La luce è opaca, il Sole
è pallido, quasi fosse stanco, dopo
essersi alternato con ‘sorella’ Luna,
ad illuminare e riscaldare la notte del Dall’Ara.
Ti guardi intorno sul bus, per le strade, nei bar e vedi, tra i tanti, molti
con il viso tirato, le facce stanche, le occhiaie, dopo le emozioni e i
festeggiamenti al Dall’ara prima, nelle vie e nelle piazze della città dopo.
Erano 31.136, un
decimo degli abitanti di Bologna, a
gremire il vetusto stadio felsineo, carico d’entusiasmo come mai prima in
questa stagione, come poche volte in tempi recenti (e tra questi la redazione bolognese
al completo di VdS, divisa tra
tribuna stampa e distinti laterali), scenario ideale, all’evento.
Chi Vi scrive ha avuto la fortuna di assistere a partite di
importanza planetaria, dai quarti di finale degli Europei alla semifinale di
Coppa UEFA, dalla semifinale di Champions League ad una finale mondiale, ma l’atmosfera regalata dai
presenti ieri sera aveva ben poco da invidiare a quella di ben più importanti
happening calcistici, ad iniziare dalla suggestiva ed emozionante cerimonia
iniziale, con tanto di inno italiano cantato dal coro dell’Antoniano, per finire con l’invasione di campo finale e la ‘complicata’
e ritardata premiazione.
Nessuno, neppure il più ottimista dei fans, pensava, alla
vigilia, che il match potesse essere facile, pochi però avrebbero potuto
immaginare che le forti emozioni avrebbero sfibrato, fino all’ultimo ganglo, il
loro già provato sistema nervoso.
I 90’ del Dall’Ara non sono stati infatti ‘solo’ una partita,
ma un lunghissimo piano sequenza in cui si sono alternate tutte le situazioni e
le emozioni possibili.
I due allenatori devono fare di necessità virtù, non c’è Bjarnason (convocato dalla sua nazionale) nelle fila del Pescara, Rossi invece recupera tutti gli acciaccati e parte con Da Costa tra i pali, Mbaje e Morleo sulle fasce, Oikonomou
e Maietta centrali, linea mediana
con Casarini, Matuzalem e Krsticic, Laribi trequartista dietro le due punte
Sansone e Acquafresca.
Fin dalle prime battute il Bologna conferma di essere
sospeso tra l’esigenza di attaccare e quella di non esporsi, il risultato è una
facilità quasi irrisoria per gli ospiti nell’arrivare ai 16 metri, ma anche un’altrettanta
povertà di soluzioni al momento di trovare la giocata decisiva. Dopo gli
sbandamenti iniziali però i rossoblù tengono meglio il campo, Matuzalem gestisce tempi e giocate
dietro, Laribi ci mette i polmoni, Krsticic prova ad inventare, le
punte tengono sul chi vive la
retroguardia ospite, che, poi, così sicura non è.
Nel finale di prima frazione di gioco arriva la rete che
sembra spianare la strada della A
per il Bologna, dialogano tra loro Sansone ed Acquafresca, un difensore ci
mette maldestramente il piede, e per Sansone
diventa quasi troppo facile insaccare da 10 metri con un tiro di devastante potenza che incendia il Dall’ara
in un tripudio di colori rossoblù.
In avvio di ripresa Oddo
cambia gli esterni alti Politano e Caprari, sostituiti con l’ex Pasquato e Sansovini, passando al 4-3-1-2
e la mossa paga, al 56’, dal nulla, Sansone si inventa sulla trequarti un’azione
di rara bellezza che gli permette di presentarsi da solo davanti a Fiorillo che, in uscita bassa si oppone
alla conclusione salvando gol e partita, e qui si concretizza ancora una volta la
più certa legge del calcio: a gol sbagliato fa seguito gol subito! Sulla ripartenza, infatti, Melchiorri fa da torre per l’accorrente
Pasquato che brucia sullo scatto
Maietta e trafigge in diagonale Da Costa gelando il Dall’Ara.
Il Bologna va in difficoltà psicologica, il Pescara vola
sulle ali dell’entusiasmo, e, a
complicare ulteriormente le cose, dopo altri 9’ Mbaye si becca il secondo giallo e l’automatico rosso (e qui il
mister felsineo ha le sue colpe nel non aver sostituito il ragazzo parso in chiaro affanno) lasciando i suoi in 10 per quasi mezz’ora.
Lo stadio diventa sempre più una bolgia, quasi un girone
dantesco, in cui le due tifoserie cercano di spingere i propri beniamini, chi a
premere sull’acceleratore gettando il cuore oltre l’ostacolo, chi a cercare di
erigere un fortino sonoro a protezione di quello fisico innalzato dagli
stanchissimi ragazzi di Delio Rossi.
L’assalto è un lungo brivido caldo, le mura sono appena
incrinate dall’ariete e dalle macchine da assedio biancoazzurre, ma il fortino
tiene e dove non arrivano l’olio bollente , le balestre e i proietti degli
onagri, ci pensano prima Da Costa,
che salva su un tiro dalla distanza e su un colpo di testa ravvicinato di Lazzari, poi, in pieno recupero, dopo che
Cacia in contropiede aveva fallito
un paio di occasioni facili, in pieno recupero, come contro l’Avellino ( allora fu sul tiro
ravvicinato di Castaldo), stavolta sul
colpo di testa di Melchiorri, è la traversa, la stessa, quella a sinistra
della tribuna coperta, a salvare il Bologna
ed il suo sogno impossibile.
Poi, dopo qualche attimo ancora, arriva il triplice fischio
liberatorio di Fabbri, il Bologna è in serie A, nel modo più
faticoso, difficile e sudato, fotografia esatta di una stagione tribolata in
cui illusioni e gioie hanno sempre visto il loro contraltare pronto a spegnere ogni
entusiasmo, ma stavolta no, ora è davvero finita, è tempo solo di festeggiare,
in campo ed in città….
fonte voci di sport
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