Il blog i veritifosidibologna.club ha il piacere di
intervistare Emilio Marrese, giornalista del quotidiano La Repubblica e autore,
assieme a Cristiano Governa, del film-documentario “Il cielo capovolto”, che
racconta l’ultimo, storico scudetto del Bologna datato 1964.
1)Aveva già sentito parlare del nostro blog? Ha avuto modo di leggere qualche nostro articolo?
1)Aveva già sentito parlare del nostro blog? Ha avuto modo di leggere qualche nostro articolo?
- Sì, si nota che c'è molta passione dietro e questo fa perdonare la sua artigianalità. Trovo che un blog sia uno svago divertente e lodevole per chi lo fa e per chi lo legge, senza avere la pretesa di fare concorrenza a chi ha mezzi economici, strutture e preparazione professionale superiori.
2)La passione per il binomio "calcio/scrittura" è essenziale per chi vuole intraprendere la carriera di giornalista sportivo. Relativamente alla sua esperienza personale, come e quando ha iniziato questa attività?
- Nel 1986 a Idea Radio, all'età di 19 anni, e poi a Rete 7, in tv, e infine a Repubblica dal 1987. Ma da allora l'accesso alla professione, come tutto il mondo dei media e non solo dei media, è cambiato profondamente. Saper scrivere bene aiuta (soprattutto credo che chiunque scriva abbia il dovere e la responsabilità di scrivere un italiano corretto), ma non è necessario per fare il giornalista così come non basta solo sapere scrivere in bello stile. Penso che, prima di tutto, debba esserci la passione per la lettura, poi la lealtà, la buonafede, la lucidità e l'intuito. Partendo da queste basi, si può tentare di costruirsi anche un mestiere.
3)Quale consiglio si sente di dare ad un aspirante giornalista sportivo?
- Non mi sento nella posizione di dare lezioni e consigli a nessuno. Solo una cosa: avere rispetto di chi legge. E, se si vuole fare davvero questo lavoro, armarsi di una gran pazienza. Oggi la gavetta può essere lunghissima. Chi ha talento riesce sempre emergere. Chi non ne ha abbastanza forse dovrebbe avere il coraggio, a un certo punto, di prenderne atto e rinunciare.
4)Quando e come è nata l'idea del film-documentario “Il cielo capovolto”?
- Nell'estate del 2013 come gesto d'amore per il Bologna e per Bologna, con la volontà di raccontare in modo un po' originale la storia dello scudetto del '64, consegnare un documento alla memoria collettiva e regalare emozioni. Senza presunzione, non negando anche i difetti che il nostro film ha, penso di poter affermare, grazie al successo ottenuto, che siamo riusciti a fare una bella cosa, senza precedenti e capace di "restare" nel tempo.
5)Al film hanno partecipato personaggi noti, come ad esempio Luca Carboni, Gianni Morandi ed Eraldo Pecci. E’ stato difficile convincerli oppure erano entusiasti all’idea di prendere parte ad un progetto del genere?
- Per niente, è stato facilissimo. Si sono fatti coinvolgere nel gioco molto volentieri e lo hanno arricchito con grande spirito goliardico e serietà professionale. E' stato semmai difficile coinvolgere pochi altri personaggi che infatti, alla fine, non hanno partecipato. E non dirò quali sono, inutile insistere...
6)Visto che abbiamo parlato del Bologna del passato, qual è la più emozionante partita che ricorda? E il suo giocatore preferito in assoluto?
