Klas Ingesson è stato uno dei calciatori più amati a Bologna, nonostante abbia militato nella compagine rossoblu per soli due anni. Si è fatto voler bene perché era un uomo per bene (ed essere obbligato ad usare un verbo al passato mi fa scendere una lacrima...).
Conoscendo da vicino gli abitanti del nord Europa, posso dire che Ingesson era uno scandinavo tipico: onesto, lavoratore, sincero, che non si tira mai indietro.
In quel biennio fantastico 1998-99 e 1999-2000 Klas fece onore alla maglia ed a quel numero, l'8 che fu di Bulgarelli, e fu uno dei migliori mediani che io ricordi, lottando su ogni pallone, come faceva nella vita. Fu uno degli artefici della splendida cavalcata in coppa Uefa, interrotta troppo presto, così come la sua vita.
Si fece voler bene con quella semplicità che caratterizza i Grandi. Mai un gesto fuori posto, mai una polemica, ma solo sudore ed impegno, in allenamento come in partita.
Ed ai bolognesi piacciono le persone così. Fu vero amore.
Oggi un altro Ingesson fa oggi parlare di sé; è David, suo figlio minore, 15 anni, calciatore anch'egli. Ha partecipato al torneo organizzato in memoria di suo padre e in un'intervista ad expressen.se ha dichiarato ”Vorrei giocare in Italia come papà. Era il mio idolo, naturalmente. Il mio obiettivo è la serie A. Sono milanista, però tutti a Bari e Bologna sono così fantastici che sarebbe bellissimo giocare anche lì un giorno”.
Che dire, rivedere un Ingesson al Dall'Ara, con la nostra maglia sulle spalle, forse sarebbe un modo per ricordarci che la vita continua, anche quando fisicamente le persone cui teniamo non ci sono più il loro ricordo continua a brillare nei nostri cuori.
Sasha Gallo, Il Bologna visto da Helsinki

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