Roberto Donadoni, per sua diretta ammissione, aveva manifestato più di
una perplessità a rimettersi in gioco a Bologna: la squadra costruita in tutta fretta
e il brutto cammino intrapreso sotto la guida tecnica di Delio Rossi lo avevano
indotto ad esitare qualche attimo di fronte alla proposta della panchina
rossoblù, nutrendo legittimi dubbi dopo la nefasta conclusione dell’esperienza
di Parma.
E’ giusto di qualche giorno fa la rivelazione che ad indurlo ad accettare
la panchina del Bologna siano state di fatto le parole del Chairman Joey
Saputo, opportunamente tese a far percepire accanto al delicato momento della
squadra le grandi potenzialità del progetto americano messo in campo per il
Bologna F.C.
Non essendovi di certo preoccupazioni di ordine economico alla base
dell’indecisione di Donadoni, è evidente che egli avrà chiesto ed ottenuto
soprattutto ampie rassicurazioni in merito al rafforzamento tecnico della
squadra, immaginando che dietro una partenza così stentata in campionato ci
fossero anche delle carenze organiche e qualche giocatore poco funzionale alla
massima serie.
Naturalmente questo era il quadro quaranta giorni fa,
all’epoca in cui erano stati avviati i sondaggi e gli opportuni contatti tra Donadoni e la dirigenza rossoblù.
Oggi lo scenario appare essere un attimo diverso, sicuramente meno
complicato per il Mister bergamasco, alla luce della prestazioni offerte dalla
squadra con lui in panchina e della sua maggiore conoscenza dell’organico a disposizione:
non ci sarà bisogno di stravolgere ma solo di migliorare qualcosa in qualche
zona del campo; non occorrerà ripensare la struttura della squadra ma solo
completare ciò che per ragioni di tempo o anche di opportunità non è stato
possibile perseguire ad agosto.
In tal senso, appare sempre più certo che Donadoni abbia dato
indicazione a Corvino di voler mettere più spinta sugli esterni, allargando il
fronte del gioco e creando alternative all’impostazione centrale di Diawara e
alle sporadiche sortite offensive di Rizzo e di Masina. A suo modo di vedere,
troppo poco per sfamare le fameliche bocche da fuoco di Destro, di Mounier e di
Giaccherini là davanti.
Mettere le ali al Bologna significherebbe in effetti aprirsi ad un
ventaglio di ulteriori possibilità di gioco in grado di accrescere nel contempo
la duttilità tattica della squadra e l’imprevedibilità dei suoi attaccanti; se poi
consideriamo che attualmente
il Bologna è la squadra che corre di più nei 90 minuti
di gioco, l’aggiungere una risorsa del genere ad una squadra già molto fisica e di movimento potrebbe rappresentare un'ulteriore arma d'offesa per gli avversari.A tratti letale, direi.
Probabilmente qualcosa verrà fatta anche in mediana, non foss’altro per
mettersi al riparo da una dipendenza totale della squadra dalla vena creativa
di Diawara e di Donsah; mentre Crisetig verrà ceduto se dovesse capitare
l’occasione giusta.
I nomi che circolano negli ambienti ben informati del calciomercato
parlano di un interesse di Corvino per l’ex interista Zdvarko Kuzmanovic, già
perno del centrocampo di Montella a Firenze e attualmente in forza al Basilea,
nonchè di Josè Mauri del Milan, già allenato da Donadoni a Parma.
Altri nomi accostati al Bologna appaiono essere quelli di Danilo
Asprilla, colombiano classe ‘89 del Litex, di Iturbe (ormai certo il suo addio
alla Roma), di Biabiany (ma al momento c’è il veto di Mancini), di Quintero
(già vicinissimo ad agosto) e dell’ex cinno rossoblù Gaston Ramirez, mai
sufficientemente pentito di aver lasciato la maglia del Bologna. Ma erano altri
tempi e soprattutto c’era un’altra Società, molto attenta a vendere e
distruggere più che ad investire e costruire per il futuro.
Benedetto Joey, quanta speranza alberga adesso nei nostri cuori..!!
Marco Di Simone.