giovedì 16 ottobre 2014


Per non creare ulteriori polemiche, spieghiamo perchè e come è nato questo gruppo. Mattia Maronelli è stato redattore di un giornale online del Bologna, ma si accorse di non essere pienamente soddisfatto ad avere quell'incarico, in quanto la sua necessità era di volere sensibilizzare più persone per condividere la sua emozione, ela sua passione per il Bologna calcio. Così coinvolse alcuni di noi a creare un indirizzo web per poi formare un gruppo all'interno di facebook. Iniziò tutto quasi per “gioco” per divertimento, fino alla scelta di "www.noi,tifosirossoblù.blogspot.com" che in un secondo momento cambiammo in "iveritifosidibologna.club" semplicemente perchè abitiamo tutti a Bologna. E' chiaro che il gruppo formatosi successivamente è stato denominato i veri tifosi del Bologna proprio per poter accogliere chiunque provasse la nostra stessa passione.Inizialmente voleva essere un gruppo ristretto perchè allargandolo avrebbe significato dedicargli più tempo e meno alla nostra vita privata. Ma nel momento in cui le domande d'iscrizione triplicarono, ci siamo ritrovati per decidere sul da farsi. Troppo forte la voglia di creare una sinergia tra tutti noi, ed in una collettività si sa che ogni strada porta ad una meta buona e per essere soddisfatti basta sapere di poter raggiungere lo scopo prefissato. Così ciò che ci ha indotto, sollecitato, riattivato è stato il piacere e la soddisfazione nel poter creare una sorta di unione, una compattezza forte e importante, per cui abbiamo voluto dirigere il traffico dei nostri sentimenti e della nostra volontà in un unico senso: verso tutti voi. Ciò che ci da la spinta e la forza di continuare in questa impresa è la passione e non la curiosità o il “mi piace” in più. Cerchiamo di dare ad ogni emozione una personalità ad ogni stato d'animo un'anima. Ora siamo arrivati a più di 5.000 iscritti (SU FB) e 49.000 visualizzazioni NEL (BLOG) che vanno in crecendo, e questo non può che renderci felici. Riuscire a riunire così tante persone per un unico ideale è qualcosa di meraviglioso ed eccitante. Lo scopo di tutto questo è anche di dar la possibilità a tutti quanti di conoscere altre persone ed eventualmente creare un'amicizia, perchè come diceva Totò: “Da cosa nasce cosa”. Noi crediamo in tutto questo e vogliamo perseguire la verità in ogni notizia senza interpretazioni personali, e così come le apprendiamo le riproponiamo a tutti voi per rendervi partecipi ad una eventuale discussione sempre condotta con toni pacati. Cosa c'è di più bello nel potersi scambiare idee e propositi parlando della squadra amata? Grazie veramente di cuore a tutti quanti per ciò che ci regalate quotidianamente con il vostro interessamento e la voglia di sapere e scoprire sempre quello che ci accomuna, ovvero la fede nel Bologna fc


martedì 23 giugno 2015

I più grandi di sempre: GIGGS,NEESKENS e BEST



Johannes Jacobus Neeskens Heemstede (Olanda), 15 settembre 1951

Definire un ruolo calcistico per Neeskens è impresa ardua; materializzazione umana del concetto di calciatore totale, teorizzata da Kovacs e Michels, egli inizia la sua carriera da difensore di fascia per poi diventare mediano e in seguito laterale nell’Olanda di Cruijff, facendo il paio con un altro fenomeno di nome Rep.
Questa scansione temporale di trasformazioni successive di ruolo, avveniva anche nel corso di una singola partita, producendo la reale immarcabilità del soggetto.
Chiamato Johann II°, (il primo era ovviamente Cruijff),egli amava definirsi “un mediano che segna spesso”; in realtà diede il meglio di se nel Barcellona, giocando da laterale destro e in questo ruolo, per me, è stato fenomenale, meritandosi la 4° posizione di questa classifica.
In campo era un trascinatore e il baluardo su cui i costruttori di gioco (nella nazionale Orange) Haan e Van Hanegem facevano affidamento, per il nerbo e la tenacia.
Duro e a volte falloso, era un rigorista infallibile e un tiratore da fuori area micidiale.
Nella carriera da calciatore le 2 squadre importanti furono l’Ajax ed il Barcellona; con i primi vinse 2 campionati, due coppe d’Olanda, 3 coppe dei campioni, ed una coppa intercontinentale, con i secondi, nonostante solo una coppa delle coppe nel suo carnet, fece vedere il suo miglior calcio ed il suo carattere, per i quali, in Catalogna, ha lasciato un ricordo indelebile.
Oggi, dopo una breve carriera da allenatore (spesso in seconda) fa il commentatore sportivo in una emittente olandese.



Ryan Joseph Giggs, nato come Ryan Joseph Wilson Cardiff,(Galles) 29 novembre 1973

A causa dei pessimi rapporti col padre, assume il cognome Giggs (della madre) e al compimento dei 16 anni sceglie la nazionalità gallese, precludendosi le maggiori soddisfazioni che gli sarebbero derivate dalla possibile militanza nella nazionale inglese.
Ala sinistra classica, lo pongo al 5° posto tra i laterali di ogni tempo.
Carattere libertino fuori dal campo (di pubblico dominio le innumerevoli relazioni extra coniugali tra cui una, lunghissima, con la cognata); in campo Giggs fu sempre correttissimo e di esempio per gli altri.
Carriera assai lunga (più di 1000 presenze complessive)e densa di soddisfazioni, culminata con la nomina a vice allenatore dei Red Devils, prima con Moyes e poi con Van Gaal.
Ha vestito una sola maglia (oltre quella della nazionale gallese) quella del Manchester Utd, vincendo la bellezza di 13 campionati, 4 coppe d’Inghilterra e 4 coppe di lega.
A livello europeo ha contribuito alla vittoria in due edizioni della Champions League, una coppa delle Coppe e una Supercoppa
Da non dimenticare anche la conquista di una coppa Intercontinentale e di un Mondiale per club..
Ha cessato l'attività agonistica nel Maggio dello scorso anno.



George Best;  Belfast,( Ulster) 22 Maggio 1946Londra,(Inghilterra) 25 Novembre 2005)

“Ho speso molti soldi per alcool, donne e macchine veloci. Il resto l'ho sperperato”
La frase, autobiografica, chiarisce molto bene il carattere di questo giocatore nord irlandese, al terzo posto nella mia classifica dei laterali di ogni tempo.
Con Garrincha ed Uwe Rahn, il più grande dribblatore della storia del calcio.
Di statura medio-bassa e di fisico tutt’altro che statuario, best riusciva con la furbizia e la grandissima tecnica a farsi ugualmente valere .
L’unica squadra degna di rilievo in cui militò fu il Manchester Utd, col quale vinse 1 coppa d’Inghilterra,2 campionati e una coppa dei campioni. Nel 1968 gli fu, giustamente, tributato il pallone d’oro.
Best, essendo nord-irlandese, fu uno dei pochi grandi campioni che, a causa della pochezza della sua nazionale, non riuscì mai a prendere parte ad una fase finale della coppa del mondo.
Il suo problema principale fu, in vita, l’alcool che lo portò ad un comportamento anarchico e a tratti indisponente nei confronti di compagni, tecnici e dirigenti.
Gli abusi lo lasciarono spesso a secco dal punto di vista finanziario, tanto che, dopo i fasti della militanza nei Red Devils, fu costretto, per motivi squisitamente pecuniari, a meschini trasferimenti in squadre di vecchie glorie nella Nasl americana o anche in luoghi più sperduti.
Morì per le complicanze di una cirrosi epatica nel 2005. Resta uno dei miti degli anni 60 e l'anno successivo alla morte, in occasione dei sessant’anni dalla nascita gli è stato intitolato l’aeroporto di Belfast.

BOLOGNA: Si tratta Okaka .

