Domenica scorsa, in Napoli - Lazio, con in palio l'ultimo posto valido per accedere ai preliminari di Champions, abbiamo assistito ad una di quelle partite che ti fanno capire cos'è il calcio e te lo fanno amare senza remore, appassionandoti e facendoti godere sull'onda dell'andamento thrilling del risultato, oggi, nel ritorno della semifinale dei play off di serie B, tra Bologna ed Avellino, abbiamo assistito a qualcosa di molto, ma molto, simile, con l'aggravante, questa volta, del coinvolgimento emotivo...
In un pomeriggio assolato, in un Dall'ara pieno ed entusiasta come nelle occasioni che contano, con quasi 2500 tifosi irpini che hanno accompagnato i lori beniamini con un costante e calorosissimo sostegno, abbiamo assistito ad una partita che definire al cardiopalma è forse dire troppo poco.
Il Bologna, dopo il successo del Partenio, oltre al pareggio, ha dalla sua anche una qualsiasi sconfitta con un solo gol di scarto, in virtù della miglior posizione finale in classifica, i due Mister apportano qualche variante rispetto al match di venerdì, tra i felsinei torna Krsticic in funzione di metronomo avanzato, Ferrari prende il posto dell'acciaccato Maietta nel cuore della difesa, Acquafresca va a fare da partner a Sansone.
Si immagina che i verdi partano a mille per cercare di mettere subito in salita il match per i felsinei, e così è, dalle prime battute i ragazzi di Rastelli attaccano a spron battuto, sfondando facilmente sulla fascia di sinistra, al 7' Zito centra e Trotta ribadisce sotto misura contro la traversa ed in gol, spicchio verde che tuona, resto dello stadio che ammutolisce.
Il Bologna sembra sull'orlo di una crisi di nervi, pronto ad affondare, ma dura poco, bastano 5' e i felsinei diventano padroni del gioco e fanno possesso palla con accelerazioni ed affondi verticali che tagliano a fette la retroguardia ospite, Frattali prima ci mette le mani sulla fiondata dal limite di Matuzalem, poi, nulla può, al 20', sul diagonale incrociato di Acquafresca, ben servito da Krsticic, che fa esplodere di gioia il Dall'ara. E' questo il miglior momento per i rossoblù che giocano facile, e anche bene, Frattali però è straordinario prima su Laribi, splendidamente assistito da Matuzalem, poi, su un colpo di testa ravvicinato di Acquafresca.
Ma il calcio, si sa, è spesso un 'non sense', al 44', dopo essere stato lungamente in balia degli avversari, l'Avellino si riaffaccia in avanti, e lo fa in modo cinico e letale, palla al limite dell'area per Trotta che controlla, si gira, ed esplode una botta terrificante che batte ancora Da Costa, tocca nuovamente allo spicchio verde tuonare di gioia.
In avvio di ripresa, Cacia (toh, chi si rivede) prende il posto dell'acciaccato Acquafresca, e, al secondo pallone toccato, al 51', su un pasticcio di Frattali che rinvia male, calcia sporco dalla trequarti con la sfera che, lemme lemme, si insacca nella porta sguarnita, tornando a far esplodere tutto il Dall'Ara. Rossi cambia e passa alla difesa a tre inserendo Maietta per contrastare i tre attaccanti irpini Trotta, Comi e Castaldo.
La ripresa scorre via sul filo dei nervi con il Bologna che soffre e si ritira sempre più indietro, si accendono, su cross e punizioni dalle fasce, mischie spaventose, fino all'85' quando Kone indovina il gol della vita, un tiro al volo dal limite che non da scampo a Da Costa, il popolo irpino ora ci crede davvero e tuona il suo amore verso i propri beniamini con ancor più calore e forza, il popolo rossoblù teme la beffa atroce e canta di pura paura.
Al 95', ultimo giro della lancetta, la sfera è recapitata in area a Castaldo che, tutto solo, controlla di petto ed esplode un siluro che si stampa sulla traversa, poi arriva il triplice fischio: l'Avellino è fuori, il Bologna approda in finale.
Che dire ancora? Impossibile dare una lettura tecnica o tattica al match, come più volte sottolineato i play off azzerano quasi tutto (non la classifica delle 42 giornate che, alla fine, è quella che ha deciso la doppia sfida), la tecnica soccombe di fronte alla corsa, la grinta e la determinazione prendono il sopravvento sulla tattica, si gioca sulla corsa, ma soprattutto sui nervi, conta il cuore visto che la testa è troppo occupata, presa com'è da timori e speranze.
Mi si permetta, come sottolineato dall'intero stadio con prolungati e sinceri applausi, di riconoscere gli enormi meriti dell'Avellino, una squadra tonica, mai doma, fisicamente preparatissima, mentalmente solidissima, che ci ha creduto sempre, al Partenio come al Dall'Ara, mettendo spesso alla frusta gli avversari, emergendo sempre dalle sabbie mobili e mettendo davvero a rischio la qualificazione felsinea.
Che dire invece del Bologna? Cose nuove e cose vecchie, ci ha messo cuore, grinta, coraggio, e tanto spirito di sacrificio, ribattendo sempre colpo su colpo, avendo sempre un piede in finale ed uno fuori, subito sotto, anzi tre volte sotto, abile a rimontare due volte, quel che bastava, stavolta, ma domani?
Oggi la squadra mentalmente non è mai stata in grado di gestire davvero il match, non riuscendo ad abbassare i ritmi e a spegnere l'ardore degli avversari, sfidandolo, come un pugile, a centro ring, in una lotta a chi picchia più forte e più duro, senza montare mai una guardia anche minima.
Si dice, non importa come, basta vincere o passare, ebbene stavolta è arrivata sì la sconfitta ma anche la sospirata qualificazione alla finalissima, e questo basta.
Venerdì sera si va a Pescara.
Il sogno continua....
fonte: voci di sport
fonte: voci di sport

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