Navigando in questi giorni sui principali blog dei supportersrossoblù, un dato balza subito all’occhio e cioè che il fronte del tifo è oramai spezzato in due: da una parte gli accusatori di Lopezche reclamano gioco e gol per la loro squadra, dall’altra la frangia dei tifosi indulgenti, quelli che “sì giochiamo male, ma siamo comunque secondi, evitiamo drammi”.
Chiaramente, è questione di punti di vista: se osservi il livello delle ultime prestazioni di squadra, hai di che preoccuparti e di chiederti se la promozione diretta sia sempre alla nostra portata; se guardi solo la posizione di classifica, probabilmente continuerai a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e ciò nonostante l’acclarata involuzione di gioco e di risultati dell’ultimo mese.
Certo è che le parole pronunciate da Mark Iuliano alla fine del match pareggiato con il Latina fanno un po’ riflettere: secondo lui il Bologna è senza dubbio la squadra più forte del campionato, ma a differenza di tutte le altre pretendenti alla promozione correpoco.
Ora, che il nostro allenatore prediliga il fraseggio e la manovra avvolgente al pressing e al recupero alto della palla è il segreto più conosciuto di Bologna; Lopez ha sottoposto la squadra ad una preparazione orientata più al potenziamento della forza e alla durata atletica che alla velocità. Ma come può il buon Diego Lopez predicare una manovra più dinamica se non riesce a tirare fuori quell’intensità di prestazione dai suoi che è necessaria per velocizzare il gioco? Come può pretendere di sorprendere le difese avversarie quando la fase d’attacco si sviluppa sempre secondo lo stesso copione, per larghi tratti compassata, costruita sempre per linee orizzontali, se si eccettua qualche improvvisa fiammata di Laribi o di Zuculini (quando gioca)?
Ecco, quell’intensità a tratti la vedi anche, come negli ultimi dieci minuti di forcing esasperato contro la difesa del Latina (la traversa di Sansone grida ancora vendetta!); ma è più un tentativodisperato di ribaltare la gara quando questa è quasi terminata, piuttosto che un preciso modo di interpretare la partita e di imporre il proprio ritmo all’avversario. Tra l’altro, se questacaratteristica è quella che gli addetti ai lavori definiscono come “personalità”, direi che la squadra di Lopez sotto questo profilo è messa decisamente male. Delle due l’una: o non la possiede o non sa come fare per tirarla fuori!
In conclusione, più che delle indicazioni generiche di buona o cattiva salute, il vero responso che dovrà darci la gara di Varese è se la nostra squadra è “portatrice sana” di una malattia importante (se dovesse comunque ottenere i tre punti, non importa come) oppure se le recenti manifestazioni collaterali erano purtroppol’effetto di una patologia, ahimè, incurabile con Lopez alla guida.
Al nostro allenatore, al suo staff tecnico, ai giocatori tutti l’ardua risposta sul campo alle crescenti apprensioni dei tifosi e e della critica che non riconoscono più alla nostra squadra le stimmate della squadra favorita per la promozione diretta, quantunque dietro il Carpi.
Con la speranza, beninteso, di poter dare ragione a Diego Lopez, il quale anche oggi in conferenza stampa ha continuato a ripetere il suo mantra “La crisi la vedete voi, siete voi (i giornalisti) che siete confusi”.
Marco Di Simone

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