Si è chiuso il calciomercato alle 23:00 della scorsa notte senza particolari scossoni. Qualche ritorno eccellente come Matri in bianconero o Borriello al Genoa, ma è mancato il vero e proprio botto di chiusura.
Rimanendo in casa nostra, se paragonato a quello delle scorse gestioni, il mercato del Bologna si può definire faraonico, tenendo anche nella giusta considerazione che la squadra milita nella seconda serie.
Rimane tuttavia il nodo relativo agli esuberi. Dieci giocatori hanno levato le tende cercando migliore fortuna verso altri lidi, ma rimane uno zoccolo duro che continua ad opporre ogni tipo di resistenza alla cessione. Superfluo fare nomi e cognomi, ma doveroso porsi una domanda: perché? Perché uomini che di mestiere fanno i calciatori rifiutano di andare a fare il loro lavoro in luoghi dove gli sia permesso farlo? Perché preferiscono stare per forza in un ambiente che in qualche modo li rifiuta? Le risposte sono più di una. Innanzitutto i soldi. Queste, volenti o nolenti, sono le regole e i calciatori sono comunque esseri umani e allora chi non starebbe comodamente seduto a guardare gli altri sudare per poi passare regolarmente alla cassa a fine mese? Pochi, direte voi, ma qualcuno privo di autostima e amor proprio lo fa. Il secondo motivo è che a Bologna si sta bene, si vive bene, si mangia bene, ci sono belle donne e, soprattutto, nessuno aspetta i giocatori all'uscita dello stadio per prenderli a randellate quando non rendono come dovrebbero. La città vive placidamente e i calciatori si adeguano. Ultimo e non ultimo motivo potrebbe essere il desiderio di voler comunque dimostrare alla piazza il proprio valore. Per una sorta di rivincita, il calciatore se ne sta nell'ombra aspettando una chiamata e un eventuale reintegro in rosa per poter dire un giorno: visto? Non sono quel brocco che tutti credevano. Il caso più eclatante è quello di Robert Acquafresca che a più riprese è stato prima escluso, poi reintegrato, poi escluso un'altra volta e infine reinserito ancora in rosa con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
E adesso dove li mettiamo? Niente paura, il mercato è chiuso nei principali campionati europei, ma è ancora aperto in molti altri Paesi. Quindi, ad esempio, Michele Pazienza, non avendo convinto i vertici del Real Madrid, del Barcellona, del Bayern o del Chelsea, può sempre migrare in Svizzera, dove il mercato è aperto fino alla mezzanotte del 16 febbraio. Addirittura in Europa Orientale, come in Romania, Bulgaria, Ungheria, repubblica Ceca si arriva a fine febbraio e lo stesso vale per la Cina. In Russia la chiusura è fissata per la mezzanotte del 27 febbraio, ma forse lì fa un po' freddo, vero Troianiello? Oppure, perché no? In Norvegia o in Svezia, dove c'è tempo fino al 31 marzo, o addirittura in Finlandia, dove il mercato è aperto fino al 6 maggio. Non siamo informati per quanto riguarda la Turchia, dove il buon Pazienza potrebbe trasferirsi senza correre il rischio di essere cacciato dal ritiro perché fuma (come avvenuto quest'estate a Sestola) perché se l'allenatore gli chiedesse: che stai facendo? Lui potrebbe rispondere: fumo come un turco! Ah, beh, allora.......
Ma vogliamo scommettere che da qui non si muoverà nessuno? Voi cosa mangereste se doveste scegliere fra un' aringa affumicata svedese e un bel piatto di tortellini in brodo? Comunque.... provaci ancora, Pantaleo!
Giampiero Volpi
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