
Manoel Francisco dos Santos, meglio noto con lo pseudonimo Garrincha; Pau Grande (Brasile), 28 ottobre 1933 – Rio de Janeiro (Brasile), 20 gennaio 1983
Dai ricordi di Nilton Santos (uno dei più grandi difensori brasiliani): "Quando lo vidi mi sembrava uno scherzo, con quelle gambe storte, l'andatura da zoppo e il fisico di uno che può fare tante cose nella vita meno una: giocare al calcio. Come gli passano la palla gli vado incontro cercando di portarlo verso il fallo laterale per prendergliela con il sinistro, come facevo sempre. Lui invece mi fa una finta, mi sbilancia e se ne va. Nemmeno il tempo di girarmi per riprenderlo e ha già crossato. La seconda volta mi fa passare la palla in mezzo alle gambe e io lo fermo con un braccio e gli dico: senti ragazzino, certe cose con me non farle più. La terza volta mi fa un pallonetto e sento ridere i pochi spettatori che assistono all'allenamento. Mi incazzo e quando mi si ripresenta di fronte cerco di sgambettarlo, ma non riesco a prenderlo. Alla fine vado dai dirigenti del Botafogo e dico: tesseratelo subito, questo è un fenomeno..."
L’oggetto di questo aneddoto è il grande Garrincha, che pongo senza esitazioni al posto d’onore tra i più grandi laterali d’attacco di tutti i tempi.
Vinse due campionati del Mondo, uno in Svezia nel 58 e quello successivo in Cile nel 62. Entrambi portano la sua firma, il secondo in particolare, dove fu anche trovato il modo di annullare una squalifica comminatagli a causa di un espulsione. In finale c’erano “i nipotini di Stalin” della Cecoslovacchia e senza Garrincha il Brasile avrebbe probabilmente perso. Garrincha giocò e il Brasile non perse.
Nel precedente mondiale di Svezia, non giocò le prime due partite poiché colpito da crisi etilica; alla terza entrò e schiantò quasi da solo l’URSS di Yashin.
Colpito durante l’infanzia dalla poliomielite ( e dalla malnutrizione)aveva gravi patologie del ginocchio bilateralmente, varie discopatie alla colonna, bacino disassato con evidentissima difformità di lunghezza delle due gambe, per questo la sua vita, calcistica e non, fu connessa stabilmente col dolore che tentò di neutralizzare con la medicina meno adatta: l’alcool.
Lo pseudonimo di Garrincha è da attribuire al nome di un uccellino tropicale dalla testa grossa e dalle zampette esili che, visto l’aspetto generale, ben si addisse a questo campione; ma la gente amava definirlo “Alegria do povo” allegria del popolo, perché i suoi dribbling che si concludevano immancabilmente con l’uscita a destra, contribuirono ad accendere gli entusiasmi degli spettatori.
I medici dicevano che avesse un quoziente intellettivo di un bambino di 8 anni, si spiegano forse così i 14 figli legittimi e i 3 illegittimi che mise al mondo con le due mogli e con svariate amanti.
Con la cantante Elza Soares, sua seconda moglie, visse per qualche anno anche il Italia nella cittadina di Torvaianica sul litorale romano, trasferimento deciso sperando che, allontanandosi da Rio e soprattutto dalla Cachaca, le cose sarebbero andate meglio, ma così non fu.
Morì solo ed in povertà a 49 anni per un edema polmonare causato dalla cirrosi epatica.

Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro, meglio noto come Cristiano Ronaldo; Funchal,(Madeira Portogallo) 5 febbraio 1985)
Il mitico CR7, il laterale più forte di ogni tempo; secondo questa ed altre (molto più accreditate) classifiche; ha solo trent’anni e avremo modo di vederlo all’opera ancora a lungo, anche in considerazione del fatto che abbia un fisico integro e non ha subito grossi infortuni in carriera.
Ambidestro vero, risulta ottimo in tutti i fondamentali, dribbling, visione di gioco, finalizzazione in goal. Cristiano Ronaldo è il faro del Real Madrid e, probabilmente il giocatore più forte in attività.
Nasce sull’isola di Madeira, possedimento portoghese e già da bambino mette in evidenza le sue doti e quella prepotenza che è uno degli aspetti meno piacevoli del suo carattere.
Dopo l’apprendistato nel Nacional, lascia l’isola per raggiungere una delle tre squadre della sua vita, lo Sporting Lisbona dove, giovanissimo si mette già in evidenza.
La Juventus di Moggi e Giraudo lo prende, spendendo poco e accludendo come contropartita tecnica, il centravanti Salas che, rifiutando il trasferimento, fece saltare l’affare.
L’anno seguente la palla passò al Manchester Utd di Ferguson che se lo aggiudicò, pagandolo salatamente, non quanto il successivo acquirente, il Real Madrid che sborsò quasi 100 milioni di euro per portarselo in Spagna.
In carriera ha vinto tutto, tranne che i mondiali; 3 campionati ed una coppa d’Inghilterra nel Manchester Utd, 1 campionato e due coppe di Spagna nel Real, ed una Champions a testa per ciascuna delle due.
Il tutto infiorato da tre palloni d’oro.
Se vogliamo trovare una pecca in questo giocatore non è da ricercare nel lato atletico, bensì in quello caratteriale; in campo risulta arrogante, irridente e un poco presuntuoso con chi gli si oppone; latore, quasi sempre, di reiterate proteste nei confronti degli arbitri, ogni qualvolta un avversario avesse l’ardire di toccare i suoi sacri garretti.
Gli perdoneremo questi comportamenti puerili, a volte francamente al limite della tollerabilità, in virtù dello spettacolo che ogni volta dispensa agli astanti auspicando che esso continui a lungo.
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