Semi-final:
Arsenal v. Reading … 2-1.
La favola di questa leggendaria competizione può tranquillamente
riassumersi alle 17.21, di un sabato pomeriggio primaverile.
La città è Londra, lo stadio è Wembley e francamente non si
può pretendere di meglio.
L’avversario è l’Arsenal, la squadra più tifata della
capitale.
Per i “Royals” esser qua, è già una trionfo. In fondo Reading è una piccola città di
centomila abitanti posta nel Berkshire, la valle del Tamigi; la squadra locale
ha assaggiato la Premier League per la prima volta soltanto dieci anni fa, ed
ora i bianco blu bivaccano nei bassifondi della seconda divisione.
Neanche a dirlo, la bilancia dei pronostici è sfondata dalla
parte Gunners.
Dopo svariate occasioni sprecate, il “Nino maravilla” ha
trovato il pertugio per trafiggere Federici. Siamo al trentottesimo. Fin qui la
logica. Fin qui la normalità.
Poi il minuto 54. Quello spazio temporale che si può sognare
di vivere soltanto in F.A Cup. Quel momento magico, dove questa coppa toglie ai ricchi per dare ai poveri. Il
“minuto” dove il Chelsea viene buttato fuori dai semidilettanti del Bradford.
Dove il West Ham viene eliminato dalla zuccata di un carpentiere di Port Vale.
Bhe, un cross impreciso. Un tentativo ambizioso in scivolata
volante. Due, forse dieci deviazioni. La palla che oltrepassa la linea.
Gol.
Almeno la metà degli abitanti di Reading sta saltando di
gioia dietro la porta di Szczesny. L’altra metà avrà fatto crollare i pub della
ridente cittadina.
Fantastico.
Prima la traversa, poi il palo scortano i Royals fino ai
tempi supplementari. Il risultato reggerà fino al 105esimo, quando un destro
fiacco di Sanchez, s’infilerà fra le mutande di Federici rotolando mestamente nel sacco.
Una papera degna del miglior Curci.
Arsenal due, Reading uno.
A volte le favole sono bellissime anche senza il lieto fine.
Nel calcio dei milionari e dei potenti, la Coppa d’Inghilterra resta l’ultimo check-point di passione.
Aston Villa v. Liverpool … 2-1.
Si, la letteratura del calcio avrebbe voluto un epilogo
diverso.
La finale di F.A. Cup sarà il 30 Maggio. Il giorno del suo
trentacinquesimo compleanno. L’ultimo atto della stagione 2015, la sua ultima
partita da capitano e da trascinatore dei Reds.
Già, i suoi compagni hanno fatto di tutto per portarcelo,
ma Steven Gerrard non ci sarà quel
giorno.
Quel giorno, la finale la giocherà l’Aston Villa.
Una partita subito spappolata dall’incursione fulminea di Coutinho,
dopo una ventina di minuti. L’ex interista è al top della forma. In progressione
è inafferrabile: la serpe brasiliana s’incunea
fra le maglie “Claret and Blue” e non
lascia scampo a quel vecchio barista irlandese di Shay Given.
Il Liverpool è avanti, ma questa non è una partita normale.
Al primo contrattacco dei Villans, Benteke aggiusta il piattone del suo 46 ed
inchioda Mignolet sul palo lontano.
Uno pari.
A questo punto entra in scena Fabian Delph, leggiadro centrocampista venticinquenne
nativo dello Yorkshire. È lui ad impostare l’azione. È lui a seguirne le tracce
dello sviluppo. Sarà lui ad inserirsi, fintare col mancino e battere col
destro. Rasoterra. Imparabile per Mignolet.
La trincea rossa crolla.
Tim Sherwood esulta, mentre a Birmingham si fanno la doccia
col Bulmers.
Aston Villa due, Liverpool uno.
Villans in finale per l’undicesima volta. Finalmente questo glorioso club torna in corsa per un
titolo che manca da più di vent’anni!
Alla prossima settimana.

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