Diamanti è andato: forse è meglio così
Sono stati due giorni di amore e passione. Ed è facile pensarlo guardando il calendario e notando che si è in pieno clima San Valentino. Ma la storia infinita tra il Bologna e i suoi tifosi ha dimostrato ancora una volta di non interrompersi mai. “Passano le dirigenze, passano i giocatori, ma la maglia resta”: questo è il messaggio della curva. E così, poco importa che non ci sia più Diamanti e che la dirigenza stia commettendo una ingenuità dopo l’altra. Chi rimane, chi va in campo, chi indossa i colori rossoblù deve dimostrare attaccamento anche (anzi, soprattutto) per i tifosi. E domenica gli uomini di Ballardini lo hanno fatto. Hanno giocato una gara di sofferenza, di lotta, di voglia e di determinazione. In altre circostanze lo svantaggio dopo pochi minuti avrebbe tagliato le gambe, con il Torino non è stato così. Siamo sicuri che quanto accaduto sabato a Casteldebole non abbia smosso gli animi dei giocatori?
C’è stata la prima vittoria del nuovo allenatore, e gli interpreti sono stati i protagonisti di un film che da quando è arrivato Ballardini non si era ancora visto (tre pareggi ed una sconfitta prima di domenica). Bene Lazaros che con il tecnico ravennate sta trovando una certa continuità e domenica ha unito qualità e quantità; benissimo Perez, soprattutto per l’atteggiamento e la voglia di essere il comandante di un gruppo che ha bisogno di un leader più che mai; bene anche Krhin, che è tornato in campo, ha fatto decisamente meglio dell’ultimo Pazienza ed è stato chiave nel raddoppio rossoblù; ma soprattutto bene Cristaldo: non averlo mai visto in campo ha fatto supporre che Ballardini non avesse considerazione di lui, ma invece si trattava solamente di un problema fisico, di qualche chilo di troppo. Il ragazzo ha lavorato, si è messo in forma ed è stato schierato al fianco di Bianchi (e non perchè era l’unica alternativa disponibile). I due si intendono, sono complementari: uno gioca di sponda, l’altro attacca la profondità. Sono gli interpreti ideali per giocare con due punte e i risultati si sono visti.
È stata la prima gara senza Diamanti. C’è chi lo difende e non lo biasima per la scelta compiuta, e chi invece pensa che, viste le acque non proprio tranquille in cui naviga il Bologna, avrebbe fatto sicuramente un gesto nobile rimanendo almeno fino a fine stagione. Ormai è andato, facciamocene una ragione. Ma dopo quello che si è visto ieri in campo, forse, è meglio così. E non si tratta di dare ragione alle parole da scaricabarile di Guaraldi, che ha affermato “Che senso ha tenere un giocatore controvoglia?”. Si parla dal punto di vista tattico e dello stare in campo: il Bologna, in un certo senso, può trarre profitto da questa cessione. Qualcuno penserà che sono parole blasfeme: senza dubbio si è perso l’uomo migliore, quello che dal nulla poteva risolvere la partita con un’invenzione o una punizione. Ma si è perso anche l’uomo che centralizzava il gioco. I compagni avevano piena fiducia in lui, lo cercavano tanto e più di ogni altro, ma non sempre dargli la palla era la soluzione ideale. Talvolta il ragazzo si intestardiva e non faceva, fino in fondo, il bene della squadra. Ora lui non c’è più e tutti hanno visto crescere le loro responsabilità: si dovrà cambiare il modo di giocare e di proporsi, e in un certo senso questa cosa può fare il bene del Bologna. Non ci sarà più nessun accentratore, ma tanti gregari che dovranno unire i loro mattoncini per sopperire alla sua mancanza.
Venerdì sera si va a Milano, seconda trasferta consecutiva. Il Milan di oggi non rispecchia sicuramente la sua tradizione, ma il Bologna parte chiaramente sfavorito. I punti deboli nei quali perforare gli uomini di Seedorf, però, ci sono eccome. Si gioca il 14 febbraio, il giorno di San Valentino. Che la storia d’amore continui.
