Che non fosse una passeggiata riprendere confidenza
con il massimo campionato l’avevamo messo abbondantemente in conto, malgrado la
presenza di una Società ben strutturata ed economicamente forte alle spalle.
Che non si potesse puntare da subito ad obbiettivi maggiori della semplice
salvezza l’abbiamo ugualmente metabolizzato, avendo scelto la Società la
soluzione dell’investimento su giocatori molto giovani e di sicuro talento. E
dunque bravi sì, ma in prospettiva.
E allora fiducia nella linea verde, ci mancherebbe,
qui siamo ancora ossessionati dal ricordo di gente tanto matura da sembrare più
che altro ex-calciatori! Un Diawara, piuttosto che un Ferrari o un Donsah
calzano alla perfezione ad un progetto pluriennale che abbia ad oggetto la
crescita graduale della squadra.
Comprendiamo anche le difficoltà tattiche di Delio
Rossi, che in poco tempo deve capire quale sia la maniera migliore per mettere
a proprio agio i giocatori in campo: dal punto di vista meramente tecnico e
tattico nessuno ha la bacchetta magica, si chiami Rossi, Ancellotti o Mourinho.
Occorre tempo e pazienza per costruire un’undici organizzato, che sviluppi un
gioco piacevole e sia in grado di fare risultati; questo lo sappiamo, non lo
discutiamo ed anzi ad oggi è il nostro salvacondotto per l’allenatore.
Quello che però non può venire meno anche in mancanza
di un gioco accettabile è la rabbia, il furore agonistico, la fame di ogni
singolo giocatore: sotto questo punto di vista ho motivo di ritenere che
squadre meno dotate come Carpi e Frosinone ne abbiano quantomeno il doppio di
noi, avendo mantenuto lo stesso approccio e lo stesso spirito da provinciale
che le hanno portato ad ottenere la promozione in Serie A.
Il credo di queste due squadre credo sia chiaro a
tutti: nessun timore reverenziale, non si arretra, non si molla di un
centimetro. Anzi, mettiamo noi pressione agli avversari, attacchiamoli per non
farci schiacciare.
Atteggiamenti che purtroppo non vediamo nel Bologna di Delio Rossi,
troppo teso a difendere la propria metà campo che a prendere possesso di quella
avversaria, vedi il secondo tempo contro la Fiorentina con dieci giocatori
sempre dietro la linea del pallone e con il solo Destro là davanti ad aspettare un imbeccata dalle retrovie. Potremo mai spaventare qualcuno con questo gioco?
Delio Rossi ha tutto per insegnare a questa squadra
come stare in campo; per il bene di tutti è però necessario che lo faccia in fretta,
già dalla prossima gara contro l’Udinese, se non si vorrà aprire una
inevitabile crisi tecnica, prima ancora che di risultati. Saputo è consapevole
delle difficoltà incontrate da Corvino nella costruzione della squadra,
tuttavia in caso di nuovo passo falso contro i bianconeri di Colantuono la sua
pazienza potrebbe facilmente vacillare e portarlo a decisioni traumatiche come
già successo in passato con Diego Lopez. Le parole profferite da Marco Di Vaio
in conferenza stampa, “Siamo arrabbiati e preoccupati” esprimono bene lo stato
d’animo che alberga in seno ai vertici della Società.
Perché un conto è perdere la partita per merito degli
avversari, combattendo durante tutti i 90 minuti di gioco e provando fino in
fondo a ribaltare le sorti della gara; un altro conto è sbagliare l’approccio
alla partita a causa di un atteggiamento mentale errato, che ti fa perdere sin
dal momento in cui esci dal tunnel degli spogliatoi. Se la materia prima (i
giocatori) è buona, Delio Rossi deve necessariamente scuotere i suoi uomini, agire
sulla mente dei suoi giocatori, motivarli, responsabilizzarli e far capire loro
quanto sia importante per le loro carriere disputare un campionato di Serie A
da protagonisti.
Senza questi ingredienti, cari giocatori, non si và da
nessuna parte!
Marco Di Simone .






