Noi Bolognesi, si sa, siamo dei romanticoni vecchio stampo. Ci si affeziona a giocatori, allo stadio, agli allenatori. Ci affezioniamo anche ai palloni: quante volte abbiamo sentito l’esclamazione tipica “l’è un baloun qual lè?”
Eppure viviamo in un mondo calcistico, dove per vecchi navigati romantici non sembra esserci più spazio. Con questi occhi abbiamo visto tanti cuori rossoblù, da Di Vaio, ultimo solo nella lista, a Bulgarelli, passando per Baggio Signori il mitico Villa e tutti quei protagonisti che hanno occupato un posto nei nostri cuori.
Purtroppo questa filosofia del calcio è finita, anzi siamo fortunati noi felsinei, perché in alcune piazze non è nemmeno mai cominciato questo innamoramento. Le bandiere sono ammainate, i calciatori sono diventati impresari e pensano più ai bonifici che ai valori, così come vari presidenti che non ci pensano due volte a vendere “l’idolo della piazza” per fare cassa.
E’ il caso che monta in questi giorni sui forum rossoblù: il tormentone è sempre NO ai cavalli di ritorno. Qualcuno mi spiega perché? Avere a disposizione un Ramirez che torna per rimettersi in luce, oppure un Diamanti con quel sinistro che ci ha tenuto a galla finché non è stato scelleratamente svenduto per “salvare la causa”, oppure perché no, un Gilardino costretto alla panchina in terra viola, farebbe così schifo?
Stiamo ovviamente parlando di fantamercato, ma parliamo di giocatori che ai tempi hanno dato il loro validissimo contributo alla causa, quindi calcisticamente parlando per quale motivo non possano tornare ad essere un valore aggiunto? In nome dell’amore sento schifare un giocatore piuttosto che un altro, ma quello che distingue un tifoso da un giocatore, è che il tifoso è sposato alla squadra, il giocatore ne è uno sporadico amante.
Le bandiere stanno scomparendo, quando anche i vari Totti, Bellini e Di Natale appenderanno le scarpe al chiodo, non ci sarà più posto – temo – per l’amore di un calciatore verso la squadra.
Noi tifosi, a prescindere da chi arrivi o meno, non abbiamo mai smesso di tifare il Bologna e mai smetteremo, abbiamo passato anni a vedere i gironi dell’inferno calcistico ed ora, come Dante, siamo infine usciti a riveder le stelle.
Facciamo attenzione a non rimanerne accecati.
Edge

Nessun commento:
Posta un commento