
Matthias Sindelar Kozlov,(Austria) 10 febbraio 1903 – Vienna, 23 gennaio 1939
Ebbe due soprannomi “Cartavelina” e “il Mozart del Pallone”, il primo per la sua struttura fisica molto minuta, il secondo per la sublime qualità del suo gioco e per la nazionalità austriaca.
Fu il calciatore più rappresentativo del “Wunderteam”, la fortissima nazionale austriaca degli anni 30.
Di umilissime origini, fu uno dei primi grandi talenti del calcio europeo, inaugurando il ruolo di centravanti arretrato.
A vederlo, col suo fisico leggero e con le gambette da bambino, si faceva fatica a crederlo in grado di impensierire le difese avversarie, ma così non era e presto tutti se ne resero conto.
Non amava i “cugini” tedeschi e men che meno la deriva autoritaria della dittatura nazista, questa sua ostilità si concretizzò nel 1938 quando, a seguito dell’annessione dell’Austria da parte di Hitler, rifiutò decisamente di giocare nelle fila della “Grande Germania”; non solo, nella sua ultima partita giocata dalla sua squadra, l’Austria di Vienna, sul campo dell’Herta Berlino,si fece beffa dei difensori avversari segnando un goal e procacciando il secondo, esultando sotto la tribuna delle autorità e rifiutando di fare il saluto nazista al termine dell’incontro.
Fu trovato cadavere, poche settimane dopo, nel suo appartamento insieme alla giovane compagna italiana che frequentava da breve tempo.
Ufficialmente si parlò di suicidio provocato dalle esalazioni di monossido di carbonio di una stufa, in realtà, lo si scoprì in seguito ma nessuno aveva dubbi in proposito, fu la Gestapo a “suicidarlo”, preoccupata dal suo istinto libertario e dalla sua popolarità.
In carriera vinse due Mitropa Cup (antesignana della Coppa dei Campioni), un campionato austriaco e 5 Coppe d’Austria. Nel mondiale del 34 che “doveva” vincere l’Italia, diede molto filo da torcere ai difensori azzurri ma, complice anche un arbitraggio di parte, dovette arrendersi, al pari dei suoi compagni, nella semifinale che lanciò Meazza e compagni verso il titolo.
Lo metto al 10° posto della mia personale classifica delle punte centrali di ogni tempo.
Romário de Souza Faria, Rio de Janeiro(Brasile) 29 gennaio 1966
Se qualcuno chiedesse ad uno sportivo brasiliano qualche ricordo del vittorioso mondiale del 1994, vi risponderà pronunciando quattro parole: Romario, Taffarel Torres traseiro.
Del primo ce ne occuperemo più avanti, il secondo fu il lunatico portiere para rigori ben noto in Italia, deve militò nel Parma (spesso accomodandosi in panchina, visto che gli venivano preferiti Ballotta e Ferrari)e nella Reggiana. Il terzo fu l’arbitro della semifinale contro la Svezia che le combinò di tutti i colori consentendo ai carioca di giungere alla finale annunciata con l’Italia. Come andò a finire è noto a tutti (i rigori sparati in tribuna, le lacrime di Baresi) ma senza l’arbitraggio scandaloso che, consentendo ai difensori brasiliani un gioco violento e intimidatorio senza conseguenza alcuna, espellendo invece Thern per un fallo veniale su Bebeto, penalizzò lo squadrone che annoverava tra gli altri, i nostri Klaas e Kenneth, oltre che Schwarz, Thern, Brolin e Bjorklund, la semifinale avrebbe avuto senz’altro un altro esito, (e, naturalmente, anche la finale).
In quello scandalo e nell’ambito di una squadra mediocre (probabilmente il Brasile più scarso mai messo in campo in una fase finale di un mondiale)svettava incontrastata la figura di Romario , “l’uomo che giocava da fermo” come lo ribattezzò il grande scrittore Eduardo Galeano.
Uno degli attaccanti più forti di sempre, che io pongo al nono posto assoluto.
Non aveva un carattere facile, Romario e le sue litigate furiose con Stoichkov negli spogliatoi del Nou Camp, fecero epoca.
Egli esordì nel Vasco de Gama in Brasile e si fece conoscere in Europa con la permanenza fruttuosa nelle fila degli olandesi del PSV.
Il Barcellona se lo assicurò a suon di dollaroni e con i catalani disputò un biennio calcisticamente elevatissimo.
I suoi conflitti di spogliatoio, dovuti anche al suo carattere intransigente, leale e fermo, lo portarono a traslocare presto alla volta del Brasile, salvo spezzoni di campionato disputati nel Valencia.
le caterve di reti segnate contribuirono alla conquista di 4 campionati in Brasile, 3 in Olanda ed 1 in Spagna oltre al Mondiale sopracitato.
Oggi fa il politico, eletto con percentuali bulgare nelle liste del partito socialista brasiliano.
Il suo fare politica non rispecchia il mito del “giocatore che non sudava mai” ed è invece alacre e coinvolgente e soprattutto alieno dalle consuete buone maniere del politicamente corretto; famosi i suoi taglienti giudizi su Pelè ("leccaculo dei potenti"), Ronaldo ("ipocrisia allo stato puro") e Blatter ("boss del calcio corrotto"), espressi in tempi non sospetti.
Resta da svelare il quarto artefice della vittoria ai mondiali del 94,giocati nel forno di Pasadena con inizio partita fissato a mezzogiorno e con temperature e tasso di umidità da bagno turco; si parlava, dunque, di traseiro; beh in italiano è traducibile con” fortuna” ma posta nella parte posteriore del corpo……….
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