Chi era
Dall'Ara? Dall'Ara non era, "è", perchè alcune persone vivendo
fanno la storia e saranno per sempre, non sono semplicemente state. Renato
Dall'ara è un signore che di Bologna e per il Bologna ha vissuto, Renato
Dall'Ara è un signore che di Bologna e per il Bologna è morto.
Nasce a
Reggio Emilia il 10 Ottobre 1892 imprenditore di umili origini, nel dopoguerra
si trasferisce a Bologna (parliamo del primo dopoguerra, quello della prima
guerra mondiale nella quale aveva combattuto con il grado di Maresciallo di
cavalleria). Nel capoluogo Felsineo avvia una ditta di maglieria che lo rende
facoltoso, miliardario. A consacrare il suo successo finanziario, rendendo
celebre il suo maglificio è una giacca di maglia, lanciata sul mercato con il
marchio "Norge" (ispirata alla giacca del Generale Umberto Nobile, che
Dall'Ara aveva visto in foto). Perfetto stereotipo dell’uomo che si è fatto da
se, Renato Dall’Ara rimarrà amatissimo dai Bolognesi. Famoso per la sua semplicità
e per le sue gaffes derivanti da quello che sarà un perenne “conflitto” con la
lingua italiana. Si definiva “piccolo industriale di provincia con l'hobby del
calcio” Sposato con la signora Nella. Niente figli, solo il Bologna... il Bologna era la
sua famiglia, i giocatori i suoi ragazzi, “i suoi ragazzuoli”.
Dall'Ara
assieme a Paolo Mazza e a Raimondo Lanza di Trabia, è considerato l'inventore della sede fissa
del calciomercato (a Milano a partire dagli anni 50).
Aveva una
visione tutta sua del mercato «Il migliore modo di acquistare è quello di non vendere». A causa di questa “filosofia”
fu tacciato di avarizia. Non era avaro, era parsimonioso e nel tempo abbiamo forse imparato a rivalutare questo suo concetto, vedendo altri presidenti
scialacquare il nostro seppur misero patrimonio di cartellini.
I RossoBlu in quegli anni, gli anni nei quali Dall’Ara approda a Bologna, gli anni nei
quali consacra la propria figura di imprenditore capace, vince due scudetti i suoi primi (sarebbero 3 a
voler essere pignoli ma quello del 1927 fu revocato e mai assegnato), e inaugura il primo campionato a girone unico da campione (1929-30). Sono anni d'oro per il Bologna anche a livello
internazionale che conquista la "Coppa Europa Centrale". Ai suoi
vertici c'è Leandro Arpinati (Podestà di Bologna e braccio destro di
Mussolini, praticamente il numero 2 del fascismo Italiano).
Leandro
Arpinati nell'aprile del 1933 a seguito di un dissidio con Achille
Starace (segretario del partito Fascista) oltre che con Mussolini stesso, cade
in disgrazia. Nel 1934 viene poi arrestato e messo al confino. Il suo nome
non doveva nemmeno essere più pronunciato. Serviva quindi una figura nuova alla
guida del Bologna, un uomo forte. Il Partito Fascista Bolognese impose Renato
Dall'Ara. Da prima come commissario straordinario e poi come presidente. Lo fu per
30 anni dal 1934 al 1964 (fino alla sua morte).
Con lui
siamo stati lo squadrone che faceva tremare il mondo, con lui abbiamo giocato
come si gioca solo in Paradiso, con lui abbiamo vinto cinque scudetti, una
Coppa Europa, una Mitropa, un Trofeo Expo di Parigi, una Coppa Alta Italia. ( e
non dimentichiamo che nel 1934 la Nazionale italiana si laureò campione del mondo grazie ad un gol
del “nostro” Angelo Schiavio in finale)
Nel dopoguerra,
(parliamo del secondo dopoguerra, quello della seconda guerra mondiale) venne
promossa un'assemblea dei soci (da un centinaio di appassionati) al cinema
"Modernissimo",si ricostituì la società tornando alla vecchia
denominazione sociale di Bologna Football Club, e l'elezione del
presidente fu un plebiscito: Renato Dall'Ara.
Purtroppo
però, per molti anni, non riuscì a ripetere i successi precedenti. Fu investito
da numerose critiche. Poi venne la geniale intuizione di ingaggiare Fulvio Bernardini
come allenatore agli inizi degli anni sessanta. Scelta azzeccata che ci avrebbe portato a vincere il nostro settimo (e ultimo) scudetto. Probabilmente punto
nell’orgoglio dalle contestazioni e dallo spauracchio del petroliere Attilio
Monti che una grossa fetta di tifoseria (una larga maggioranza) voleva come
presidente mise in opera quella squadra che non solo vinse lo scudetto, ma che
si meritò il titolo di “paradisiaca”
perché un calcio così, lo si gioca solo in Paradiso.
Quello che
abbiamo vinto nella nostra storia, lo abbiamo vinto quasi tutto con lui, con il
nostro Commendatore, con il nostro Presidentissimo. Con lui abbiamo vinto… chi?
noi... il Bologna. Perchè lui è stato il Bologna e il Bologna è stato tanto lui
e dopo di lui il Bologna non è più stato tanto. Come se fosse morto un
pochino... lì, quel giorno a Milano, nella sede della Lega nazionale e
precisamente nella saletta del presidente dott. Giorgio Perlasca. Perchè
Dall'Ara non è morto a Bologna. Per uno gioco del destino (e non solo.. anche
per un gioco degli uomini, che di essere uomini non sempre sono degni) Renato a
Bologna non ci è nato e non ha nemmeno potuto morirci.
“Il comm.
Renato Dall’Ara, da trent’anni presidente del Bologna, è deceduto verso le ore
17,30 per infarto cardiaco nella sede della Lega nazionale e precisamente nella
saletta del presidente dott. Giorgio Perlasca”.
Si dice che
il suo cuore non abbia retto alle emozioni del campionato più avvincente del
suo Bologna.
Emozioni,
campionato avvincente.. non sono gli aggettivi che ho in mente, non credo
fossero nemmeno quelli in animo a Renato Dall’Ara. Il campionato del 1964
(vinto dal Bologna il 7 giugno 1964 in spareggio con
l’Inter, a Roma in campo neutro), non fu “avvincente”, non fu "emozionante”… fu
truccato, fu falsato. O quanto meno ci si provò. Si tentò di infangare il
Bologna, di sotterrarlo sotto ad un’assurda accusa di Doping. Per il cuore
malato di Dall’Ara fu troppo.
Morì il 3 Giugno 1964 mentre si trovava a
colloquio con il “rivale” Angelo Moratti (Presidente dell’Inter) e con il Dott.
Giorgio Perlasca.
Era una
riunione preparatoria in vista della partita dello spareggio scudetto (prima ed
unica volta nella storia del calcio italiano)
Quella
finale scudetto (vinta 2 a
0 dal Bologna) si è giocata senza di lui, si è vinta senza di lui, ma per lui.
Il primo scudetto dopo tanti anni, dopo tante critiche.
I giocatori, i suoi ragazzuoli, non poterono nemmeno partecipare al suo funerale (in ritiro per la finalissima),
la partita NON fu rinviata. The show must go on.
«Fiat
lux! » … Facci luci…

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