Il Bologna ha chiesto ufficialmente Stefano Okaka. La trattativa appare essere sui binari giusti anche se la concorrenza è folta. L'esperto di calciomercato Pedullà ritiene che il Bologna abbia il 60% di possibilità di portarselo a casa ma è ancora tutto da decidere.
Pazzini sarebbe l'attaccante più accessibile ma nè Delio Rossi nè Corvino sembrano del tutto convinti.
Destro invece rimane un sogno, molto apprezzato dal club felsineo , ma resta  inaccessibile per via dei costi.
Borini è in sospeso dato che con lui non si è andati oltre un semplice gradimento.
Duvan Zapata sarebbe da questo punto di vista il migliore in quanto è giovane, ben messo fisicamente, con un grande fiuto del gol ed accessibile economicamente. Situazione Defrel: 7 milioni o niente.
Nel frattempo è stato ufficialmente chiesto Coman: la Juve prende tempo.
Le percentuali di successo delle trattative sarebbe più o meno questa:
Okaka 50%
Pazzini 60%
Destro 20%
Borini 20%
Zapata 70%
Defrel 50%
La parola passa a Corvino !
Davide Mariani

lunedì 22 giugno 2015

LE TRATTATIVE DI OGGI .

Secondo quanto riferito da Sportitalia al Bologna sarebbero in arrivo i due colpi Duvan Zapata dal Napoli e De Ceglie dalla Juventus.
 Il Bologna finalizzerebbe così il secondo e il terzo colpo dopo quello di Rossettini dal Cagliari. Si attendono conferme.
Davide Mariani .


 

BOLOGNA : SECONDA PARTE DEL RITIRO A SESTOLA .

Dopo la prima fase del ritiro che si svolgerà a Castelrotto dal 12 al 27 Luglio , Delio Rossi porterà il Bologna in ritiro a Sestola ; il ritiro sarà molto probabilmente dal 1 al 8 Agosto , e a Sestola si svolgeranno due amichevoli .
A breve arriverà la conferma ufficiale .
Marco Bonciani



BOLOGNA : CHIUSO PER ROSSETTINI .

Oggi è stato un giorno importante per il mercato del Bologna ; infatti il Bologna ha concluso l'acquisto di Luca Rossettini dal Cagliari .
Al Cagliari andranno circa 2,5 milioni di euro e per il giocatore un contratto triennale .
L'affare è concluso , ma l'ufficialità sarà comunicata solo a partire dal 1 Luglio .
Un ottimo rinforzo per la difesa del Bologna .
Marco Bonciani .

sabato 20 giugno 2015

A VOLTE RITORNANO .

A volte ritornano!
 Pare che nelle ultime ore, nonostante il piccolo budget a disposizione, il Bologna stia avviando i contatti per l'acquisto del cartellino di Gaston Ramirez. Il giocatore ha espresso la sua volontà di tornare a giocare al Dall'Ara così come il suo entourage.
 Il prezzo dovrebbe essere intorno ai 5-6 milioni poiché il suo contratto con il Southampton scadrà l'anno prossimo. La trattativa prosegue, se avrà esiti positivi si può dire che il Bologna avrà fatto il colpaccio!
Davide Mariani .
 

i più grandi di sempre: GENTO, STOICKOV e JAIRZINHO



Hristo Stoičkov;  Plovdiv (Bulgaria), 8 febbraio 1966)

Al settimo posto metto, senz’altro Stoickov, che nasce come attaccante centrale nel CSKA di Sofia , che Cruijff, una volta approdato al Barcellona, trasformò in laterale destro e che Nevio Scala, nell’unica stagione al Parma, portò sulla trequarti.
Il ruolo che più si confece al bulgaro, a mio avviso, fu quello intuito dal grande campione olandese e per quello ho deciso di inserirlo tra i laterali.
Duro e sanguigno in campo, Stoichkov ha sempre avuto un carattere gioviale e disponibile, (anche se a volte un poco bizzarro) fuori, tanto da riuscire ad essere amico di Maradona e, impresa ardua, di Romario anche se qualche screzio è esistito anche tra loro.
Il suo tiro potentissimo gli fece segnare molti goal su punizione, utilissimo anche come assist-man per i suoi compagni, grazie a lanci precisi e dribbling secchi.
Aveva la caratteristica di “addormentarsi” per lunghi spezzoni di partita per poi risvegliarsi imprevedibilmente e in maniera implacabile.
Al termine della carriera ha tentato di diventare allenatore ma con successi assai modesti.
,Al momento, sporadicamente,fa l’opinionista per una emittente tv catalana.
In carriera, oltre ad un pallone d’oro ed a una scarpa d’oro, ha vinto col Barcellona una coppa dei campioni e una coppa delle coppe; nonché sette campionati nazionali, 3 in Bulgaria e 4 in Spagna.




Jair Ventura Filho detto Jairzinho; Rio de Janeiro(Brasile), 25 dicembre 1944



Passiamo ai laterali d’attacco…per annoverarne solo 8 ho dovuto fare delle “dolorose rinunce” in ordine sparso: Franco Causio, Claudio Sala, Bruno Conti, Gigi Meroni, Nedved, Robben, Rivelino, Simonsen, Keegan, Beckham, Matthews e Kempes, solo per citarne qualcuno.
All’ottavo posto, quindi, ho deciso di mettere Jairzinho, uno dei più forti giocatori laterali visti in Brasile.
Meno talento di Garrincha, meno propensione al goal di Rivelino ma una potenza ed una velocità tale da essere, a volte, assolutamente immarcabile.
Nasce calcisticamente nel Botafogo di Rio e in quella squadra fece vedere prevalentemente il suo repertorio ( varie stagioni tra l’Equador, la Bolivia ed in squadre minori brasiliane, ed anche una stagione all’Olympique Marsiglia, ma senza mai radicarsi)
Vinse col Brasile il campionato mondiale del 1970 (in finale con l’Italia) risultando tra i migliori in campo.
Vinse anche una coppa Libertadores col Cruzeiro.
A carriera calcistica conclusa ha tentato senza troppa fortuna la carriera di allenatore; meglio è andato come scopritore di talenti, il suo successo maggiore è l’aver scovato Ronaldo.
Ha tentato, senza molto successo, anche la carriera politica, candidandosi nelle fila del partito comunista brasiliano al ruolo di consigliere comunale a Rio.




Francisco Gento López – detto PacoGuarnizo,(Spagna) 21 ottobre 1933

Sesto in classifica sistemo il grande Gento, anima del Real Madrid e amico fidato del generalissimo Franco, cosa che gli tributò selve di fischi ogni qual volta il Real Madrid giocasse fuori casa.
Si dice che corresse i 100 metri piani in meno di 11 secondi e la fascia sinistra che occupava lo vedeva sempre padrone incontrastato.
A parte le prime due stagioni al Racing Santander, Gento militò solo nel Real e con esso diede vita al periodo Blancos con la sequenza ininterrotta di coppe dei campioni vinte alla fine degli anni 50.
Per descriverlo basta enunciarne i successi:
12 campionati spagnoli e 2 coppe di Spagna
6 coppe dei campioni e una coppa intercontinentale
Probabilmente con Iniesta, il più grande calciatore spagnolo di ogni epoca (Di Stefano era nato in Argentina e Zamora….. faceva il portiere).
Al termine della carriera troncò ogni rapporto col mondo del calcio ritirandosi a vita privata.

