Oggi vorrei parlare di un altro tipo di calcio. Un calcio malato, delinquente e sporco che vuole le tifoserie fuori dagli stadi, svaccati comodi comodi sui loro bei divani a pagare le lobby dei diritti televisivi.
Qualche domanda non può che venire spontanea, ad esempio: perché in tutti i derby dello stivale, non ci si spara, non ci si accoltella e non si ha bisogno delle squadre antisommossa, ma nella capitale queste cose succedono periodicamente? Può essere SOLO l’inciviltà di chi abita in quella zona o tifa quella o quell’altra squadra? La delinquenza c’è in tutte le città, come le brave persone sono ovunque.
Penso – anzi, sono convinto – che andare allo stadio la domenica sia e debba essere una gioia. Molto spesso ho visto davanti alla curva, bambini con le bandierine, le sciarpine e gli occhi rigonfi di entusiasmo di fianco ai genitori. Ma questi bambini come vedrebbero gli accoltellamenti, i fumogeni e le manganellate? Che ricordo avrebbero dello stadio?
E allora mi chiedo, anzi farnetico: il prossimo campionato di serie A sarà una “schifezza” in termini di diritti televisivi, e non è che per caso questi poteri forti siano pronti a tutto per allontanare la gente dagli spalti e piazzarli in casa davanti alle televisioni? Anche a mandare poco di buono in mezzo alle tifoserie per aizzare e delinquere? Ipotesi, pure follie magari, ma i danni ultimamente succedono sempre dove i “bacini d’utenza” sono più alti. Sarò anche un “malpensande gombloddisda”, ma come diceva un certo Giulio Andreotti: “a pensar male si fa peccato, ma quasi mai si sbaglia”.
Un ultimo doveroso pensiero di condoglianze ad Abero, che ha perso suo padre in una rapina in Uruguay mentre faceva il suo lavoro.
Edge

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