- Non ho buona memoria e per fortuna partite memorabili ce ne sono state tantissime in questi quarant'anni da tifoso, prima ancora che da giornalista. Potrei dire un Cesena-Bologna 2-3 nel '96 ma anche un Bologna-Perugia 2-2 da salvezza (e forse non proprio autenticissimo...) del 1979, un Leffe-Bologna 1-4 in C nel '94, un Catanzaro-Bologna 2-3 o un Padova-Bologna 2-4 con Maifredi nella stagione 1987-'88, un Bologna-Milan 3-0 con Ulivieri e un Bologna-Juventus 3-0 con Mazzone nel '98 fino allo Juve-Bologna 0-2 con doppietta di Di Vaio nel 2011. Quanto ai giocatori, stesso discorso, si rischia poi di fare torto a qualcuno. Quelli che ho amato di più (aldilà delle qualità tecniche eccellenti di tanti altri adorabili quali Baggio o Signori o Di Vaio o Mancini o Dossena) sono Pecci, Marocchi, Detari, Villa e Paramatti. E sono molto affezionato anche a Nervo, Cecconi, Cabrini, Poli, Stringara, Paris e Pagliuca . Maifredi e Ulivieri per la panchina.Tutti in ordine sparso.
7)Relativamente a temi più attuali, Tacopina con la sua carica ha ridestato l'orgoglio dei tifosi del Bologna, che negli ultimi anni di guaraldiana memoria sembravano sprofondati nel pessimismo più cupo. Cosa ne pensa del duo Tacopina/Saputo? Ritiene che il loro progetto a lungo termine possa regalare a Bologna i fasti del passato?
- Penso e spero di sì. Dopo tante amarezze, si può sognare con la consapevolezza che nel calcio non basta avere soldi per ottenere grandi risultati, ma è comunque un presupposto raro (specie per noi negli ultimi decenni). Credo che il Bologna debba puntare, e meriti, di stare serenamente a metà classifica di serie A con qualche puntata verso l'Europa. Non è una pretesa folle. Tacopina è stato ed è uno stratega eccezionale, mi fa grande simpatia. Saputo è il presidente più ricco in 106 anni di storia. Mi auguro che le rispettive incompatibilità di ruoli e caratteri trovino un equilibrio duraturo.
8)Il nuovo direttore dell’area tecnica è Pantaleo Corvino. Fusco ha lavorato bene nell’estate 2014, ma Corvino ha decisamente una maggiore esperienza. Cosa pensa in merito?
- Confermo. In una situazione disperata, con una società decapitata sull'orlo del fallimento, Fusco ha costruito una squadra da secondo posto aldilà di qualsiasi aspettativa. Non mi sarebbe dispiaciuto vederlo all'opera con un budget più alto di zero euro, e ciò non significa disconoscere il curriculum e l'importanza di Corvino né il diritto sacrosanto che ha chi paga, cioè Saputo, di scegliersi il collaboratore che vuole. Credo che il Bologna sia in ottime mani e questo è ciò che conta.
9)Lopez è un allenatore nuovo e con poca esperienza. E’ stato messo spesso in discussione, nel corso del campionato. Lei cosa pensa di Lopez? Lo ritiene all’altezza dell’arduo compito chiamato “promozione”?
- Lopez non è un fenomeno, non è un guru, non è mediatico. Ma, come Fusco, in una situazione difficile ha cementato un gruppo da secondo posto, e dunque da promozione. Non può, aldilà degli errori accettabili da un allenatore non ancora maturo ed esperto, non avere meriti in tutto ciò. Tecnici perfetti non ne vedo molti in giro: ricordiamoci, prima di "sparare", dei tanti che qui abbiamo trattato da cretinetti, criticato e anche cacciato, come Pioli o Mihajlovic solo per fare gli ultimi esempi. Se la squadra verrà, come sembra, rinforzata, penso che Lopez possa guidarla tranquillamente verso il traguardo voluto da tutti. Sapendo che nel calcio 2+2 non dà sempre e subito 4 e che ci sono sempre tante incognite, nulla è mai sicuro e tanto meno ciò che è "obbligatorio". La società dovrà proteggerlo, nelle intemperie, anche se non è l'allenatore che si è scelto. Poi a giugno ci si pensa.
Riccardo Rollo e Marco Bonciani

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