QUELLA SPORCA DOZZINA

Chi si aspettava un mercato da Champions League sarà rimasto delusissimo dal budget che il chairman Saputo ha dettato per questa sessione di mercato.
Scusate la domanda: ma veramente, cosa vi aspettavate?
Sognare è bello per tutti, ed i nomi che rimbalzavano sui giornali in questi giorni erano molto diversi da quelli che avevamo letto nelle ultime campagne acquisti, ma non dimentichiamoci che questa dirigenza ha già sborsato ad occhio e croce circa cinquanta milioni di euro SOLO per l’aumento di capitale e risanare i conti del club.
Una campagna acquisti da 12 milioni comunque non è una sciocchezza, soprattutto in tempi di vacche magre come questo. Ma andiamo a vedere come questi soldoni potrebbero delineare il mercato rossoblù.
Per Marko Pjaca ce ne dovremmo fare una ragione, il patron della Dinamo Zagabria, da quando si è informato anche il Milan, ha aumentato il prezzo a 18 milioni di euro: impensabile. Pazzini per il tipo di contratto che vuole e la cifra che chiede: impensabile. A Storari è stato offerto un contratto di un anno più uno in base al rendimento: lui ci rimugina, ergo scartiamo anche lui (Delio Rossi è stato chiaro, solo gente motivata). Mattia Destro AL MOMENTO resta a giocarsi le sue chances nella capitale: da valutare in futuro, quando col probabile arrivo di Carlos Bacca sentirà odore di panchina. Se la Sampdoria non abbasserà le pretese, saremo obbligati salutare anche Sansone e Krsticic, mi dispiacerebbe per il primo, non mi strappo i capelli per il secondo. 
In entrata quindi il campo si ristringe; resta qualche nome da sondare proveniente da prestazioni ombrose in terra inglese, stiamo parlando di Habel Hernandez e Gaston Ramirez.
Allora, d’accordo che non hanno brillato nell’ultima stagione, e Ramirez ebbe un infortunio che la ripresa ebbe del miracoloso, ma stiamo parlando di due calciatori che in serie A facevano vedere i sorci verdi a tutte le difese. Se messi in condizioni ottimali diventerebbero un valore aggiunto.
La difesa almeno è sistemata: con l’arrivo ormai certo di Rossettini ed il rinnovo di Masina, il reparto difensivo potrebbe essere completo.
A centrocampo e in attacco mancano ancora molte pedine, ma il mercato è appena iniziato. L’importante è non avere fretta. Sembra a un passo il rinnovo di Matuzalem, ma con l’addio dei vari Laribi, Casarini, Buchel e un Zuculini che non tornerà prima di Ottobre, ci sarà da rivoluzionare un'altra volta la linea mediana. In attacco è stato proposto Sau, ma le pretese del Cagliari sono ancora molto alte: uno scambio con Mancosu o Cacia potrebbe abbassare notevolmente il prezzo nella trattativa. Ci sarebbero poi da sistemare i “lungodegenti” del BFC in primis quell’ Acquafresca che non ha fatto malissimo nelle ultime prestazioni, ma che ha un costo esorbitante ed un rendimento in massima serie da penna rossa.
Quindi aspettiamo fiduciosi di vedere come il buon Pantaleo Corvino investirà questi 12 milioni messi a sua  disposizione.
Non sia mai che quella sporca dozzina possa diventare in futuro una miniera di diamanti.

Edge

venerdì 19 giugno 2015

Rossettini, primo colpo rossoblu

In attesa di conferma ufficiale da parte dei club, pare cosa fatta l'accordo tra il Bologna e il Cagliari per Rossettini.

Si parla di 3,5 milioni da versare alla societá sarda, e un contratto triennale per il calciatore 30enne.

Il difensore, nato a Padova il 9 Maggio 1985, ha militato in precedenza anche nel Siena e nella squadra della sua cittá.

A parte una stagione in Serie B con il Siena, gioca in Serie A dal 2007-2008.

Nell'ultima stagione ha effettuato 31 partite segnando anche 3 reti.

É un difensore centrale che in passato ha svolto anche il ruolo di terzino destro per necessitá.

Sicuramente un buon acquisto, di sostanza ed esperienza. Certamente non un "Top Player" ma anche ben piú di un onesto mestierante.

Benvenuto Luca!

Manuel Vasile

BOLOGNA : MASINA PROLUNGA IL CONTRATTO.

Il Bologna F.C. 1909 comunica di aver raggiunto l'accordo con il calciatore Adam Masina per il prolungamento del contratto fino al 30 giugno 2019.
Un ' ottima notizia che testimonia come la nuova società intenda investire sui nostri giovani , programmando il futuro . 
Marco Bonciani . 

giovedì 18 giugno 2015

BOLOGNA: SUGGESTIONE DESTRO.

Sono davvero tante le idee di mercato che corrono in questi giorni.
In particolare l'idea degli ultimi momenti è quella di portare a Bologna Mattia Destro. È un'operazione molto complicata ma non per il prezzo del cartellino, valutato 10 milioni, quanto più che altro per la volontà del giocatore che ambirebbe a squadre più prestigiose della piazza di Bologna. Destro potrebbe essere il giocatore giovane di prospettiva importante come piace a Saputo .
Per questo si attende solo il benestare di Delio Rossi per partire all'assalto di Pazzini che desidererebbe vestire il rossoblu. In caso però questo fallisse state certi che un tentativo per Destro verrà fatto. Più defilati i vari Pellè e
Borini .
Davide Mariani

mercoledì 17 giugno 2015

PIU’ PJACA CHE ILICIC


Il Bologna si sta preparando, rinforzandosi, per la prossima stagione.
Già si fanno i primi nomi e quello del fantasista è un ruolo su cui puntare dati gli schemi sui quali Delio Rossi programmerà la squadra (4-3-3 o 4-3-1-2).
I nomi caldi in questi giorni sono due: Marko Pjaca della Dinamo Zagabria e Josip Ilicic della Fiorentina.
Il primo ha 20 anni, in questa stagione ha collezionato 32 presenze, con 11 gol e 5 assist (un gol ogni 206 minuti).
Ilicic ha 28 anni, in ombra in questa stagione fino a Gennaio, quando Corvino lo chiese alla Fiorentina, Montella iniziò a farlo giocare quasi per dispetto, e lui tolse non poche castagne dal fuoco alla squadra viola.  Tra campionato e coppa ha disputato 34 gare, segnando 10 gol e 4 assist.
Ilicic trequartista puro, sinistro sopraffino e già esperto del campionato di massima serie.
Pjaca nasce come ala destra, ma può fare sia l’esterno offensivo di centrocampo sia la seconda punta, notevoli capacità di inserimento ed un ottimo destro.
PERCHE’ PJACA?
Tutti e due i giocatori son validi elementi, chiaro. Tuttavia se si puntasse su un Bologna a lungo termine, il croato potrebbe spuntarla sullo sloveno. 
Il valore di mercato è simile, euro più euro meno, ma lo Ilicic ha 28 anni, Pjaca 20. D’altro canto sappiamo che lo sloveno ha già esperienza nel nostro campionato, mentre il croato sarebbe una scommessa anche se il suo talento è fuori discussione. Quindi che fare? Investire soldi su un giocatore che sì è forte, ma un domani non avrebbe mercato, o su un altro giocatore che sì è una scommessa, ma tra qualche anno potrebbe valere il triplo?

Edge 

SI TRATTA PAZZINI .

In questi giorni nelle notizie di calciomercato sono stati accostati tantissimi nomi al Bologna. Tutto ciò è normale per via di una disponibilità economica e di una solidità societaria che non ha pari in questo momento. Inoltre il Bologna deve rivoluzionare un po' tutti i reparti e quindi piovono nomi in continuazione. 
In attacco in particolare vengono accostati al BFC Pellè, Rondon, Destro, Gignac, Pato e Pazzini. I nomi più concreti però sembrano essere quello di Pellè e Pazzini. Soprattutto per il "Pazzo" sembrano essere stati fatti numerosi passi in avanti come affermano diversi esperti di calciomercato. Pazzini si svincolerà fra pochi giorni dal Milan e sembrano non esserci offerte per lui. Perciò la sua richiesta di 2 milioni dovrà essere rivista ma molto probabilmente con 1,5 milioni dovrebbero venirne a capo. 
L'unico problema è la durata del contratto: il Bologna non sarebbe disposto a soddisfare la richiesta di un quadriennale. Si attendono sviluppi. Ma l'affare Pazzini-Bologna sembra davvero possibile. 
Si attendono sviluppi.
Davide Mariani

BOLOGNA : SI PUNTA SU STORARI

Il Bologna ha deciso di chiudere prima possibile la questione del portiere da affiancare al confermato Da Costa . Corvino aveva puntato decisamente su Neto , ma il portiere brasiliano intende rimanere alla Juventus ; quindi si è fatta l'idea di virare su Storari , portiere di trentotto anni che a questo punto , vedendosi  restringere gli spazi per lui , potrebbe accettare l'offerta di Corvino .
Ieri sera c'è stato un incontro tra le parti , e il Bologna ha offerto un contratto di un anno più un altro anno ; Storari vorrebbe un biennale , comunque è possibile un accordo tra le parti .
Marco Bonciani

Dal 2008 al 2015, tra sogni, speranze e sensazioni positive

Ho riflettuto molto sulle due promozioni che la mia giovane età mi ha permesso di vivere e ricordare. Quella del 2008 ci ha visto trionfare all’ultima giornata contro il Pisa – il rigore di Marazzina fece esplodere di gioia un Dall’Ara stracolmo – dopo un campionato trascorso saldamente nelle posizioni nobili della classifica. Quella del 2015 è stata certamente più sofferta, ma probabilmente ancor più bella perché inaspettata. Già, forse aveva ragione Sofocle quando diceva che “la gioia più grande è quella che non era attesa”. E chi se lo aspettava che il Bologna avrebbe centrato la serie A al primo colpo, soprattutto dopo aver perso nelle ultime settimane il secondo posto, che valeva la promozione diretta, ed essersi in tal modo invischiata nelle acqua melmose dei play off? E invece eccoci quA, pronti a trascorrere un’estate ricca di sogni e speranze. 

