che di rifare il Dall’Ara gli americani si preoccuperanno però di rifare il Bologna, o quanto meno di salvarlo dal crac. Il progetto che prevede Joe Tacopina presidente, Claudio Fenucci vice e Piergiorgio Bottai (attuale ad della Virtus pallacanestro) amministratore delegato, contempla il raggiungimento della serie A in tre anni.
E Guaraldi che fa? Prende nota e, forse, tempo: sempre ammesso che temporeggiare in questo caso aiuti. Se gli americani hanno fretta di chiudere e hanno fissato la dead line dell’operazione a fine mese, figurarsi (almeno in teoria) il Bologna, che tra dieci giorni deve scucire 5,4 milioni di stipendi con relativa Irpef.
Ieri tuttavia non c’è stato nessun cda né un incontro informale tra Guaraldi e i soci: il presidente si è limitato a informarli della necessità di un faccia a faccia urgente.
La lettera di intenti dei Tacopina Boys è già sul tavolo del numero uno rossoblù e dagli Usa chiedono le firme di tutti i soci per poter partire spediti.
di Massimo Vitali

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