
Marco Tardelli
Capanne di Careggine( Lucca), 24 settembre 1954
Il mitico “Schizzo” “il più grande centrocampista della storia del calcio” secondo il famoso allenatore brasiliano Claudio Coutinho. Un giocatore eclettico, nato terzino fluidificante, trasformato da Parola e Trapattoni in centrocampista incontrista, lasciato libero da Bearzot di fare quel che gli sembrasse più vantaggioso per la nazionale, senza dimenticare, però, di dare un occhio al giocatore più forte degli avversari.
Non ha mai amato Rivera e resta negli annali il cartellino giallo ricevuto, per averlo falciato dopo tre secondi di gioco.
Dopo il suo esordio nel Pisa e il passaggio al Como , fu notato dagli osservatori dell’Inter che decisero di portarlo a Milano; ma la trattativa si dilungò eccessivamente e così si inserì la Juventus che, con soli 950 milioni di lire cash, lo soffiò ai nerazzurri.
Al suo arrivo a Torino, Boniperti lo prese sotto braccio e ricordandogli le sue posizioni politiche vicine all’estrema sinistra, gli disse che nella Juve non erano previste rappresentanze sindacali.
In carriera Tardelli ha vinto tutto ciò che era possibile vincere, giocando in tutti i ruoli eccetto portiere e centravanti.
Il suo urlo liberatorio dopo il magnifico goal alla Germania, nella finale del Mundial spagnolo dell’82,rimarrà per sempre nell’immaginario collettivo della “football community” e rappresenta l’icona stessa del calcio italiano.
Corridore prodigioso, nonostante le 20 sigarette giornaliere, fu anche un classico esempio di latin lover ( essendo anche l’unico a cui Moana Pozzi, diede 8 nel suo libro di memorie!!).
Oltre al già citato campionato del mondo dell’82, Tardelli vinse con la Juventus una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Coppa Uefa, nonché 5 scudetti e due Coppe Italia.
Nella seguente carriera di allenatore vinse il Campionato d’Europa under 21 nel 2000.
Per me il numero uno indiscusso dei centrocampisti d’ogni epoca.

Andrés Iniesta Luján
Fuentealbilla (Spagna), 11 maggio 1984
“
Messi senza Don Andres perde il 50% della sua potenzialità”, parole di Johann Cruijff, uno che di pallone se ne intende!
Noi siamo perfettamente d’accordo; il duo Xavi/Iniesta è stato determinante per la parabola esponenziale del Barcellona, ben oltre la classe del campione argentino.
Iniesta, in particolare, si è sempre saputo districare a meraviglia nelle maglie centrali del centrocampo catalano, assumendo via via, il ruolo di incontrista, di regista e di appoggio alle punte.
Dribblatore funambolico, possiede giocate da giocatore di calcio a 5 (sport da lui praticato in gioventù) che lo rendono praticamente immarcabile. La Spagna non ha sostituti in quel ruolo e quando lui abbandonerà il calcio giocato si avrà chiara la portata della sua assenza.
Al posto d’onore della mia classifica dei centrocampisti di ogni tempo, in carriera ha vinto: un Campionato del Mondo e due Campionati d’Europa con le Furie Rosse, col Barcellona quattro Champions League e 2 Coppe Intercontinentali, oltre che sette campionati e tre coppe di Spagna.
Ha ancora 31 anni, il palmarès sarà senz’altro rimpinguato prima del termine della carriera.

José Leandro Andrade Salto
(Uruguay), 20 novembre 1901 – Montevideo
(Uruguay), 5 ottobre
1957
La Maravilla Negra, l’Eroe dei 2 Mondi venne al mondo nella poverissima favela di Salto da madre argentina e padre brasiliano; le pessime condizioni economiche della famiglia, lo indussero a tentare di sbarcare il lunario facendo il calzolaio, senza rinunciare alla sua passione per la musica, esercitata suonando il tamburo ed il violino.
Le sue enormi potenzialità atletiche e la sua classe cristallina lo fecero subito notare dal Bella Vista che lo fece giocare sulla fascia destra, anche se lui preferiva il centro del campo, dove, nel corso della partita, si portava immancabilmente
Poi militò nelle maggiori squadre di club della nazione ovvero Nacional e Penarol.