Gli stessi sogni e le stesse speranze che avevo nel 2008, quando, appena diciassettenne, immaginavo il Bologna stabilmente in serie A, pronto a lottare per i piazzamenti europei. Ma, si sa, gli adolescenti hanno spesso la testa fra le nuvole e fanno il passo più lungo della gamba. Le cose non andarono infatti come avevo immaginato, poiché quella che doveva essere l'estate della svolta, per costruire qualcosa di importante, si trasformò invece in un lento calvario verso l’abisso. La strategia scelta dalla società - Cazzola pronto a defilarsi prima, Menarini in assoluta difficoltà poi - fu quella di pensare solo ed esclusivamente all'anno in corso, senza gettare la benché minima base sul futuro. Il risultato di tale decisione ha frantumato i miei sogni adolescenziali, portando i rossoblu a sofferte salvezze, con l'obbligo di dover ricominciare il campionato, anno dopo anno, confidando più nelle disgrazie altrui che nelle capacità proprie. La fortuna, che ha preso le sembianze di Marco Di Vaio per quattro lunghe stagioni, è finita lo scorso anno, quando, di questi tempi, ci stavamo disperando per la retrocessione nella serie cadetta. 

Veniamo al presente, in cui il sottoscritto è maturato, ha imparato a tenere maggiormente i piedi per terra, ma allo stesso tempo non ha perso la voglia di credere nei sogni. E come non averla, dal momento che possiamo vantare alla guida della nostra squadra del cuore il trio Tacopina-Saputo-Corvino. E d’altronde i nomi che circolano nelle ultime ore sono un segnale evidente del fatto che il vento sia decisamente cambiato. Sì, forse a distanza di sette anni potranno trovare un’effettiva realizzazione quei sogni di gloria prima citati. Con calma, certo. Senza fretta, ovvio. Ma la sensazione è che mai come questa volta il Bologna sia sulla strada giusta. 


Riccardo Rollo, in collaborazione con TBW


martedì 16 giugno 2015

Prima sconfitta per l'Italia di Conte contro un Portogallo assai rimaneggiato

Annunciata come un'amichevole di lusso, disputata a Ginevra per far felici le corpose comunità di italiani e portoghesi residenti in SvizzeraItalia-Portogallo perde molto del suo appeal per l'assenza, già annunciata per tempo, del fenomeno Cristiano Ronaldo (la sua federazione dovrà pagare un'ammenda di 400.000 eur) e per l'ampio turnover adottato dai due Commissari Tecnici che cambiano ben sei/undicesimi dei partenti nei match contro Croazia e Armenia.
In realtà però la partita avrebbe tutto per essere viva e vera, gli azzurri devono infatti assolutamente vincere per issarsi al nono posto nel ranking FIFA e strappare una delle teste di serie buone per il prossimo sorteggio dei mondiali russi.
Le prime battute sembrano figlie di questo obiettivo, i ragazzi di Conte sono alti ed aggressivi, pronti a ribaltare l'azione e lanciare gli esterni, Pirlo crea, Bertolacci e Soriano danno sostanza alla mediana, El Shaarawy ed Immobile si cercano.
Dopo un paio di buone azioni, una bella conclusione dal limite di Bertolacci termina di poco a lato, lentamente, ma inesorabilmente, i lusitani prendono campo e iniziano a stuzzicare una disattenta retroguardia azzurra, un paio di marchiani errori quasi danno il vantaggio al Portogallo, Ranocchia deve salvare quasi sulla riga dopo un pasticcio tra Bonucci e Sirigu (parso decisamente in serata no). 
Gli azzurri, spronati da Conte, provano a reagire ma senza troppo costrutto, annotiamo giusto una buona azione personale di El Shaarawy, che manda il suo classico tiro a giro ad un paio di spanne dal secondo palo, e nulla più.
Il Portogallo cambia qualcosa in avvio di ripresa, l'Italia no e riparte nuovamente ispirata: Soriano calcia appena alto, poi è Bonucci, su punizione calciata da Pirlo, ad andare ad impattare di testa/spalla, mandando la sfera a picchiare contro il palo interno a portiere battuto, poi un difensore salva sulla ribattuta a porta vuota di Darmian.
I lusitani, sornioni, aspettano e ripartono con Eliseu che serve Quaresma, pronto a scodellare d'esterno, dalla fascia sinistra, una palla che Eder, infilatosi tra i difensori azzurri, trasforma in gol battendo Sirigu e realizzando il suo primo gol in nazionale.

Conte prova a cambiare qualcosa inserendo nell'ordine Vazquez, Gabbiadini e Sansone, per un 4-2-4 che sa di ritorno al passato, sfiora il tracollo l'Italia, ma poi va anche vicina al pareggio con una bella giocata di Darmian che non trova la rete di un nonnulla. 
I restanti cambi, da una parte e dall'altra, non producono esito, la partita si spegne, spezzettata in tante innocue giocate, infarcita di errori, con gli azzurri che danno l'impressione di non crederci, ma, soprattutto, di essere in chiaro debito d'ossigeno, è così fin troppo facile per i portoghesi controllare e rendersi pericolosi in  ripartenza. Nel finale ci prova Gabbiadini dal limite che costringe Beto a salvare in angolo. Nel recupero ci prova Matri che, da posizione decentrata, calcia sull'esterno della rete. Beto salva tutto all'ultimo secondo su una gran conclusione di Vazquez, poi Ranocchia, in mischia, calcia a lato, non manca neppure un po' di iella, alla fine!
Missione dunque fallita su tutta la linea, nulla stasera ha funzionato nella squadra azzurra, non certo il modulo, non le scelte, non l'approccio al match e durante lo svolgimento della gara. Alla decima uscita perde dunque l'imbattibilità Antonio Conte, ma dispiace soprattutto vedere come l'Italia abbia imitato i gamberi: un passo avanti, il bel pareggio di Spalato, due passi indietro a Ginevra, a coronamento di una prestazione opaca e priva di mordente.
Niente testa di serie dunque per gli azzurri, che nei gironi mondiali potrebbero finire in un girone assai impegnativo, e brutta sconfitta contro un Portogallo, rimaneggiato e privo della sua stella più luminosa,  che non si è neppure dovuto dannare più di tanto per tornare al successo contro gli azzurri dopo quasi quarant'anni...
Ora, dopo le vacanze, bisognerà conquistare la qualificazione ad Euro 2016 e far crescere modulo ed interpreti, solo così l'Italia potrà tornare davvero tra le grandi!
fonte voci di sport

