
Nils Gunnar Nordahl Hörnefors,(Svezia) 19 ottobre 1921 – Alghero,(Italia) 15 settembre 1995
Per permettergli di giocare a pallone ( a quei tempi in Svezia al calcio si giocava solo per divertimento) il Norkopping , la sua prima squadra di un certo livello, gli offrì un posto da pompiere e con quel soprannome lo ricordano i più.
Il Pompiere in realtà, faceva il fabbro tornitore in un paesino vicino al Circolo polare artico e ad un futuro nel calcio non ci pensava affatto.
Fu notato, però, da un allenatore ungherese che lo indicò alla Juventus che però, non ritenendolo adatto al calcio italiano, lo lasciò al Milan.
Nordahl era un agglomerato di 98 kg di muscoli per 185 cm. e si rivelò subito per quello che era, una vera e propria furia.
Nel suo incedere si trascinava dietro i difensori che avevano avuto la cattiva sorte di fronteggiarlo ,ma mai in modo scorretto, è d’uopo precisare che non ci troviamo di fronte ad un Chinaglia ,ad un Santillana o peggio ad un Suarez; Nordahl era correttissimo, piuttosto timido e aveva modi gentili ed affabili, dentro e fuori il campo., ma una forza fisica dirompente ed inarrestabile ed un tiro violentissimo.
Si narra che dopo una goleada alla Juve e a seguito dell’espulsione di Parola che aveva commesso un fallaccio proprio su di lui, Nordahl lo raggiunse all’ingresso del sottopasso dicendogli: “Scusa Carlo, mi dispiace per l’espulsione, ma non potevo non segnare”; inoltre che interrogato sul motivo per cui non tirasse i rigori (con la sua potenza avrebbe buttato dentro palla e portiere!) fosse solito rispondere che il rigore gli sembrava un’ingiustizia perché il tiratore avrebbe avuto molte più possibilità di segnare che il portiere di parare.
Innamorato a prima vista dell’Italia, fu determinante nel convincere i connazionali Gren e Liedholm a trasferirsi al Milan.
Il Barone, il Professore ed il Pompiere diedero vita ad un terzetto epico che tutti i tifosi di una certa età non possono non ricordare e che quello olandese, peraltro stellare, (Van Basten, Rijkaard, Gullit) avrebbe solo avvicinato
In carriera segnò 469 goal di cui 235 in serie A tra Milan e Roma (dove terminò la carriera agonistica)
Oltre all’Oro olimpico con la nazionale Svedese, vinse 4 campionati col Norkopping e 2 Scudetti col Milan.
A fine carriera lasciò completamente il calcio, ma il suo amore per l’Italia non venne mai meno, scegliendola ogni anno per le sue vacanze; l’ultima delle quali ad Alghero ove si spense a seguito di un infarto all’età di 74 anni.
Al 4° posto tra gli attaccanti di ogni tempo.

Marcel “Marco” van Basten; Utrecht,(Olanda) 31 ottobre 1964
Il Cigno di Utrecht non si era aggiudicato questo soprannome per caso; uno dei centravanti più micidiali della storia del calcio, aveva, nonostante il metro e novanta di altezza, un tocco da rifinitore e una classe pari alle grande stelle della trequarti campo.
La sua carriera, che raggiunse momenti fulgidissimi con Milan ed Ajax le sue due uniche squadre, fu funestata da una sequela interminabile di infortuni che lo portarono ad un ritiro anticipato a soli trent’anni di età e a seguito di un calvario di due anni spesi nel tentativo di sistemare delle caviglie ormai prive di cartilagine articolare.
Carattere ombroso ma sempre cordiale e soprattutto, da buon olandese, incapace di bizantinismi e strategie comportamentali tese al gradimento del pubblico.
Elencare i suoi capolavori e i momenti eclatanti di una carriera breve ed intensa, sembra pratica superflua, essendo ben stampati nella memoria dei tifosi rossoneri e degli amanti del calcio tutti.
Tra i suoi allori, oltre al Campionato Europeo conquistato dall’Olanda col suo decisivo apporto, si devono ascrivere anche una Coppa delle Coppe,3 Campionati Olandesi e 3 Coppe d’Olanda con l’Ajax nonché 4 Scudetti, 2 Champions League e 2 Coppe Intercontinentali col Milan, senza contare i 3 Palloni d’oro e una Scarpa d’oro.
Totalmente mise a segno circa 300 goal e considerando la brevità dell’attività agonistica effettiva (tra i vari infortuni ed il ritiro precoce) salta subito all’occhio l’unicità di questo campione assoluto.
Come succede a tanti grandi calciatori, la successiva carriera di allenatore non ha dato grandi soddisfazioni; il tutto è culminato con le dimissioni dalla panchina dell’AZ Alkmaar a seguito di un periodo di forte ansia dovuta alla necessità di fornire prestazioni e successi in un mondo che macina uomini ed eventi.
Oggi è nello staff tecnico dell’allenatore della nazionale Blindt e sembra aver ritrovato la tranquillità che aveva perduto.
Al terzo posto assoluto tra gli attaccanti centrali di ogni tempo.
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