Partiamo dal minuto 64' quando, dopo esserselo procurato, tra le proteste degli ospiti, Acquafresca si porta sul dischetto del rigore, c'è grande tensione, Rastelli decide di effettuare un cambio, probabilmente per disturbare la concentrazione dell'attaccante felsineo, che, finalmente, si mette in movimento, ma si capisce che manca qualcosa in quella breve rincorsa, l'impatto con il cuoio non è infatti cattivo, la sfera parte a mezza altezza, verso il palo alla destra di Frattali che si allunga e, con un bel colpo di reni, devia in angolo.
Su quel rigore fallito si spegne definitivamente l'ardore del Bologna, che aveva fin lì disputato 20' su ritmi altissimi, costruendo e sprecando due occasioni clamorose con Acquafresca ed una con Buchel, contro una sola dei verdi con un tiro di D'Angelo fuori d'un soffio, prima che, in tuffo di testa, lo stesso Buchel, al 54', aveva rimesso in equilibrio il match, dopo il vantaggio iniziale di Sbaffo al 35', abile ad anticipare Masina e a depositare in rete da corta misura su un cross radente dal fondo.
Neppure pochi minuti dopo, quando il carillon del tabellone elettronico ha annunciato il pari del Cittadella contro il Frosinone, il Bologna si è più ritrovato, l'inerzia era ormai definitivamente cambiata ed il risultato non è più mutato, così che, alla fine, non resta che annotare la quattordicesima espulsione stagionale di un rossoblù, quella di Ceccarelli nel finale, e l'ennesimo, inutile pareggio al Dall'Ara.
Per la prima di Rossi sulla panchina rossoblù accorrono in quasi 20.000, con un migliaio di tifosi irpini caldi e colorati, il mister riminese, causa le squalifiche di Gastaldello, Maietta e Sansone deve fare di necessità virtù, dopo la papera del Matusa, fuori Coppola e dentro Da Costa, in difesa Ceccarelli a destra, Ferari ed Oikonomou al centro, Masina a sinistra, in mediana spazio a Krsticic, Buchel, Casarini, mentre Laribi si piazza dietro un inedito tandem d'attacco formato da Improta e Mancosu.
Dopo il primo quarto d'ora ben giocato, con 4 conclusioni scagliate verso la porta irpina, senza però la cattiveria giusta, sull'onda del vantaggio del Frosinone al Tombolato, i felsinei si sono lentamente spenti permettendo agli ospiti di uscire e fare possesso palla e ripartenze, che porteranno poi al gol di Sbaffo di cui si è detto.
L'1-1 finale condanna quasi definitivamente i rossoblù ai play off.
Cos'è cambiato nel Bologna di Rossi rispetto a quello di Lopez? Tutto e nulla!
Nulla perchè, alla fine, è arrivato il solito pareggio e perchè, nei 90', si è rivisto il trito campionario di errori, leggerezze, supponenza ed occasioni sprecate, che hanno contrassegnato tutta la stagione degli emiliani.
Tutto perchè la squadra è parsa di nuovo viva, determinata, concentrata, vogliosa di gettare il cuore oltre l'ostacolo, soprattutto ad inizio match e nei primi 20' della ripresa, quando, dopo l'ingresso in campo di Matuzalem e Acquafresca, si è vista la sfera correre veloce, gli esterni affondare, le punte muoversi e le occasioni sgorgare copiose e pericolose, ma, c'è sempre un ma, ed è quello che spiega il perchè il Bologna non andrà direttamente in serie A: sotto porta sono mancati oggi, come sempre, il cinismo, la fame, insomma quella voglia, anche cattiva, di sfondare la rete con gli avversari attaccati alla maglia, tipica dei 'peones' e, sconosciuta, ai 'milordini'!
Sabato prossimo, salvo eventi clamorosi, il Frosinone festeggerà al Matusa la sua meritata promozione in serie A, per il Bologna invece si tratterà di chiudere al meglio il campionato, salvaguardando almeno il quarto posto, e poi di ritrovarsi, ricompattarsi e, infine, di buttare tutto quel che si ha nella lotteria dei play off (magari recuperando Cacia, tenuto in un riposo che sa tanto di punitivo).
Bene invece l'Avellino che, per sperare di mantenere un posto nei play off, aveva bisogno di conquistare almeno un punto, che ha ottenuto a conclusione di una partita accorta, attenta e volitiva, in cui ha saputo soffrire e capitalizzare quanto creato.
Fonte VocidiSport.