
Nils Erik Liedholm Valdemarsvik,(Svezia) 8 ottobre 1922 – Cuccaro Monferrato,(Italia) 5 novembre 2007
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Tranquillo, papà: un anno, massimo due, e poi torno”. Queste le parole del giovane Liedholm alla vigilia del suo trasferimento al Milan nell’Agosto del 1949!
Alla fine, dall’Italia non si mosse più, vestendo progressivamente i panni di grandissimo calciatore, immenso allenatore e validissimo vignaiolo.
Col connazionale Gren diede vita ad una delle linee centrali più “cerebrali” della storia del calcio, finalizzata a stoppare i “pensatori” avversari e a lanciare l’altro, grandissimo, connazionale Nordahl..
Si racconta che gli fu tributato un applauso a scena aperta da tutto S.Siro, quando sbagliò il primo passaggio dopo un anno e mezzo in cui non ne aveva fallito nemmeno uno!
Con la nazionale svedese diede vita ad un periodo d’oro sul finire degli anni 50, arrivando ad un soffio dalla conquista del mondiale…purtroppo trovò sulla loro strada il Brasile di Garrincha e il trio Pelè,Vavà e Didì!
Appese le scarpette al chiodo, la sua intelligenza tattica non poteva essere vanificata e così diventò allenatore, un allenatore che ha fatto storia e che è stato d’ispirazione per tutti quelli che sono venuti dopo, uno degli allenatori che portò “il gioco a zona” nel tempio della “marcatura a uomo”, provocando uno sbrodolamento di critiche da parte di tutti i commentatori sportivi dell’epoca.
In carriera, un oro olimpico con la nazionale svedese, 5 scudetti (4 da giocatore ed 1 da allenatore )col Milan ed uno, sempre da allenatore con la Roma, con l’aggiunta di 3 Coppe Italia.
Lo metto al sesto posto della classifica all time dei centrocampisti.
Morì a ottantacinque anni nella sua casa in Piemonte dove produceva un ottimo vino.
Persona garbata ebbe il soprannome di Barone e mai soprannome fu più adeguato; ironico e sempre sincero, forse l’unica bugia della sua vita fu quella detta al padre prima di lasciare la Svezia….

Helmut Haller; Augusta,(Germania) 21 luglio
1939 – Augusta, 11 ottobre
2012
Al settimo posto della classifica dei più forti centrocampisti di sempre, ho messo Haller, forse Gullit è stato più forte e ha vinto molto di più, ma i motivi “sentimentali” hanno avuto il sopravvento.
Haller, essendo nato ad Augsburg, era tedesco, ma un tedesco sui generis: allegro, scanzonato, guascone, amante della bella vita e con un pizzico di follia nel suo gioco e nelle sue prese di posizione.
La dirigenza del Bologna lo preferì a Sivori e, secondo me, a ragione.
Venne a Bologna come trequartista e fu l’ispiratore massimo di Nielsen che, grazie ai suoi suggerimenti illuminati, riuscì a vincere per ben due volte, la classifica dei marcatori.
Il rapporto di Haller con Nielsen fu altalenante e alla fine, conflittuale, tanto che, anche a causa dell’espressa richiesta di averlo del tecnico Vycpalek, dopo sei campionati a Bologna, fu preso dalla Juventus.
A Torino il suo ruolo mutò in centrocampista di destra, più ispiratore del gioco che assist man; anche qui le cose andarono benone e, fatte salve qualche scorribanda alimentare e qualche insubordinazione (adeguate alle consuetudini dei tempi ) il contratto fu onorato con reciproca soddisfazione.
Ebbe una moglie (un vero e proprio cerbero!) che fungeva anche da pierre e da agente; una moglie molto rigida dal controllo della quale fece di tutto per sottrarsi.
Giocò anche per lungo tempo in nazionale e il suo apporto risultò determinante in occasione del mondiale del 1966 dove si caricò sulle spalle una squadra media e la portò in finale contro i padroni di casa dell’Inghilterra.
I suoi allori furono relativamente limitati:
3 scudetti. 2 con la Juventus e 1 (ahimè, l’ultimo) col Bologna.
Morì nel 2012,a causa del Morbo di Alzheimer, nella sua casa di Augsburg.
Al settimo posto della classifica dei più forti centrocampisti di sempre, ho messo Haller, forse Gullit è stato più forte e ha vinto molto di più, ma i motivi “sentimentali” hanno avuto il sopravvento.
Haller, essendo nato ad Augsburg, era tedesco, ma un tedesco sui generis: allegro, scanzonato, guascone, amante della bella vita e con un pizzico di follia nel suo gioco e nelle sue prese di posizione.
La dirigenza del Bologna lo preferì a Sivori e, secondo me, a ragione.
Venne a Bologna come trequartista e fu l’ispiratore massimo di Nielsen che, grazie ai suoi suggerimenti illuminati, riuscì a vincere per ben due volte, la classifica dei marcatori.
Il rapporto di Haller con Nielsen fu altalenante e alla fine, conflittuale, tanto che, anche a causa dell’espressa richiesta di averlo del tecnico Vycpalek, dopo sei campionati a Bologna, fu preso dalla Juventus.
A Torino il suo ruolo mutò in centrocampista di destra, più ispiratore del gioco che assist man; anche qui le cose andarono benone e, fatte salve qualche scorribanda alimentare e qualche insubordinazione (adeguate alle consuetudini dei tempi ) il contratto fu onorato con reciproca soddisfazione.
Ebbe una moglie (un vero e proprio cerbero!) che fungeva anche da pierre e da agente; una moglie molto rigida dal controllo della quale fece di tutto per sottrarsi.
Giocò anche per lungo tempo in nazionale e il suo apporto risultò determinante in occasione del mondiale del 1966 dove si caricò sulle spalle una squadra media e la portò in finale contro i padroni di casa dell’Inghilterra.
I suoi allori furono relativamente limitati:
3 scudetti. 2 con la Juventus e 1 (ahimè, l’ultimo) col Bologna.
Morì nel 2012,a causa del Morbo di Alzheimer, nella sua casa di Augsburg.
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