Si
parla tanto di Lopez, molte volte ingigantendo le sue colpe, però i
dati nudi e crudi dicono di due 0-0 casalinghi consecutivi piuttosto
scialbi, ben diversi da quello contro il Carpi, in cui
solo le parate di un fenomenale Gabriel tennero a galla i modenesi.
Momenti
difficili, in cui testa e gambe non giurano come
dovrebbero, càpitano
ad ogni squadra in ogni campionato. Dopo la sconfitta di Avellino,
uno dei punti più bassi della stagione, sono arrivate quattro
vittorie consecutive. Ed è ancora aperta la striscia di vittorie
esterne (Lanciano, Entella, Crotone) che ci ha permesso di scalare la
classifica ed issarci in solitaria al secondo posto. Le formazioni
dietro non hanno mollato di un centimetro e sono attaccate alla
nostra coda. Mettiamoci pure che il Carpi ha sperperato un rigore
(come avevo previsto, alla prima occasione sono stati aiutati anziché
penalizzati dalle parole di Lotito) contro lo Spezia ed è sfumata
un'ottima occasione per mantenere i tre punti (quattro, senza la
penalizzazione) di vantaggio sul Livorno e prendere la scia dei
biancorossi, un po' frenati dall'assenza di Mbakogu.
Salta
agli occhi di tutti il calo di intensità dei rossoblu in queste
ultime partite, tenuti in piedi dal contemporaneo salto di qualità
di Coppola. E qui sicuramente Lopez dovrà mettere mano per non
compromettere il finale di stagione, unendo il bicchiere mezzo pieno
(sette risultati utili consecutivi, 17 punti su 21, 11
gol fatti e 3 subiti)
a quello mezzo vuoto (vittorie a Chiavari e Crotone più frutto degli
episodi che del gioco, poche occasioni create, centrocampo
in difficoltà sia in fase di costruzione e filtro).
In
tanti hanno poi rimarcato come
Lopez non abbia schierato fin da subito tutti e 5 i nuovi acquisti,
volendo
considerare
Da Costa una buona riserva.
Analizziamo
i fatti per un momento: fino a dicembre il Bologna girava bene e faceva la partita su ogni campo. Difficile quindi inserire nuovi giocatori senza il rischio di alterare gli equilibri. Se poi controlliamo la situazione dei nuovi prima del loro arrivo, le statistiche recitano: Mbaye faceva tribuna o
panchina all'Inter,
Gastaldello titolare a singhiozzo (14 presenze su 21), Krsticic
panchinaro subentrante (12 su 21), Sansone panchina (4 su 21),
Mancosu titolare a Trapani, dove a differenza di oggi era l'unico terminale dell'attacco
siciliano e non uno delle
quattro punte
importanti a Bologna.
Non
era quindi così scontato ed automatico che i nuovi ”dovessero”
entrare subito negli undici. Serviva
ritrovare il ritmo partita, affinare
l'intesa
coi compagni di squadra, calarsi
in una realtà diversa, un campionato diverso, un allenatore diverso.
Per capire cosa intendo, basta vedere la fatica che sta facendo
Buchel, passato da mezzala fondamentale prima dell'infortunio ad
anello debole del centrocampo delle ultime partite. Chi ha giocato a
calcio a
livelli più alti
delle varie versioni di Fifa15 o della partitella a pallone con i
pali fatti da
zaini sa di cosa parlo. L'enorme limite di internet e dei social network è che la famosa formula di Einstein "E=mc2" occupa meno spazio di "30 sul campo"...
Detto
questo, è evidente come al nostro mister stia sfuggendo la gestione
del gruppo. Finché
il Bologna, costruito dalla vecchia gestione, mai rimpianta!, giocava
per i playoff ed aveva una rosa corta e quindi rotazioni limitate,
essere secondi con un punto di vantaggio sulla terza era un mezzo
trionfo. Oggi invece abbiamo una nuova società che punta senza mezzi
termini al ritorno
in serie A,
con Corvino che ha allungato e rinforzato la rosa con all'arrivo di giocatori di
categoria superiore (5 su 6) e con l'asticella del traguardo che si è
alzata di parecchio (molti vedrebbero di cattivo occhio anche un
eventuale secondo posto..., che comunque garantirebbe la promozione),
tutte le scelte diventano più difficili.
Su
questo punto nelle prossime settimane si vedrà se Lopez è in grado
di sopportare questa pressione, di trasformarla in grinta e ”garra”
uruguagia da trasmettere ai giocatori.
Se,
come tutti si augurano, saprà ritrovare la lucidità necessaria e
farà di nuovo giocare alla grande il Bologna come nello scorso anno
solare, la strada verso i piani alti sarà ricca di punti e
soddisfazioni. Se malauguratamente dovesse perdere la maniglia e scivolare in classifica, beh,
il suo destino sarà segnato.
Chi
è nell'occhio del mirino, dal momento in cui il primo pallone della
storia è rotolato su
un prato verde, è e sarà sempre l'allenatore. Il momento ”no” è
durato già un mese, tutti vogliamo che sia finito già oggi. In
questo la mia grande speranza è che il ”team manager” Marco Di
Vaio, sappia come stare vicino a Lopez e dargli magari qualche buon
consiglio su come superare questa fase difficile.
Capitolo
Zuculini: salta agli occhi che la sua esclusione non sia solamente
dovuta al fatto di ”vedere meglio Buchel e Casarini in
allenamento”. Forse Lopez intende recuperare l'austriaco
e lo schiera per fargli ritrovare il ritmo partita (vedi una 30ina di righe sopra), forse l'argentino è più indisciplinato
tatticamente, come sentito dire lunedì sera in una trasmissione,
forse il mister vuole rendere il Bologna indipendente da ogni giocatore, qualcos'altro. Qualunque sia la causa che ha portato Zuculini
fuori dai titolari, lui ed il mister devono parlarsi, altrimenti
torneranno fuori dichiarazioni come quella dell'agente del
centrocampista, totalmente inappropriate. A riguardo ho molto
apprezzato la risposta di Zuculini stesso, anche se ”dovuta” per
non mettersi apertamente contro l'allenatore, che è quello che alla
fine decide. La presenza del'argentino è però oggi fondamentale, basta vedere come il Bologna andò in crisi dopo l'uscita dell'argentino a Livorno ed a La Spezia, come nelle ultime tre partite. Il tempo degli esperimenti è finito!
Le
ipotesi sono due: o Lopez si intestardisce e si chiude in un muto e
cieco autismo, andando avanti con le
sue scelte e l'esclusione
di Franco, facendo
del male a se stesso, ai suoi giocatori, alla società ed a tutti i
tifosi. Oppure che i due si siedano ad un tavolo, magari davanti ad
un bel piatto di tortellini fumanti, dieta permettendo, che si
chiariscano, dimentichino e procedano mano nella mano per la gioia di
tutti.
Sasha
Gallo,
il Bologna visto da Helsinki