Se ne sta dicendo e se ne dirà di tutto e di più su Bologna – Avellino. Dalla meritata vittoria degli irpini (meritata fino a un certo punto), all’esultanza di Daniele Cacia, alle gambe molli della difesa rossoblu che ringrazia l’unghia dell’anulare destro di Da Costa e la traversa.
Iniziamo dal risultato: abbiamo perso, ma quando sento dire che l’Avellino ha meritato la vittoria, mi scappa un po’ da ridere. In primis perché può essere vero che senza la frittata di Frattali (scusate il gioco di parole), Cacia non avrebbe segnato. Ma ricordiamoci che il Signor Frattali ha fatto due super parate su Acquafresca e Matuzalem, più un ottima chiusura su Laribi nel primo tempo. Aggiungiamo un mezzo rigore non dato a Oikonomou (mezzo perché alla juve l’avrebbero dato, tanto per fare un esempio) ed ecco che il Bologna poteva andare al riposo sul 3-1, anche se coi sé e coi ma non si va da nessuna parte.
In secondo luogo perché la squadra irpina, ha sì in Trotta un attaccante che possono vantare, ma durante il primo tempo, dopo il loro vantaggio, non sono riusciti a contenere nulla del gioco rossoblu. Ovviamente poi la solita sbavatura difensiva ha creato il loro vantaggio provvisorio prima del riposo. Si può infine compensare la traversa finale di Castaldo, con il gioiello di Kone che mai nella sua vita, si era nemmeno sognato di fare un gol del genere. Quindi che dire: alla fine della doppia sfida, un pareggio sarebbe stato giusto, ed un pareggio è stato. Con la differenza che per la posizione in classifica passa il Bologna.
ESULTANZA CACIA
Analizziamo: abbiamo visto che Cacia è un giocatore di quelli che non vedi per 89 minuti, ma gli basta un pallone per metterlo in rete, questo non è un segreto.
Ma se Delio Rossi l’ha tenuto in panchina per un mese, forse una domanduccia potrebbe farsela anche lui senza fare il permaloso. In campo c’era bisogno di gente che corresse, lui non correva, ergo panchina. Quindi è inutile che dopo il gol si metta a fare “qua qua” con le manine, prescindendo a chi sia rivolto. Un vecchio adagio recita : “quando l’arciere sbaglia bersaglio, cerca la causa in se stesso”.
Ultima DOVEROSISSIMA considerazione allo spettacolo puro mostrato tra le tifoserie. DI QUESTE COSE SI DOVREBBE PARLARE PER DARE ESEMPIO. L’applauso dello stadio all’ Avellino a fine partita è un gesto sportivo di altri tempi. Da queste cose si deve ripartire per far rinascere il calcio e far tornare la passione di andare allo stadio. Tifosi Bolognesi i migliori d’Italia a parer mio. Sempre col cuore, sempre con amore.
Adesso andiamo a prenderci questa finale.
Edge

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