
Nándor Hidegkuti Budapest,(Ungheria) 3 marzo 1922 – Budapest, 14 febbraio 2002
Molti asseriscono che se un centrale d’attacco preferisce partire da fuori area, trattasi si trequartista e non di centravanti.
Evidentemente non hanno mai visto all’opera Nàndor Hidegkuti.
Egli inaugurò un ruolo sconosciuto fino alla sua epoca, quello del centravanti arretrato.
la sua sagacia tattica, la sua potenza ed il senso del goal lo fecero pedina insostituibile nell’attacco dei “mostri” della grande Ungheria, con Puskas, Kocsis e Czibor.
Per descriverlo bisognerebbe poter immaginare un essere mitologico con la testa di Iniesta, il corpo di Klose e la sensibilità di piede di Rivera; avremmo ottenuto un giocatore assai vicino ad Hidegkuti.
La sua carriera calcistica si sviluppò per intero nell’Mtk di Budapest (col quale vinse anche tre campionati ungheresi) ma il prestigio internazionale gli venne dai goal segnati e fatti segnare nella mitica formazione ungherese della metà degli anni 50.
Con loro si aggiudicò soltanto un oro olimpico ma il mito di quegli ingranaggi calcistici quasi perfetti va oltre i risultati contingenti.
A fine carriera, si dedicò alla professione di allenatore ed ebbe una panchina prestigiosa anche in Italia, quella della Fiorentina che guidò anche alla conquista della Coppa delle Coppe del 1961.
Allenò per una stagione anche il Mantova prima di tornare in patria.
Lo pongo all’8° posto della classifica degli attaccanti centrali di ogni tempo.

Gerhard “Gerd” Müller – Nördlingen, (Germania) 3 novembre 1945
Se cercherete un’ acrobazia o un tiro dalla distanza o, comunque, un gesto esteticamente gradevole, tra i vecchi filmati in bianco e nero che ci mostrano questo giocatore in azione, resterete delusi.
Gerd Muller era un rapinatore dell’area di rigore, spesso avulso dal gioco ma sempre in agguato; per descrivere le sue segnature fu coniato il termine “goal di rapina” e questo la dice lunga sulle sue attitudini.
Muller giovanissimo, fu notato dal presidente del Bayern (allora nella serie B tedesca) mentre segnava pacchi di goal in una formazione semi professionistica.
L’approdo a Monaco non fu dei migliori; l’allenatore affermò, non appena lo vide: “ e che dovrei farmene di un sollevatore di pesi?”
In effetti a vederlo di primo acchito, Muller ha certamente poco in comune con l’iconografia classica del campione sportivo: basso, sgraziato, gambe grosse come due tronchi e piuttosto storte, pancetta evidente e in alcuni frangenti della sua carriera, addirittura prominente.
Eppure, mimetizzato tra compagni e difensori avversari nell’opposta area di rigore, era rapido come un cobra ad impadronirsi del pallone e a metterlo in goal.
Nel 1973 il Barcellona gli promise ponti d’oro per averlo in squadra ed accoppiarlo con il grandissimo Cruijff.
Di certo avrebbero costituito la coppia d’attacco più forte di sempre; ma la Federcalcio tedesca, si mise di traverso; il mondiale casalingo era alle porte e ancora bruciava la sconfitta con gli inglesi di 4 anni prima.
Muller rinunciò al trasferimento ma disse al commissario tecnico della nazionale che li avrebbe aiutati a vincere il mondiale ma che poi non avrebbe mai più indossato la casacca bianca.
Fu di parola e a 28 anni non rispose più alle sue chiamate.
Con il passare degli anni anche la potenza esplosiva che lo contraddistinse iniziò a venire meno e quando capì di non essere più al centro delle attenzioni del club bavarese, decise che era giunto il momento di traslocare.
Lo fece nel Fort Lauderdale Strickers, formazione emergente della Nasl americana, dove concluse la carriera.
Non riuscì ad ambientarsi bene fuori dal calcio e per questo, complice anche l’eccesso di alcool (sempre presente nella sua vita, ma in quel momento decisamente fuori controllo), cadde in una grave forma di depressione, dalla quale lo risollevarono le attenzioni dei vecchi compagni del Bayern che lo accolsero nello staff tecnico delle formazioni; posto che occupa anche in questo momento.
Nella sua carriera 4 Campionati e 4 Coppe di Germania, una Coppa delle Coppe, 3 Coppe dei Campioni e una Coppa Intercontinentale, tutte col Bayern, una Coppa del Mondo e un Campionato d’Europa con la Nazionale Tedesca; due volte la Scarpa d’oro e una volta il Pallone d’oro.
Al 7° posto tra i centravanti di sempre.
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