Convocato in nazionale in vista delle Olimpiadi di Parigi del “24, essa riesce a partire, tra mille peripezie, a causa della mancanza di denaro e una volta sbarcata in Spagna, si mantiene giocando partite a pagamento con squadre locali, coi proventi delle quali, riesce ad arrivare a destinazione.
Di quella competizione Andrade è l’assoluta star, gioco fantasioso, fitta rete di passaggi in velocità, il pallino del gioco è sempre nelle mani di questo calciatore fortissimo che impone ai suoi di muoversi anche senza palla, una novità per l’epoca!
Oltre alle grandi capacità calcistiche, Andrade fu anche un “viveur” dedito all’alcool e alle belle donne; proprio durante le olimpiadi parigine, una notte si dileguò dalla sua camera, fu ritrovato il giorno dopo nel letto della famosa Josephine Baker, attorniato dalla stessa e da altre tre ragazze; condotto direttamente allo stadio per affrontare la Francia fu principale artefice del successo per 5-1 della “Celeste” sui padroni di casa.
Il successo fu bissato nel 1928, ma la vittoria più grande la ottenne nel 1930, quando l’Uruguay si aggiudicò la prima edizione del campionato del Mondo. In quel frangente Andrade non è più l’agile funambolo degli anni precedenti ma si è trasformato nel metronomo che da i tempi e le architetture del gioco.
Una volta terminata la carriera, non riuscì a reinventarsi un ruolo nel calcio e nemmeno in altri campi; dedito sempre più all’alcool e dimenticato da tutti, si spense nell’Ottobre del 1957, il cadavere fu ritrovato dopo qualche giorno; aveva vicino una vecchia scatola di scarpe con dentro le medaglie ricevute nella sua carriera.
Lo pongo senza alcuna esitazione, anche se molti non ne avranno neanche sentito il nome, al terzo posto della classifica “all time” dei centrocampisti.
La Maravilla Negra, l’Eroe dei 2 Mondi venne al mondo nella poverissima favela di Salto da madre argentina e padre brasiliano; le pessime condizioni economiche della famiglia, lo indussero a tentare di sbarcare il lunario facendo il calzolaio, senza rinunciare alla sua passione per la musica, esercitata suonando il tamburo ed il violino.
Le sue enormi potenzialità atletiche e la sua classe cristallina lo fecero subito notare dal Bella Vista che lo fece giocare sulla fascia destra, anche se lui preferiva il centro del campo, dove, nel corso della partita, si portava immancabilmente
Poi militò nelle maggiori squadre di club della nazione ovvero Nacional e Penarol.
Convocato in nazionale in vista delle Olimpiadi di Parigi del “24, essa riesce a partire, tra mille peripezie, a causa della mancanza di denaro e una volta sbarcata in Spagna, si mantiene giocando partite a pagamento con squadre locali, coi proventi delle quali, riesce ad arrivare a destinazione.
Di quella competizione Andrade è l’assoluta star, gioco fantasioso, fitta rete di passaggi in velocità, il pallino del gioco è sempre nelle mani di questo calciatore fortissimo che impone ai suoi di muoversi anche senza palla, una novità per l’epoca!
Oltre alle grandi capacità calcistiche, Andrade fu anche un “viveur” dedito all’alcool e alle belle donne; proprio durante le olimpiadi parigine, una notte si dileguò dalla sua camera, fu ritrovato il giorno dopo nel letto della famosa Josephine Baker, attorniato dalla stessa e da altre tre ragazze; condotto direttamente allo stadio per affrontare la Francia fu principale artefice del successo per 5-1 della “Celeste” sui padroni di casa.
Il successo fu bissato nel 1928, ma la vittoria più grande la ottenne nel 1930, quando l’Uruguay si aggiudicò la prima edizione del campionato del Mondo. In quel frangente Andrade non è più l’agile funambolo degli anni precedenti ma si è trasformato nel metronomo che da i tempi e le architetture del gioco.
Una volta terminata la carriera, non riuscì a reinventarsi un ruolo nel calcio e nemmeno in altri campi; dedito sempre più all’alcool e dimenticato da tutti, si spense nell’Ottobre del 1957, il cadavere fu ritrovato dopo qualche giorno; aveva vicino una vecchia scatola di scarpe con dentro le medaglie ricevute nella sua carriera.
Lo pongo senza alcuna esitazione, anche se molti non ne avranno neanche sentito il nome, al terzo posto della classifica “all time” dei centrocampisti.
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