i più grandi di sempre: DI STEFANO, CRUIJFF e BAGGIO



Roberto Baggio, Caldogno (VI), 18 Febbraio 1967


Per qualcun il Divin Codino (lui odiava questo soprannome),Agnelli lo chiamava Raffaello (anche questo non faceva salti di gioia ma lo tollerava),chi lo ha amato lo chiamava semplicemente Roby o Roberto Baggio, il più grande talento che il calcio italiano abbia mai espresso. Il fiuto del goal di Riva, la tecnica di Rivera, la visione di gioco di Antognoni, virtù comprese in un unico giocatore.
Nel calcio non ha avuto molti amici, sicuramente non gli allenatori che si sentivano oscurati dal suo talento e, anche tra i colleghi, non molti riuscirono ad apprezzare il suo carattere introverso e taciturno, poco avvezzo ai riflettori; ciò nonostante, in tutti gli amanti del calcio è vivido il ricordo delle sue giocate e dei suoi goal( ben 205 in serie A).
In carriera non ha vinto quanto avrebbe dovuto: 2 scudetti (uno col Milan e uno con la Juventus),1 coppa Italia e 1 coppa Uefa(sempre coi bianconeri),pallone d’oro e miglior giocatore del mondo Fifa, premi ricevuti entrambi nel 1993.
Uno struggente ricordo del Baggio calciatore è lui in lacrime dopo aver buttato fuori il rigore della finale mondiale del 94 contro un Brasile scadente arrivato immeritatamente in finale.
Oggi Baggio si divide tra la sua grande azienda agricola in Argentina e il suo centro di preghiera buddista di Corsico.
Nel calcio ha avuto qualche incarico in federazione teso alla valorizzazione di giovani calciatori ma il carattere di Baggio mal si è coniugato, come prevedibile, con le ipocrisie del palazzo e le dimissioni non hanno tardato a venire.
Guardando i filmati dei suoi goal fanno tenerezza le sue gambette esili da ragazzino in rapporto ai prosciutti del giocatore medio attuale e ciò fa meditare sui tanti infortuni che ne hanno limitato la carriera ed i risultati; senza di essi si troverebbe ben più in alto del terzo posto assoluto tra le più grandi seconde punte di tutti i tempi.



Alfredo Stefano Di Stefano Laulhé;  Buenos Aires ( Argentina), 4 luglio 1926Madrid (Spagna), 7 luglio 2014)


Argentino di nascita ma spagnolo d’adozione, il padre era di origini italiane (di Capri, per l’esattezza).
Prima di giungere in Spagna, nel Real di Gento, Kopa e Puskas, si prese lo sfizio di vincere svariati campionati in Sudamerica (2 in Argentina e 3 in Colombia). La consacrazione internazionale, tuttavia, venne a Madrid dove conquistò, col Real delle meraviglie, 8 scudetti, 1 coppa di Spagna, 5 coppe dei campioni di fila e una coppa intercontinentale, mettendo a segno 307 goal.
Di Stefano non era una punta classica, amava correre (e molto velocemente, da cui lo pseudonimo Saeta Rubia) sulla fascia e convergere improvvisamente al centro dove esplodeva i suoi tiri micidiali verso la porta avversaria.
Fu supportato da un fisico eccezionale che gli permise di restare competitivo fino ad età avanzata; si ritirò infatti a quarant’anni età, per un attaccante e dei suoi tempi, molto ragguardevole.
Giocò con tre nazionali (Argentina, Colombia e Spagna) e una volta appese le scarpe al chiodo ebbe anche una buona carriera da tecnico nel Real e soprattutto nel Valencia che portò alla conquista di un campionato e di una coppa delle coppe.
Restò vicino al Real anche dopo il suo ritiro definitivo, fino alla morte avvenuta alle soglie dei 90 anni la scorsa estate.
Di Stefano è senz’altro uno dei grandi del calcio di tutti i tempi, al secondo posto nella mia personale classifica delle migliori seconde punte.





Hendrik Johannes Cruijff, detto Johan; Amsterdam (Olanda), 25 aprile 1947)

Il numero uno delle seconde punte e uno dei più grandi calciatori di sempre per me è Johan Cruijff.
Il Profeta del goal come fu ribattezzato è stato un talento assoluto;  tra quelli che ci è stato possibile osservare, grazie alla televisione, uno dei più efficaci e concreti
Il suo gioco che spaziava dalla metà campo all’area di rigore, supportato dall’azione di tanti altri campioni, capitati in un’unica “covata” consentì il miracolo Orange dove il calcio totale di Michels cambiò definitivamente i canoni tecnici validi fino ad allora.
Vinse tutto ciò che era possibile vincere, non riuscì a portare a casa solo il campionato del mondo, il primo perso nel 74 in Germania, buttato al vento grazie ad una condotta di gara scriteriata ed il secondo a cui decise di non partecipare ufficialmente per disgusto verso l’Argentina dei colonnelli che “doveva” vincere il mondiale del 78 per nascondere le atroci torture inflitte e le sparizioni degli oppositori politici e con combine e “aiutini” vari riuscì nell’impresa, ma oltre questo, i rapporti nello spogliatoio olandese erano ormai irrimediabilmente logorati e Cruijff non aveva la benché minima intenzione di affrontare altri dissidi con Janssen o Van hanegem o con gli altri leader storici che gli rimproveravano comportamenti da primadonna.
Ma quest’ultimi dimenticavano un dato inoppugnabile, cioè che si trovavano di fronte proprio ad una primadonna; per il resto basta elencare il palmares di Cruijff per capire a che razza di mostro ci troviamo di fronte:
9 campionati olandesi (8 con l’Ajax e 1 con il Feyenoord) e 1 campionato spagnolo (col Barcellona)
3 coppe dei Campioni e una coppa Intercontinentale con l’Ajax e 3 palloni d’oro.
A fine carriera, a 36 anni e 369 goal segnati, intraprese il ruolo di allenatore e anche qui trovò il modo di farsi valere rifondando e facendo conquistare al Barcellona 4 campionati una coppa dei campioni e una coppa delle coppe (un’altra la vinse anche con l’Ajax).
Al momento pare abbia deciso di ritirarsi dal calcio e occuparsi delle sue fondazioni, qualche episodio da commentatore televisivo e non molto altro.
La maggioranza dei commentatori sportivi restringe a 5 calciatori il novero per scegliere il più grande e Cruijff è uno dei 5.

BOLOGNA: IN RITIRO DAL 12 LUGLIO .

Il raduno della squadra per la nuova stagione è fissato per mercoledì 8 Luglio a Casteldebole .
Dopo qualche giorno, i rossoblu domenica 12 Luglio si trasferiranno a Castelrotto  ( BZ ) dove svolgeranno la prima fase della preparazione fino a lunedì 27 Luglio .
Marco Bonciani.

DI VAIO : CRESCEREMO INSIEME.

Ha esultato con una corsa liberatoria al fischio finale della sfida promozione , come un ultras , per scaricare la tensione , Marco Di Vaio , il club manager ;
" Quel giorno mi sono svegliato alle sei e mezzo , tanta era la tensione . Vagavo per la casa , ho fatto due volte la colazione, alle sette e mezzo avevo già letto tutti i giornali. "
Così, Di Vaio ha rilasciato un intervista su Stadio , dove ha parlato del Bologna .
" Dedico la serie A a Saputo , per quello che ha fatto per Bologna ; i soldi sono importanti ma lui ha dato una speranza a questa città. È un uomo di grande calma ma io posso dire di averlo visto arrabbiato . È successo a Montreal , dopo un derby perso contro il Toronto ; spero di non vederlo mai così a Bologna.
Sto imparando tantissimo grazie a Corvino, lo osservo quando parla con la squadra .
Adesso inizia una fase di costruzione c'è da cambiare la squadra, rinnovare e valutare i giocatori in scadenza . I giovani come Masina o Ferrari restano sicuramente, non si può parlare di squadra del futuro se cediamo i nostri giovani .
Cercare di mantenere la serie A è il primo obbiettivo. Il primo anno è il più difficile; poi gradatamente cercheremo di stabilizzarci a metà classifica e puntare all' Europa .
Rossi ora potrà costruire la sua squadra, partendo dal ritiro . È arrivato motivatissimo, è un maestro di calcio , sa valorizzare i giocatori . Non bisogna valutarlo per questo mese .
Perez può tornare da allenatore nel settore giovanile; ne stiamo parlando, si può fare , se andrà così sarà una bella cosa . "
Marco Bonciani .

lunedì 15 giugno 2015

BFC: scelto il colore nero per la 3° maglia

                                          foto dal sito del BFC

Per il prossimo campionato, di serie A, i tifosi hanno scelto il colore della terza maglia.

La società ha dato la possibilità di scelta ai tifosi.

Tra i colori proposti c'erano, giallo, verde e nero.

Il 44% dei tifosi ha scelto il nero.

Sarà quindi il nero a "colorare" la 3° maglia del nostro amato BFC1909 per il prossimo campionato che segna il pronto rientro della squadra, dopo un solo anno di purgatorio, nel massimo campionato nazionale. 

