
Lev Ivanovič Yašhin (Mosca, 22 ottobre 1929 – Mosca, 20 marzo 1990)
E’ senza ombra di dubbio il più grande portiere che abbia calcato i campi da calcio.
Soprannominato il ragno nero, per le braccia smisuratamente lunghe e per il vezzo di vestire sempre ed integralmente di nero, è stato un mito in patria e fuori.
Giocò soltanto in un club ,la Dinamo Mosca, ed inizialmente, essendo chiuso da un altro buon estremo difensore, si accontentò di difendere la porta della squadra di hockey vincendo, per altro, uno scudetto anche in quel frangente.
Nel calcio di scudetti ne vinse 5 e nel suo elenco dei trionfi bisogna aggiungere anche la vittoria con l’URSS della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Melbourne e un Campionato d’Europa.
Nel 1963 Yashin vinse anche il Pallone d’Oro, unico portiere a riuscire in questa impresa.
Nella sua fantastica carriera stabilì dei record mai avvicinati da alcuno e presumibilmente imbattibili; ad esempio nelle più di quattrocento partite disputate, riuscì a non prendere goal in più della metà e a parare un numero imprecisato di calci di rigore (a seconda delle statistiche si va dagli 86, di per se già numero incommensurabile, fino ai 147 dato stratosferico e difficilmente provabile).
Morì presto, a poco più di 60 anni per i postumi di una grave tromboflebite occorsagli a seguito di un brutto incidente stradale.

Ricardo Zamora Martínez (Barcellona, 21 gennaio 1901 – Barcellona, 8 settembre 1978
Al secondo posto dell’ideale classifica dei migliori portieri di tutti i tempi, non può che accomodarsi il grande Zamora, un portiere mitico che scendeva in campo sempre con un maglioncino a V bianco e un cappello da passeggio.
Alto quasi due metri (un gigante per l’epoca!) era solito svolazzare da un palo all’altro con estrema leggerezza.
In Spagna c’era un detto che recitava così:” i portieri sono due san Pietro in cielo e Zamora sulla terra”, da qui è facile comprendere la considerazione che i suoi connazionali avessero per lui.
Si dice che simpatizzasse per i socialisti e questo gli garantì poco affetto da parte del regime franchista e pare anche che la polizia segreta lo controllasse con particolare dovizia.
Nel 1934,in occasione dei mondiali organizzati e vinti dall’Italia, la nostra nazionale si trovò di fronte la Spagna nei quarti di finale.
Zamora che non amava affatto Mussolini e il fascismo, sfoderò una prestazione mitica parando tutto ciò che era umanamente possibile e capitolando (dopo un evidentissima carica su di lui, non fischiata dall’arbitro) su un tiro di Ferrari che andava a pareggiare il vantaggio iberico.
Allora c’erano i tempi supplementari (terminati con lo stesso risultato di 1-1) ma non erano previsti i rigori e la partita fu ripetuta il giorno successivo.
Rispetto alla sfida precedente mancavano 6 giocatori spagnoli infortunati e uno….disperso; era il grande Zamora che non fu convocato, pare proprio per espressa richiesta del nostro antisportivo dittatore nei confronti del governo spagnolo.
Zamora era solito scherzare su quella vicenda, asserendo che fu una decisione libera del suo allenatore, che lo aveva visto un po’stanchino.
Nella sua carriera trascorsa tra l’Espanyol, il Barcellona ed il Real Madrid, vinse due campionati e cinque coppe di Spagna; da allenatore vinse altri due campionati con l’Atletico Madrid.
A chi gli diceva di essere il Pelè dei portieri era solito rispondere: “ beh…essendo venuto prima io, semmai è Pelè ad essere lo Zamora degli attaccanti!”
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