'Il calcio è la mia vita...' avrà pensato, parafrasando la parodia di Chiellini degli Autogol, Mattia Destro quando ha visto la sua conclusione gonfiare la rete, anche grazie alla collaborazione di Reina, in occasione della sua seconda rete personale contro il Napoli.
Eh sì il calcio piace, ed è sempre lo sport più amato e seguito nel mondo, proprio per giornate e partite come queste che sanno stupire, sorprendere ed emozionare.
In un Dall'ara che pareva una succursale del San Paolo, tanti erano i fans degli azzurri arrivati da tutta Italia nel capoluogo felsineo per accompagnare la squadra di Sarri, prima in classifica dopo il successo contro l'Inter di lunedì scorso, è maturata infatti una di quelle sorprese che mantengono questo sport così vivo e credibile.
Se un re è caduto, Sarri, un altro è stato eletto, almeno sotto le due Torri: Roberto Donadoni, capace, in cinque giornate, di rivitalizzare una squadra che pareva morta (2 vittorie e 8 sconfitte con Delio Rossi) portandola a conquistare 10 punti giocando un calcio semplice m aterribilmente efficace.
La partita, prima che in campo, è stata vinta in panchina, di fronte al lanciatissimo Napoli, imbattuto dalla prima giornata (sconfitta contro il Sassuolo), il mister bergamasco ha fatto poche mosse, tutte decisive: bloccare le fasce, fare densità a centrocampo, aggredire alto e gettare la sfera oltre la linea della difesa, come sempre altissima, degli azzurri.
L'uno-due dei primi 25 minuti targato Destro-Rossettini ha spalancato le porte al successo dei rossoblu, la squadra di casa è infatti riuscita a rimanere sempre compatta, mai o quasi perdendo i contatti tra i reparti e ripartendo sempre con cattiveria e puntualità.
Le pressioni del primato si sentono eccome, il Napoli è parso infatti troppo compassato, molle, senza quella fame che è il carburante delle vittorie, imborghesito per dirla più brutalmente, ma, si sa, i successi si ottengono indossando la tuta, non certo l'abito da cerimonia.
Il vero Napoli, dopo un primo tempo tutto da buttare, si è visto solo nei primi 10' della ripresa in cui pareva che ad ogni azione gli azzurri potessero segnare, ma il Bologna ha saputo soffrire, ricompattandosi ancor di più, e riprendendo in mano il match tanto da arrivare poi al 3-0 sfiorando ripetutamente la goleada.
I due gol di Higuain sono serviti solo a riaprire il match rendendo palpitanti gli ultimi istanti, ma non a cambiare il giudizio finale.
Il Napoli non ha retto la pressione sottovalutando colpevolmente l'avversario, Sarri, una volta scoperto e disinnescato il suo piano di gioco, non è stato in grado di proporne un altro per mutare l'inerzia del match.
Ma forse da questa sconfitta i partenopei impareranno più che da tante vittorie, facendo tesoro di quel che permetterà loro di essere protagonisti fino in fondo.
Ma torniamo al Bologna e al suo mister, i rossoblù, dopo la disastrosa prova di Torino, sono tornati quelli visti nelle precedenti uscite targate Donadoni; tenaci, aggressivi, ordinati, letali, insomma una vera squadra, che sta crescendo, imparando, domenica dopo domenica, a pensare in grande.
Affrontare ogni avversario con la convinzione di poterlo superare, come è successo oggi, è il viatico migliore per diventare un top team, quello che, con qualche innesto mirato a gennaio (un'altra punta affidabile), tutti i fans felsinei si augurano di poter vedere nel resto della stagione, perchè, qui a Bologna, ora si inizia davvero a sognare in grande, pur rimamendo sempre con i piedi ben saldi al terreno...
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