La vittoria conquistata dal Bologna al Partenio, dopo 34 anni (allora, in serie A, i felsinei si imposero grazie ad una rete di Chiodi), per effetto del gol di Sansone (contestato per la posizione, sul limite dell'off side, in avvio dell'azione), pare aver messo in discesa la semifinale di play-off contro l'Avellino, ma se c'è un errore che i ragazzi di Delio Rossi non devono commettere è proprio quello di dare per scontato l'approdo in finale e di snobbare l'avversario.
Il match in Irpinia ha detto che la squadra, grazie al carisma e all'esperienza del Mister riminese, si è compattata, trasmettendo l'impressione di un gruppo coeso e determinato, conscio sì della propria forza, ma anche delle proprie debolezze, finalmente capace di sopportare il peso del pronostico e delle aspettative.
Al Partenio la squadra ha vinto, come sottolineato dai vari osservatori, da grande, cioè sapendo soffrire e colpendo, cinicamente, alla prima opportunità vera, per poi costruire, sulla rete di Sansone, una prestazione solida e concreta.
L'Avellino, pur con i 120' della partita con lo Spezia nelle gambe, ha aggredito costantemente per tutti i 90' tenendo ritmi altissimi, giocando su toni agonistici difficili da seguire, cosa però riuscita bene ai rossoblù nel primo tempo, molto meno bene nella ripresa, quando, per lunghi tratti, i felsinei non sono più stati in grado di uscire dalla propria metacampo rischiando qualcosa di troppo nelle tante mischie, conseguenza di corner e punizioni battute dalla trequarti.
Ad onor del merito va sottolineato come la retroguardia rossoblù non abbia concesso che un paio di vere occasioni agli irpini, restando sempre compatta, attenta e vigile, sorretta da un centrocampo disposto al sacrificio e pronto a dar man forte ai difensori, con Matuzalem che si è guadagnato di gran lunga la palma del migliore in campo.
Cosa dunque non ha convinto? Fatalmente proprio questa eccessiva e reiterata sofferenza, soprattutto nei secondi 45' quando ci si sarebbe aspettata la resa degli irpini, stanchi dopo i 120' di La Spezia, ed in cui è invece venuta meno la fase offensiva del Bologna. Come spiegato dallo stesso Delio Rossi, forse inconsciamente, la squadra, sentendo il profumo dell'impresa, ha preferito difendere in 11 il vantaggio piuttosto che assestare il colpo del ko agli avversari e questo ha scontentato il Mister e preoccupato la tifoseria. Il salto di qualità nasce proprio dalla cura dei particolari, dei dettagli, ma anche dalla personalità che impone al più forte di far emergere, alla lunga, le proprie doti sull'avversario.
I play-off, come già detto, azzerano quanto fatto in 42 partite, fors'anche i valori tecnici e tattici, ma esaltano le doti di combattimento, di determinazione, di tenacia, e, sotto questo aspetto, la partita del Partenio ha detto proprio questo: il Bologna ha dismesso il frac ed indossato la tuta blu, lo spirito di gruppo si è visto, come pure la voglia di gettare il cuore oltre l'ostacolo, l'impresa è sembra dunque ora alla portata, ma rimanendo sempre con i piedi per terra e mantenendo viva la concentrazione ed alta la tensione.
Appuntamento ora al Dall'Ara, martedì alle 18.30, per il return match, con lo scopo di staccare il biglietto per la finale, il resto è mera, e pura, filosofia, buona solo a riempire i salotti degli opinionisti....
fonte voci di sport
immagine: corriere dello sport

Nessun commento:
Posta un commento