Il cuore comunque rimane Rossoblù! 

Mario Piromallo

SAPUTO DETTA LA LINEA

In attesa di sapere l’ammontare della cifra per il mercato del Bologna, intorno a metà settimana secondo quanto riportato, il chairman del Bologna Joey Saputo inizia a dettare quella che sarà la linea da seguire per la prossima sessione di mercato. Innanzitutto bisognerà puntare tra un mix di esperienza e gioventù, per non lasciare scappare i futuri talenti (Masina, Oikonomou, Mbaye) e per presentarsi sul palco che conta con una formazione competitiva.
L’intenzione societaria sembra quella di voler investire su giocatori consolidati. Pantaleo Corvino sta lavorando per Defrel, ventitreenne a metà tra Cesena e Parma (9 gol nella passata stagione), anche se con l’Atalanta sarà battaglia per la giovane punta. Sembra tramontata definitivamente la voce che circolava intorno ad Antonio Cassano, non in linea con i progetti rossoblù, considerato una “mina vagante”. Il ds rossoblù non ha mollato nemmeno la pista Ilicic, si segue inoltre Pazzini (contratto però ancora oneroso vista l’età del giocatore). A centrocampo spunta il nome di Kuzmanovic, in ombra nell’Inter e probabilmente coperto dai nuovi innesti che inserirà la formazione meneghina.
“Last but not the list”, Joey Saputo vuole un top player come ciliegina sulla torta. Non un faro nella notte, ma un vero e proprio “gioiellino” da guarnizione a quello che sembra essere un Bologna costruito per puntare in alto, non magari da questa stagione ma dalla prossima perché no.
A Bologna non si sente parlare di Top Player da eoni, segno che l’aria sta cambiando sotto le due torri, e magari smetteremo di soffrire un po’ per lasciare spazio al divertimento.

Edge 

domenica 14 giugno 2015

Mercato: su Defrel anche Torino e Genoa!

Gregoire Defrel interessa anche a Genoa e Torino.



Nonostante il nostro Pantaleo si sia" mosso" gia da diverso tempo sul talentino francese,sia Gasperini che Ventura lo gradirebbero alla loro "corte".
Corvino comunque dalla sua ha già da diverso tempo il contatto con la società bianconera( Cesena)e la sua offerta per il francese sarebbero soldi,si parla di circa 4 milioni di euro,più il gocatore Mancosu che sarebbe graditissimo alla corte bianconera.


 Si aspetta solo che si risolva la questione "cartellino"con Parma e Cesena per la comproprietà e potrebbe essere decisiva la prossima settimana per l'affare che ci vedrebbe favoriti rispetto al Genoa, che non sembra intenzionato a tirare fuori quella cifra, ma attenzione al Torino che sembra avere molte più intenzioni di strapparlo al club rossoblù!

                                                                                    Vincenzo Coppola

sabato 13 giugno 2015

BOLOGNA : SI TRATTA OGBONNA .

Nelle ultime ore stiamo riscontrando un forte interesse del Bologna nei confronti del difensore bianconero Ogbonna da affiancare a Gastaldello nella difesa titolare del Bologna 2015/16.
 Sembra che nelle prossime ore possa arrivare un'offerta alla Juve per aggiudicarsi l'intero cartellino del difensore italiano.
 Non resta che aspettare!
Davide Mariani . 

TACOPINA : VOGLIO TRASFORMARE IL BOLOGNA IN UN BRAND MONDIALE .

Il Presidente  Joe Tacopina è  intervenuto nella tavola rotonda che si è tenuta ieri a Cervia, «Sport e benessere, un volano per il turismo» organizzato da Corriere Imprese e Corriere di Bologna.
 Il presidente ha parlato a giornalisti intervenuti da tutta l’Emilia-Romagna, e non ha fatto mistero delle sue ambizioni per la città: «Bologna è la città ideale per un nuovo modello di business nel calcio sempre . La città, le persone, lo stadio, le grandi aziende: tutto contribuisce a renderla perfetta. Per questo voglio “solo” trasformare il Bologna in un brand mondiale».
 Secondo Tacopina ci sarebbe la necessità, per il calcio italiano, di adottare un modello di business basato sui ricavi. Modello esportato dagli Stati Uniti, dove già accade che l’evento sportivo si trasformi in spettacolo e si finanzi anche attraverso merchandising e tour mondiali. Il nostro modello è troppo limitato per la visione americana: «In Italia — ha spiegato Tacopina — il business sportivo deve allargarsi, e non basarsi in modo esclusivo sui ricavi dei diritti televisivi».
Marco Bonciani 


Capitano Matuzalem all'ArrembAggio !!!!

 Francelino Matuzalem ha rilasciato a Stadio una interessante intervista nella quale rassicura i tifosi su una sua permanenza a Bologna. Matuzalem ha dichiarato che si è innamorato di Bologna e che gli piacerebbe rimanere fino a fine carriera magari anche come capitano in quanto per lui sarebbe come sentirsi pienamente affermato.
 Nell'intervista viene svelato anche un retroscena , cioè  il capitano rossoblu avrebbe giocato strappato i playoff . È evidente che ormai si sia formato un legame indissolubile tra questo giocatore e la piazza di Bologna. Ciò è stato reso possibile dal fatto che Matuzalem è invecchiato ed ha acquisito esperienza imparando ad autogestirsi nei momenti più stressanti. Inoltre il numero 5 rossoblu si è sentito accolto e coccolato come solo la famiglia Bologna sa fare. E soprattutto è stato al centro del progetto Bologna.
 Per questo ha dichiarato la promozione di quest'anno come la vittoria migliore di tutta la sua carriera.
 Matu non ha mai raccolto al 100% i frutti della sua qualità per via anche del suo carattere; ma quest'anno, nel momento più critico della sua carriera ha saputo calarsi con umiltà nella parte e ha rivissuto una seconda giovinezza con una stagione pressoché perfetta qua a Bologna, nonostante le continue critiche che riceveva. Dall'altra parte il pubblico lo ha apprezzato per via della sua grinta e perché sa guidare la squadra con un'esperienza incredibile dando tranquillità a tutto l'ambiente anche se in alcuni caso c'era poco da stare calmi. Non ha mai fatto giocate fuori dal comune (alcune volte però si) ma il suo ruolo di metronomo ha sempre fatto la differenza lì in mezzo al campo nonostante la velocità impressionante del campionato di B. È stato e sarà un leader silenzioso (perché non è uno nè da interviste nè da chiacchiere) con tanta quantità e soprattutto qualità. Personalmente non l'ho mai criticato perché è sempre stato uno dei miei pupilli ed ho sempre arricciato il naso di fronte a coloro che lo definivano un fabbro bollito.
 Questi si dovranno certamente ricredere.
 Ripartiamo da Matuzalem, capitan Matuzalem.
Davide Mariani .
 

i più grandi di sempre: RAUL,MESSI e Valentino MAZZOLA



Valentino Mazzola (Cassano d'Adda,(MI) 26 gennaio 1919Superga,(TO) 4 maggio 1949)

Valentino Mazzola, Riva e Czibor li avrei messi tutti al sesto posto pari merito ,tuttavia ho preferito considerare 6° da solo Mazzola, in virtù dei fasti del grande Torino in cui militava; la squadra più forte del suo tempo, notoriamente perita nella sciagura aerea di Superga..
Mazzola era il giocatore più talentuoso in un novero di campioni. Un’ala del calibro di Menti, due punte classiche come Ossola e Gabetto e due formidabili centrocampisti (l’anima di questa immensa compagine) come Loik e Grezar, gli permettevano di muoversi liberamente sulla tre quarti, scegliendo di volta in volta se fare il regista o il centravanti o (ruolo a lui più congeniale) la seconda punta.
Nasce calcisticamente, dopo la consueta gavetta nelle squadre minori e un’infanzia economicamente molto disagiata , nel Venezia e, se non ci fosse stata di mezzo la guerra, si sarebbe di certo aggiudicato più allori di quanto riuscì a fare., il Torino del presidente Ferruccio Novo, lo prelevò, unitamente a Loik, pagandolo a peso d’oro; ma fu un investimento proficuo; infatti
col Torino, Mazzola vinse 5 campionati e una coppa Italia (una l’aveva vinta col Venezia) e per molti anni il grande Torino risultò praticamente imbattibile
In un’epoca di grandi calciatori ma di atleti medi, Mazzola seppe coniugare una tecnica immensa ad una fisicità prorompente e ad un fiuto per il goal da centravanti puro., inoltre, fu il primo calciatore a battere i pugni sul tavolo della società, pretendendo di essere retribuito per il suo valore. Secondo alcuni aveva un brutto carattere solitario e rancoroso con un’attenzione maniacale al denaro con molta ritrosia nello spendere.
Ma ciò non inficia la sua grandezza come calciatore.
Non ebbe la possibilità di sapere che i suoi due figli Ferruccio e soprattutto Sandro, avrebbero avuto un futuro nel calcio, il secondo nella grande Inter di Herrera che, sebbene grande, non riuscì mai ad offuscare la stella del Grande Torino.



