
Juan Alberto Schiaffino Montevideo (Uruguay), 28 luglio 1925 – Montevideo, 13 novembre 2002
«Schiaffino, con le sue giocate magistrali, organizzava il gioco della squadra come se stesse osservando tutto il campo dalla più alta torre dello stadio”; il giudizio lusinghiero non è di un tecnico ma del grande scrittore uruguagio Eduardo Galeano, questo significa che la classe di Schiaffino non si è limitata a suscitare esaltanti valutazioni tecniche ma si è estesa all’immaginario collettivo.
Trequartista classico, col tempo arretrato al ruolo di regista offensivo, nasce in Uruguay da un padre di chiare origini italiane e da una madre paraguayana;
In casa Schiaffino non si navigava nell’oro, per cui il giovane Pepe (suo soprannome) per poter coltivare la passione per il calcio fu costretto contemporaneamente a sostentarsi lavorando in una fabbrica di alluminio di giorno e, saltuariamente, facendo il panettiere di notte.
Una volta raggiunta la notorietà e il benessere non dimenticò mai da dove venisse e fu attento amministratore della propria fortuna.(qualcuno aggiunse in modo quasi morboso)
Dopo i fasti del mondiale brasiliano, sottratto con merito e a domicilio ai padroni di casa e che lo vide protagonista indiscusso della finale, Schiaffino sbarcò in Italia, confermando la sua classe e scontrandosi a volte (a causa del suo carattere caparbio e a tratti scostante) con gli altri compagni.
In quanto oriundo, fu convocato anche in nazionale, ma con gli azzurri fu testimone di disfatte piuttosto che di fasti.
Terminò la carriera nella Roma giocando da libero.
In attività vinse, oltre al citato mondiale del 1950, cinque campionati in patria col Penarol e tre in Italia col Milan; con la Roma, suo ultimo datore di lavoro, si aggiudicò la Coppa delle Fiere ( che poi diventerà Coppa Uefa) nel 1961.
Per me al numero 5 dei trequartisti di ogni tempo.

Arthur Antunes Coimbra “Zico”.. Rio de Janeiro(Brasile), 3 marzo 1953
Per prima cosa metto Zico al quarto posto della classifica dei trequartisti di sempre, con questa mossa cercherò di ammortizzare le reazioni a quello che sto per dire.
Zico è, a mio avviso un giocatore sopravvalutato. Ecco, l’ho detto…l’ho detto anche per Messi (e comunque l’argentino può ancora dimostrare che mi sbaglio)e lo ribadisco per il brasiliano.
Una classe al di la dell’umana conoscenza, tiro, dribbling, visione di gioco ma spesso fini a se stesse; utili a celebrare la classe del campione ma non decisive per la sorte della stagione più che della singola partita.
Perché la singola partita, invece, Zico la risolveva e di frequente, ma la continuità e il senso di appartenenza alla squadra, a volte hanno difettato in lui.
Dopo gli anni dei successi in Brasile col Flamengo, fu portato in Italia nel 1983, con un blitz, da Franco Dal Cin, direttore sportivo dell’Udinese, che lo soffiò alle due milanesi per la bella cifra di 6 miliardi di allora.
La politica, preoccupata dalla ricaduta sociale di quelle cifre, tentò di far saltare il trasferimento ma ci fu un notevole moto di ribellione della piazza che minacciò anche la secessione autoproclamata (ben prima della lega)se a Zico fosse stato impedito di calpestare il prato del Friuli.
La tensione si allentò e il trasferimento ebbe luogo con soddisfazione degli sportivi italiani che poterono vedere da vicino questo fenomeno,
La squadra è competitiva : Virdis, Causio, Tesser, Mauro, Edinho e Gerolin i punti di forza, ma non va oltre il centro classifica sfiorando solo la qualificazione alla Uefa; l’annata seguente si salva a fatica e vuoi per i mutati scenari societari (Dal Cin abbandona la squadra)vuoi per problemi di evasione fiscale e di trasferimento illegale di valuta che la Guardia di Finanza, imputa al giocatore (molto più determinanti), Zico decide di rescindere il contratto e tornarsene in Brasile.
A fine carriera inaugurerà la prassi, al momento molto praticata, degli “ospizi dorati” dei vecchi campioni in declino, che si recano a giocare in campionati minori, in parte per esportare il calcio di qualità in palcoscenici inconsueti, in parte per rimpinguare i già consistenti patrimoni personali.
Oggi Zico fa l’allenatore, scegliendo campionati ancor più periferici di quello giapponese dove militò fino al termine dell’attività agonistica; al momento è in India, ed è l’allenatore del Goa!!





























