
Francisco das Chagas Marinho, conosciuto anche come Francisco Marinho
Natal,(Brasile) 8 febbraio 1952 – João Pessoa,(Brasile) 1º giugno 2014
Francisco Marinho non ha vinto praticamente alcun trofeo in carriera.
Eccetto che nel Botafogo, non è riuscito a rimanere per più di due stagioni nelle fila di una delle tante squadre brasiliane o statunitensi in cui ha militato; eppure ha lasciato un ricordo indelebile negli sportivi, soprattutto in quelli che sono stati giovani negli anni 70.
Da bambino, venne costretto dai fratelli a giocare in difesa perché il più piccolo tra loro, lui aveva la vocazione all’attacco ma si dovette accontentare, per poter giocare, a farlo da difensore di fascia.
Una volta diventato calciatore professionista, non inibì il suo istinto e raccolto l’esempio di Djalma Santos, lo amplificò al punto di trascurare la fase difensiva, facendo infuriare più di un portiere.
Lui era solito rispondere che se il terzino attaccava, la punta avversaria sarebbe dovuta retrocedere in copertura e quindi si sarebbe rischiato di meno.
Esploso al mondiale del 74 in Germania, era, con tutta probabilità, il calciatore che mancò all’Olanda per dominare il mondo del calcio.
Era genio e sregolatezza, una versione carioca di George Best e di Best ha fatto la stessa fine, stroncato, in povertà, a soli 62 anni dalla cirrosi epatica, dopo una vita di eccessi alcoolici e con le donne.
Era solito dire di aver posseduto più donne di quanti calci avesse dato al pallone e il soprannome di Diablo Louro (diavolo biondo) gli calzava a pennello.
Se fosse stato meno anarchico e agli ordini di allenatori meno accondiscendenti nei suoi confronti, con tutta probabilità sarebbe stato uno dei più grandi giocatori di fascia in assoluto, invece è costantemente rimasto un “terzino inaffidabile” che, tuttavia, occupa, a mio avviso senza rivali, il secondo posto di sempre in questo ruolo.

Dejalma dos Santos, meglio noto come Djalma Santos San Paolo (Brasile), 27 febbraio 1929 – Uberaba,(Brasile) 23 luglio 2013
L’archetipo del terzino moderno, il numero uno senza possibilità di discussioni.
Aveva una tale classe che si poteva permettere anche degli agevoli dribbling in area di rigore; fu il primo difensore di fascia a spingersi in avanti, attività che ai suoi tempi, i fautori del WM imperante non riuscivano ancora a concepire.
Era solito dire che il suo unico maestro nel calcio fu il difensore connazionale De Sordi e, per il resto, riuscì a coniugare all’estro una notevole consistenza fisica, tanto da meritarsi contemporaneamente i soprannomi di “funambolo” e “muraglia”
Fu personaggio umile e gentile fuori dal campo, scegliendo di insegnare calcio ai più giovani, piuttosto che trasformarsi in allenatore (per alcuni anni operò anche in Italia a Bassano del Grappa) e fu correttissimo anche in campo, tanto che, pur essendo un difensore roccioso, in venti anni di carriera non prese mai un cartellino rosso.
Vinse due Campionati del Mondo con la nazionale Brasiliana (58 e 62) e indossò due casacche principali in carriera, quella della Portuguesa e quella del Palmeiras.
Un giorno, durante una partita, uno spettatore gesticolante, che lo stava insultando poiché nero ( i cretini ci sono sempre stati, non sono di esclusiva pertinenza attuale),perse un anello prezioso che ruzzolò in campo vicino ai piedi di Djalma Santos, il quale fermò il pallone, raccolse l’anello e glielo restituì, dicendo solo: “ tutto bene signore?” al che, ricevendo un segno di assenso, aggiunse: “ perfetto, buon pomeriggio e si diverta”.
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