Raúl González Blanco, noto semplicemente come Raúl (Madrid,(Spagna) 27 giugno 1977)

Quinta posizione per Raul; considerarlo una seconda punta potrebbe risultare improprio, ma è in questo ruolo che ha reso di più nella squadra più importante della sua vita calcistica ovvero il Real Madrid.
Nasce a Madrid da famiglia proletaria; tira i primi calci in una squadretta di quartiere prima di essere notato dagli osservatori dell’Atletico che lo tesserano subitaneamente.
Fisico armonico, velocità estrema ed il dono di trovarsi sempre al posto giusto nel momento giusto, hanno contribuito a creare il suo mito sin dalle prime uscite con le formazioni minori dei Blancos che successivamente lo strapparono ai cugini a suon di pesetas.
Nel 1994 prime comparse in formazione A e primi goal; nei sedici anni di Real ne segnerà ben 228 che diventano 323 se includiamo tutti i tornei oltre la Liga.
Con il Real vince 6 campionati, 3 Champions, 2 coppe intercontinentali e 1 Supercoppa.
Terminata l’esperienza con i madridisti, si trasferisce per due stagioni in Germania nello Shalke 04 dove trova il modo di mettere a segno 28 goal e di vincere una Coppa di Germania.
Con le furie rosse nazionali non ha conquistato gran che, avendo avuto il suo momento di grazia troppo presto rispetto all'esplosione dei grandi talenti che portarono alla conquista del campionato mondiale del 2010 e dei campionati europei del 2008 e del 2012.
A 38 anni è ancora in attività, giocando nella Nasl con i New York Cosmos dove, a carriera terminata, occuperà un ruolo tecnico.




Lionel Andrés Messi Cuccittini, detto Leo (Rosario,(Argentina) 24 giugno 1987)

Vado un po’ in controtendenza, il mondo acclama Messi come il più grande calciatore della storia e io lo metto solo al 4° posto tra le seconde punte di sempre.
Non sono impazzito e non mi sogno neanche di dire che Messi non sia un marziano del calcio.
La mia considerazione è che ancora non sia riuscito ad esprimere tutto il suo potenziale e che il tempo, certamente, contribuirà a fargli scalare questa e la classifica assoluta.
Per il momento è doveroso osservare che agli appuntamenti importanti è sempre mancato o ha deluso parzialmente le aspettative.
All’ultimo mondiale fu eccezionale con l’Iran ma non toccò quasi palla con Olanda e Germania; anche nella finale di Champions con la Juventus il suo apporto è risultato assai modesto.
Il 4° posto, in definitiva, anche in considerazione di chi occupa i primi tre, è un trampolino di lancio per i successi futuri anche perché i suoi soli 28 anni li fanno largamente presupporre.
Di umilissima famiglia di lontane origini marchigiane, viene alla luce a Rosario e la sua carriera sarebbe potuta anche naufragare sul nascere a causa di problemi fisici (non cresceva).; ma i tecnici del Newell’s Old Boys prima e del Barcellona poi, percependo l’unicità di questo atleta, fecero del tutto per risolvere la situazione con gli esiti che tutti conosciamo.
per descriverlo basta citare i dati più significativi del suo palmares:
7 campionati spagnoli col Barcellona
5 volte capocannoniere di Champions
1 pallone d’oro
3 palloni d’oro fifa
1 best player fifa
3 scarpe d’oro
2 coppe intercontinentali
4 champions league
2 supercoppe
1 oro olimpico
1 mondiale under 20
Tra 10 anni, quando appenderà gli scarpini al fatidico chiodo, la sua posizione in classifica sarà ben più elevata.

Lopez-Rossi

Si é concluso nella maniera migliore questa stagione per i colori rossoblu.
Promozione doveva essere, soprattutto dopo il 15 ottobre, giorno dell´acquisto da parte della cordata americana, promozione é stata, anche se a costo di mettere a repentaglio le coronarie di tutti noi che viviamo per questi colori.
Due gli artefici di questa cavalcata che a ben vedere é stata piú un tremolante zoppicchio.
Allenatore da agosto fino a maggio, giorno della sconfitta a Frosinone che ha precluso ogni possibilitá di promozione diretta, é stato Diego Lopez.
Tanti i suoi meriti, tante le sue pecche.
Vorrei sottolineare come l´allenatore abbia accettato una panchina scomoda, per il blasone del Bologna in serie B e con pochissime certezze di arrivare a fine campionato, per via di una condizione finanziaria che anche i massimi esperti mondiali avrebbero definito "alla canna del gas"...
La penultima cosa buona dell´ex-presidente (l´ultima vendere la societá!) é stata proprio quella di puntare su un giovane mister che aveva fatto bene per due stagioni a Cagliari, dove era passato direttamente dal campo alla panchina, soprattutto la prima in cui era riuscito a salvare i sardi pur giocando tutte le partite casalinghe a porte chiuse per via dell´inagibilitá del Sant´Elia.
Dopo un´avvio molto stentato, in cui aveva provato ad impostare la squadra sul 4-3-3 di Zeman, allenatore che per primo era stato contattato per riportare immediatamente in A il Bologna e poi finito proprio in Sardegna e che aveva condizionato il mercato, con le sconfitte contro L´Aquila in Coppa Italia e Perugia e Crotone in campionato, arriva l´intuizione di modificare il modulo in un piú funzionale 4-3-1-2, col quale sfruttare meglio le caratteristiche di Karim Laribi, 8 gol per lui in campionato e con Lopez, che tra le linee comincia a fare male alle difese avversarie.
Molto spesso il Bologna gioca meglio degli avversari, ma stenta a decollare, pur terminando il girone di andata al secondo posto, per la scarsa vena degli attaccanti, per rotazioni ridotte in tutti i reparti e in qualche partita proprio per colpa di scelte bislacche dell´allenatore.
Cacia, arrivato da Verona come capocannoniere della B solo due anni prima, fatica a vedere la porta e spesso appare come un pesce fuor d´acqua in una squadra che dal portiere fino alla trequarti dimostra buone trame e tanto possesso palla che finisce per mettere in difficoltá gli avversari. Al suo fianco gioca spesso Acquafresca, che deve in qualche modo riscattare un passato in rossoblu fatto di poche soddisfazioni regalate ai tifosi. I gol arrivano col contagocce, peró l´impegno non manca mai, soprattutto come spalla del centravanti. Tra i vari meriti dell´uruguagio ricorderei soprattutto quello di averci fatto scoprire un difensore centrale, Oikonomou, che si dimostra una delle colonne portanti dell´intera squadra, per le prestazioni offerte e per i 4 gol che portano punti pesanti.
Oltre a lui si vede spesso in campo anche Alex Ferrari, che nonostante i 20 anni calca il rettangolo verde con grande maturitá e quando si trova a sostituire Maietta, lo fa egregiamente.
Da dicembre si prende la fascia mancina un altro giovane, Adam Masina, che sfodera prestazioni molto buone, con personalitá e buona attitudine ai cross.
Tre giovani lanciati da Lopez, non dimentichiamolo.
La squadra gioca bene, ma sembra sempre mancare il cinismo per colpire gli avversari e ammazzare le partite.
La rosa, costruita in fretta e furia dal DS Fusco e con due spicci, mostra i suoi limiti nella profonditá piú che nella qualitá degli undici. Se Lopez si gira verso la panchina e vede Abero e Troianiello, la colpa non é certo sua.
A gennaio il DS diventa Corvino, vecchia volpe del mercato, il quale sfrutta i denari americani per fare sei acquisti validi per provare a giocarsi il primo posto con il Carpi, che tutti immaginano in calo verso fine stagione. Forse l´unico limite dei nuovi arrivi é che, a parte Mancosu a Trapani e parzialmente Gastaldello sponda Samp, tutti gli altri non hanno molto ritmo partita. Comunque sia il girone di ritorno e l´anno nuovo partono alla grande, con una vittoria sul Perugia frutto di una punizione mancina di Sansone.
Dopo purtroppo cominciano i problemi.
Pur intuendo che tutti e sei non potranno entrare subito in campo, Lopez comincia a perdere la  maniglia della squadra, che fa diversi passi indietro sul piano del gioco e dei risultati.
Lopez mostra i suoi limiti tenendo fuori Zuculini (perché?) e affiancando due prime punte come Mancosu e Cacia, che finiscono per pestarsi i piedi.
La squadra é con l´allenatore fino alla fine, forse anche perché da ex-calciatore mantiene bassi i carichi di lavoro, con la conseguenza che il Bologna sembra sempre sulle gambe.
Viene stabilito il record di 5 vittorie consecutive fuori casa, che sembrano frutto piú della qualitá dei singoli che di un gioco di squadra che inspiegabilmente scompare con l´arrivo dell´anno nuovo e dei rinforzi di gennaio.
La sconfitta a Frosinone certifica l´esonero e con tre giornate rimaste alla fine, si punta tutto su un´allenatore di esperienza come Delio Rossi.

