
Valentino Mazzola (Cassano d'Adda,(MI) 26 gennaio 1919 – Superga,(TO) 4 maggio 1949)
Valentino Mazzola, Riva e Czibor li avrei messi tutti al sesto posto pari merito ,tuttavia ho preferito considerare 6° da solo Mazzola, in virtù dei fasti del grande Torino in cui militava; la squadra più forte del suo tempo, notoriamente perita nella sciagura aerea di Superga..
Mazzola era il giocatore più talentuoso in un novero di campioni. Un’ala del calibro di Menti, due punte classiche come Ossola e Gabetto e due formidabili centrocampisti (l’anima di questa immensa compagine) come Loik e Grezar, gli permettevano di muoversi liberamente sulla tre quarti, scegliendo di volta in volta se fare il regista o il centravanti o (ruolo a lui più congeniale) la seconda punta.
Nasce calcisticamente, dopo la consueta gavetta nelle squadre minori e un’infanzia economicamente molto disagiata , nel Venezia e, se non ci fosse stata di mezzo la guerra, si sarebbe di certo aggiudicato più allori di quanto riuscì a fare., il Torino del presidente Ferruccio Novo, lo prelevò, unitamente a Loik, pagandolo a peso d’oro; ma fu un investimento proficuo; infatti
col Torino, Mazzola vinse 5 campionati e una coppa Italia (una l’aveva vinta col Venezia) e per molti anni il grande Torino risultò praticamente imbattibile
In un’epoca di grandi calciatori ma di atleti medi, Mazzola seppe coniugare una tecnica immensa ad una fisicità prorompente e ad un fiuto per il goal da centravanti puro., inoltre, fu il primo calciatore a battere i pugni sul tavolo della società, pretendendo di essere retribuito per il suo valore. Secondo alcuni aveva un brutto carattere solitario e rancoroso con un’attenzione maniacale al denaro con molta ritrosia nello spendere.
Ma ciò non inficia la sua grandezza come calciatore.
Non ebbe la possibilità di sapere che i suoi due figli Ferruccio e soprattutto Sandro, avrebbero avuto un futuro nel calcio, il secondo nella grande Inter di Herrera che, sebbene grande, non riuscì mai ad offuscare la stella del Grande Torino.

Raúl González Blanco, noto semplicemente come Raúl (Madrid,(Spagna) 27 giugno 1977)
Quinta posizione per Raul; considerarlo una seconda punta potrebbe risultare improprio, ma è in questo ruolo che ha reso di più nella squadra più importante della sua vita calcistica ovvero il Real Madrid.
Nasce a Madrid da famiglia proletaria; tira i primi calci in una squadretta di quartiere prima di essere notato dagli osservatori dell’Atletico che lo tesserano subitaneamente.
Fisico armonico, velocità estrema ed il dono di trovarsi sempre al posto giusto nel momento giusto, hanno contribuito a creare il suo mito sin dalle prime uscite con le formazioni minori dei Blancos che successivamente lo strapparono ai cugini a suon di pesetas.
Nel 1994 prime comparse in formazione A e primi goal; nei sedici anni di Real ne segnerà ben 228 che diventano 323 se includiamo tutti i tornei oltre la Liga.
Con il Real vince 6 campionati, 3 Champions, 2 coppe intercontinentali e 1 Supercoppa.
Terminata l’esperienza con i madridisti, si trasferisce per due stagioni in Germania nello Shalke 04 dove trova il modo di mettere a segno 28 goal e di vincere una Coppa di Germania.
Con le furie rosse nazionali non ha conquistato gran che, avendo avuto il suo momento di grazia troppo presto rispetto all'esplosione dei grandi talenti che portarono alla conquista del campionato mondiale del 2010 e dei campionati europei del 2008 e del 2012.
A 38 anni è ancora in attività, giocando nella Nasl con i New York Cosmos dove, a carriera terminata, occuperà un ruolo tecnico.

Lionel Andrés Messi Cuccittini, detto Leo (Rosario,(Argentina) 24 giugno 1987)
Vado un po’ in controtendenza, il mondo acclama Messi come il più grande calciatore della storia e io lo metto solo al 4° posto tra le seconde punte di sempre.
Non sono impazzito e non mi sogno neanche di dire che Messi non sia un marziano del calcio.
La mia considerazione è che ancora non sia riuscito ad esprimere tutto il suo potenziale e che il tempo, certamente, contribuirà a fargli scalare questa e la classifica assoluta.
Per il momento è doveroso osservare che agli appuntamenti importanti è sempre mancato o ha deluso parzialmente le aspettative.
All’ultimo mondiale fu eccezionale con l’Iran ma non toccò quasi palla con Olanda e Germania; anche nella finale di Champions con la Juventus il suo apporto è risultato assai modesto.
Il 4° posto, in definitiva, anche in considerazione di chi occupa i primi tre, è un trampolino di lancio per i successi futuri anche perché i suoi soli 28 anni li fanno largamente presupporre.
Di umilissima famiglia di lontane origini marchigiane, viene alla luce a Rosario e la sua carriera sarebbe potuta anche naufragare sul nascere a causa di problemi fisici (non cresceva).; ma i tecnici del Newell’s Old Boys prima e del Barcellona poi, percependo l’unicità di questo atleta, fecero del tutto per risolvere la situazione con gli esiti che tutti conosciamo.
per descriverlo basta citare i dati più significativi del suo palmares:
7 campionati spagnoli col Barcellona
5 volte capocannoniere di Champions
1 pallone d’oro
3 palloni d’oro fifa
1 best player fifa
3 scarpe d’oro
2 coppe intercontinentali
4 champions league
2 supercoppe
1 oro olimpico
1 mondiale under 20
Tra 10 anni, quando appenderà gli scarpini al fatidico chiodo, la sua posizione in classifica sarà ben più elevata.
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