QUESTIONE DI STILE
Joe Tacopina, che tipo. Lo incontri, scambi due parole, sì perché lui non si tira mai indietro, ti ascolta e poi ti risponde sorridendo, con quel suo modo di sorridere che ti da un grande senso di serenità e sicurezza, poi una stretta di mano e via. Ma se anche tu lo guardi con attenzione non puoi non rimanere impressionato da quello sguardo magnetico, ti fissa con certi occhi che, s’ insomma, ti chiedi dove potresti averli visti, poi ci pensi bene e ti viene in mente: ha gli occhi di un cobra, ecco, proprio così, di taglio leggermente arquato e neri, nerissimi, potresti temere che da un momento all’altro ti morda per inocularti il veleno. Sono occhi magnetici, lui ti guarda e in qualche modo ti senti posseduto. E’ fatta, l’imprinting è partito, e hai già voglia di incontrarlo un’altra volta, perché vicino a lui ti senti protetto. Non c’è niente da fare, così si nasce non si diventa, quel qualcosa che fa la differenza c’è chi ce l’ha e chi no, lui ne ha da vendere. Ma c’è un altro particolare che lo rende diverso dagli altri: lo stile. Colloqui con Sindaco, Assessore e Monsignor Vecchi a parte, che danno comunque già un’idea di come Tacopina sa muoversi in certi ambienti, quello che più ha colpito l’opinione pubblica e noi tifosi sono stati due gesti di una semplicità disarmante: la visita a Giuseppe Gazzoni Frascara a Villa Toniolo, con quella foto per certi versi commovente di un uomo ormai sul viale del tramonto, con gli occhi stanchi, l’ultimo Presidente vero del Bologna, colui che ci regalò giocatori di altra categoria, un nome su tutti: Baggio. E Tacopina che gli tiene affettuosamente il braccio, come per dire: sono qui, non mi sono dimenticato di te, magari non ne ho bisogno ma dammi qualche consiglio; e poi quell’idea fantastica di proporgli la presidenza onoraria che spero vivamente vada a buon fine. Sarebbe un giusto riconoscimento ad un vero signore che per il Bologna ha combattuto contro i poteri forti uscendone sconfitto e beffeggiato, anche se l’ultima parola non è ancora stata scritta. E il secondo gesto, la visita in Certosa ai nostri grandi del calcio: Schiavio, il Bulgaro e il Presidentissimo con un saltino, e perché no, alla tomba di Lucio. Sono gesti per noi inusuali, ma che per gli Americani hanno un grande significato. Per loro chi ha scritto la storia è un eroe, noi tendiamo a dimenticare. Infatti, quanti tifosi sono andati a portare un fiore sulla tomba del Capitano da quando ci ha lasciato? Certamente molti e molti di meno di quanto meritasse. Tacopina non se n’è dimenticato. E che dire di quando è salito alla terrazza Bernardini poco prima della conferenza stampa di presentazione, quando ha visto lo stemma del Bologna dipinto sul pavimento? Qui bisogna transennare! Lo stemma del Bologna non si calpesta! Grande. Qualcuno potrà pensare che molto di ciò che fa è costruito ad arte per fare scena e ottenere consensi. Noi non ne siamo del tutto convinti. Lo stile è stile, c’è chi ce l’ha e chi no, lui ce l’ha. E poi qual’era l’alternativa? Era questa: ore 15:00 squilla il telefono, pronto? Hello, good morning Doctor Zanetti, I’m Joey Saputo from Canada, how are You?….. Che staga atento sior, ero drio a far la penichella e me g’ha un tantinin rotto i zebedei, e po’ mi con lu de calcio non parlo, me faga al piaser, c’al ciama Baraldi, e me staga ben….. Chiusa la comunicazione. Beh, noi fra un uomo che considera qualsiasi altro essere umano poco più di nulla, e l’altro che entra in un bar di Via Indipendenza e chiama per nome il barista ricordando come si chiama….. Beh, noi scegliamo il secondo. E’ tutta questione di stile
Giampiero Volpi
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