Molti si illudono che con il nuovo tecnico si possano fare tre vittorie e sperare di agganciare i ciociari nella lotta al secondo posto. Si vede qualche buona trama di gioco, ma niente di rivoluzionario. Il pareggio subito a Lanciano, contro una squadra in 10 ci condanna alla certezza dei play-off.
Ci arriviamo oltretutto da quarti, quindi con lo spauracchio di dover battere almeno una volta il Vicenza terzo, contro il quale in stagione avevamo fatto un punto e 0 gol.
Auguri! Il pessimismo serpeggia sotto i portici...

Alla fine Rossi riesce nel miracolo, eliminando pur con enormi difficoltá prima Avellino e poi Pescara, sfruttando il regolamento che a paritá di differenza reti, premia la meglio piazzata e non chi, come nelle coppe europee, ha segnato piú gol fuori casa.
Grande merito del tecnico riminese é stata quella di motivare una squadra spompata nel fisico, ma che dalla sua ha molta piú esperienza delle rivali.
Facendo leva sull´orgoglio dei suoi senatori, Rossi é riuscito a spremere le ultime energie fisiche e mentali dei suoi. Non é un caso che tra i migliori nelle 4 partite ci siano stati Matuzalem, dopo un intero campionato da 42 partite a 35 anni, Casarini, encomiabile come abbia giocato pieno di infiltrazioni pur essendo certo di andare a Carpi il prossimo anno, Maietta che ha disputato le ultime due partite quasi in stampelle, ma che ha voluto portare il suo mattone alla causa.
Un´ultima citazione va ovviamente a Santa Traversa da Bologna, senza la quale staremmo ora a parlare di una stagione completamente fallimentare!
Bene cosí!
Il prossimo anno sará interessante vedere come Delio Rossi saprá impostare il gioco di squadra e con quali giocatori arrivare il prima possibile ai fatidici 40 punti (forse meno visti gli ultimi due campionati) per salvarsi e poi vedere dove si potrá arrivare, sfruttando un mercato che si prevede scoppiettante, ma che prima di tutto dovrá sgravare il BFC di tanti giocatori che non sono utlizzabili, per scarso rendimento e stipendi troppo elevati.

Sasha Gallo, Helsinki (Finlandia)

venerdì 12 giugno 2015

Per l'Italia a Spalato un pareggio e tante buone indicazioni

E' davvero raro, e assai strano, assistere ad una partita tra nazionali a porte chiuse, soprattutto se si tratta di un match fondamentale in vista delle qualificazioni ad Euro 2016 e se le compagini sono Croazia e Italia.
La mancanza del pubblico toglie qualcosa all'evento, l'atmosfera ed il pathos si sfumano e tutto pare ovattato, quasi irreale, peccato,  perchè la partita di stasera, per come si è sviluppata e per gli episodi che l'hanno caratterizzata, avrebbe meritato una cornice, naturale e degna, calda.
Gli azzurri perdono per strada mezza squadra, i croati non hanno ModricConte fa di necessità virtù e presenta un'Italia quasi sperimentale schierandola con il 4-3-3.
L'inizio è di quelli shock, una manciata di minuti e Astori commette un fallo tanto ingenuo quanto inutile sulla linea di fondo, il pessimo Atkinson non può esimersi dall'assegnare il penalty che però Mandzukic calcia male e Buffon respinge.
Lo scampato pericolo compatta gli azzurri che si mettono dietro le spalle timori e dubbi, la squadra palleggia bene e lentamente alza il baricentro, alla prima azione davvero pregevole Candreva centra dalla trequarti, Pellè non tocca, El Shaarawy da due passi insacca, gli azzurri esultano, giustamente, il segnalinee sbandiera invece un off side inesistente, i croati, alla faccia del fair-play, con metà degli azzurri che protestano, ripartono e vanno a realizzare in ripartenza con Mandzukic.
Se non è ingiustizia questa, quale deve esserla? Nel tentativo, riuscito, di interrompere una pericolosa azione croata si infortuna gravemente De Silvestri che abbandona il campo per De Sciglio
La vecchia Italia, quella pre-Conte per intenderci, forse si sarebbe lasciata abbattere, questa è invece coraggiosa e piena di sè, alza i ritmi, costringe i croati sulla difensiva e, dopo aver creato e fallito un paio di occasioni, conquista un penalty per un altrettanto inutile e ingenuo fallo di mano in area di Mandzukic, Candreva, sul dischetto, scherza Subasic e lo batte con un beffardo cucchiaio.

La parità mette le ali agli azzurri che continuano a sciorinare calcio di qualità, semplice, ma efficace, che mette a nudo tutte le pecche di una Croazia apparsa in grave regressione rispetto alla sontuosa prestazione di sei mesi fa a San Siro, la coppia centrale Vida- Schildenfeld è da brividi, impresentabile a questi livelli, gli azzurri sprecano un paio di ottime chance.
Nell'intervallo nuovo episodio sopra le righe, si manifesta, nella trequarti in cui ha attaccato l'Italia, una svastica disegnata sul campo mediante un acconcio taglio dell'erba che gli addetti al campo cercano di far scomparire coprendola con la terra.
Lascia il campo pure Buffon, per un profondo taglio sotto il ginocchio, al suo posto entra Sirigu.
Nella ripresa, almeno fino alla mezz'ora, la partita continua a farla l'Italia, padrona del centrocampo, in cui Pirlo gestisce possesso e ritmi a suo piacimento, peccato che i nostri avanti non siano convinti e cinici nel tradurre in gol le occasioni create. La Croazia fa poco, paga del pareggio e davvero svogliata e poco combattiva, nel finale Srna, già ammonito, commette due falli plateali ai danni di Marchisio, nel primo caso l'arbitro lo perdona, nel secondo non può esimersi dal mostrargli il secondo giallo ed il rosso, ma è già il 90'.
Gli azzurri tornano da Spalato con in tasca un punto prezioso e la convinzione di essere sulla strada giusta, in una situazione negativa la squadra ha fatto quadrato, non è mai andata in sofferenza, ha rischiato pochissimo, e, con determinazione e coraggio, ha preso in mano le redini del gioco gestendo a proprio piacimento palla e spazi, tanto che, alla fine, se qualcuno può recriminare sono proprio i ragazzi di Conte.
La Norvegia ha reso poi perfetta la serata mancando la vittoria contro l'Azerbaijan e ora, con 3 partite su 4 in casa, la strada verso la Francia pare davvero in discesa....  

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